Tria Conti Tesoro
13 Luglio Lug 2018 1357 13 luglio 2018

Manovra, debito e investimenti: cosa ha detto Tria all'Ecofin

Per Bruxelles c'è un rischio di «deviazione significativa» rispetto all'obiettivo del pareggio di bilancio. Ma il ministro assicura: «Nessuna manovra correttiva».

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L'Ecofin ha approvato le raccomandazioni specifiche per Paese pubblicate dalla Commissione Ue a maggio, e che per l'Italia chiedono «uno sforzo strutturale di almeno lo 0,3% del Pil nel 2018, senza alcun margine aggiuntivo di deviazione sull'anno». Questo perché «c'è un rischio di deviazione significativa» dal percorso verso l'obiettivo di medio termine (Mto, o pareggio strutturale di bilancio). Nel 2019, scrive il Consiglio, «dato il debito sopra il 60%», l'aggiustamento richiesto è dello 0,6%. Tradotto l'Ue chiede all'Italia un totale di 15 miliardi: 5,2 entro il 2018 e oltre 10 per l'anno successivo. Tutti numeri già noti da tempo. Come del resto è noto che il nuovo governo non voglia toccare i conti per il 2018.

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria infatti continua a escludere una manovra correttiva. «Riteniamo che non ci sarà nessun allargamento di bilancio e nessuna restrizione nel senso di manovra correttiva, l'abbiamo già detto», ha ribadito dal summit dei ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Ue. «È probabile che il gap di 0,3 si colmi, e se non si colma vedremo, discuteremo a consuntivo, a primavera». «È probabile che dovremo rivedere il timing di aggiustamento in relazione anche al rallentamento dell'economia», ma, ha aggiunto, «per il 2018 non cambiamo gli obiettivi. Si vedrà a consuntivo se abbiamo rispettato o no gli impegni con l'Ue».

Circa il calo del debito, Tria ha spiegato che «non ci sarà alcuna inversione di tendenza sull'aggiustamento strutturale, il profilo di discesa del debito non sarà in discussione. Sono in discussione il margine e il timing dell'aggiustamento». Insomma, la meta è sempre la riduzione del nostro buco di bilancio ma l'Italia si riserva di decidere quando aggiustare i conti e soprattutto di quanto e questo in base all'andamento dell'economia. Via Xx Settembre sembra dunque proseguire per la sua strada, nonostante il 12 luglio il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici abbia ricordato che l'aggiustamento strutturale è «indipendente dalla crescita».

Tria ha spiegato che il suo obiettivo «è limitare la spesa corrente e aumentare gli investimenti». In passato, ha ricordato, «è stato concesso molto all'Italia per aumentare gli investimenti, ma poi si sono sempre ridotti nonostante la flessibilità ottenuta», quindi «credo che il centro della questione sia quello, non tanto lo 0,1 o 0,2, questo sarebbe il vero aggiustamento del bilancio italiano».

IL NODO DELLA SPESA PER LA DIFESA DEI CONFINI UE

«Si parla da tempo di escludere dal calcolo del deficit alcune spese che non sono discrezionali dei governi», ha sottolineato Tria, «noi stiamo mettendo sul tappeto anche il problema della spesa per la difesa dei confini europei, che è una spesa non esattamente assimilabile alla spesa militare in generale perché la spesa per il controllo dei confini europei è una spesa che ricade di più su alcuni Paesi e non su altri».

In Italia, ha detto il ministro, «c'è bisogno di ogni tipo di investimenti», quindi «non mi pare che ci siano preferenze, c'è ampio spettro, l'importante è che si facciano e anche nel settore delle infrastrutture considerate immateriali». Secondo Tria, oltre, per esempio, agli investimenti nel settore militare vanno fatti anche quelli di tipo tradizionale, ovvero per combattere il dissesto idrogeologico, e nelle infrastrutture digitali e di comunicazione.

Tria è poi tornato sulle dichiarazioni di Paolo Savona sulla necessità di preparare un piano B per l'uscita dall'euro. «Non considero cigni neri sennò non dovrei più uscire di casa, perché potrebbe cadermi una tegola in testa e morire, e quindi io sono così avventuroso che esco di casa». «Non mi pare che Savona abbia fatto dichiarazioni improprie sull'euro», ha quindi messo in chiaro Tria, «ha sempre parlato solo di quale sarebbe la goverance ideale della zona euro» (Leggi anche: le frizioni tra ministri dell'Economia e premier).

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