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13 Luglio Lug 2018 0902 13 luglio 2018

Scontro a distanza tra Salvini e Di Maio sulla Diciotti

Il leader della Lega: «Andrò fino in fondo». Il capo del M5s: «Rispettare le decisioni del presidente Mattarella». I migranti: «Non abbiamo aggredito nessuno».

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Sulla Diciotti «andrò fino in fondo fino a quando qualcuno non verrà assicurato alla giustizia». Il leader della Lega Matteo Salvini, il giorno dopo l'intervento del Quirinale che ha consentito di sbloccare lo stallo nel porto di Trapani, non molla la presa sulla vicenda. E sottolineando di essere «ministro dell'Interno», si dice intenzionato a «fare di tutto per difendere la sicurezza degli italiani».

DI MAIO APPOGGIA IL COLLE

Quasi contemporaneamente il collega di governo Luigi Di Maio, ospite di Agorà su Rai Tre, ha detto invece che a suo giudizio occorre rispettare le decisioni del Capo dello Stato: «Io credo che se il presidente Mattarella è intervenuto, bisogna rispettare le sue decisioni», le parole del leader del Movimento 5 stelle (leggi anche: Il braccio di ferro tra procura e Salvini sulla Diciotti).

SALVINI INCALZA LA PROCURA DI TRAPANI

Secondo Salvini, in ogni caso, il presidente della Repubblica «non si è mai intromesso in quello che ho fatto come ministro dell'Interno. Io non ho niente da chiarire. Se comunque Mattarella vuole capire cosa ho fatto, sono a disposizione. Ma la lotta ai clandestini è una delle priorità del Paese. L'unica cosa che mi farebbe arrabbiare è che tutti gli sbarcati della Diciotti finissero a piede libero. Qualcuno deve pagare, ci deve essere certezza della pena. Mi auguro che la procura faccia in fretta, non può finire a tarallucci e vino».

VIA AGLI INTERROGATORI

I primi interrogatori dei 67 migranti sbarcati a Trapani inizieranno il 13 luglio. Saranno sentiti da personale della squadra mobile della Questura, del Servizio centrale operativo di Roma e della Guardia costiera. Tra coloro che verranno interrogati ci sono anche il cittadino sudanese Ibrahim Bushara e il cittadino ganese Hamid Ibrahim, indagati per violenza privata continuata e aggravata in danno del comandante e dell'equipaggio del rimorchiatore Vos Thalassa.

La procura di Trapani vuole fare chiarezza sull'esatta dinamica di quanto accaduto sul rimorchiatore. L'equipaggio avrebbe detto di essersi sentito minacciato gravemente quando i migranti hanno scoperto che la nave li stava riportando indietro. Secondo il racconto del comandante, avrebbero circondato l'equipaggio e spintonato il primo ufficiale. Così sono scattati i contatti con la sala operativa della Guardia costiera di Roma, che ha inviato sul posto la Diciotti che ha effettuato il trasbordo.

«Non abbiamo aggredito nessuno, ci sono stati 5-10 minuti di grande confusione e paura, ma non volevamo fare del male ad alcuno. Eravamo terrorizzati non volevano tornare in Libia: eravamo pronti a tuffarci in mare e a rischiare la vita piuttosto che ritornare a terra». Sono i racconti di alcuni dei 67 migranti soccorsi dalla Vos Thalassa riportati da Sahar Ibrahim, operatrice italo-egiziana di Unicef/InterSos a bordo dalla nave della Guardia costiera italiana.

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