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Politica
13 Luglio Lug 2018 1820 13 luglio 2018

Perché il tedesco Horst Seehofer sta diventando impresentabile

Ride sui migranti rimpatriati prima che si uccidano. Sbeffeggia la cancelliera Merkel. Invia lettere di fuoco all'Ue. Così ministro dell'Interno costituisce un problema per Berlino.

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«Insostenibile». «Inadeguato». «Testa calda». «Egoriferito». «Sguaiato». «Imbarazzante». «Prevaricatore». «Cinico». «Indecente». «Fuori controllo». «Disumano». In Germania rotola una valanga di pietre contro l'omologo di Matteo Salvini, il bavarese Horst Seehofer che la cancelliera Angela Merkel è stata costretta a includere nell'esecutivo per formare una maggioranza, sbloccando l'ingovernabilità. Ma è governabile la Germania? Non passa giorno che il leader della Csu, la costola bavarese dei conservatori (Cdu-Csu) di Merkel, e ministro-chiave dell'Interno non ne combini una delle sue. E di grosse: a superarlo nella ridda di contestazioni da parte di ogni schieramento politico - inclusa ormai la Csu - e di ogni commentatore mediatico ci sono solo i tweet e le sfuriate anti-tedesche di Donald Trump, e ce ne vuole.

QUANTO RESISTERÀ IL "CAVALLO PAZZO" ORMAI BRUCIATO?

Un cavallo pazzo. Proprio The Donald è il personaggio più incline, su scala globale, alle intemperanze di Seehofer. Ma anche l'indomito ministro di Merkel ce la mette tutta per farsi notare a livello internazionale. Tant'è che l'epiteto più azzeccato glielo ha affibbiato la bavarese – e lettissima in Germania – Süddeutsche Zeitung: Crazy Horst. A questo punto tutti si chiedono quanto reggerà, da ministro-chiave, Seehofer, perché tra tutti i dispregiativi piovuti contro di lui in meno di un semestre di mandato (con l'inarrestabile accelerazione estiva: le pietre sono diventate macigni) ne manca uno. Sulla bocca di tutti e che la cancelliera, con le sue prerogative di guida che la Costituzione tedesca le attribuisce pur nel rispetto di margini di autonomia ai ministri, potrebbe infine pronunciare: «Impresentabile». Un «ministro bruciato», azzardano già in molti.

Merkel e Seehofer si sono scontrati sui migranti.
GETTY

Non mi farò certo licenziare da una che è diventata cancelliera grazie a me. Senza la mia presenza il governo cade

Horst Seehofer

IL RICATTO ALLA GRANDE COALIZIONE

Crazy Horst si crede certo di ricattare gli alleati della Grande coalizione, prima su tutti Merkel: «Senza di me il governo cade» ripete, e così si spaccherebbe anche l'Unione tra cristiano-democratici (Cdu) e sociali (Csu), che è un dogma dal Dopoguerra. «Poi non mi farò certo licenziare da una che è diventata cancelliera grazie a me», ha rintuzzato Seehofer nel pieno dello scontro - tedesco ed europeo - sulle modifiche al sistema di accoglienza di Dublino III, in un'intervista incendiaria proprio alla Süddeutsche Zeitung. Messa una pezza sulla guerra interna sui migranti, grazie al compromesso con i socialdemocratici della Spd mentre la cancelliera era in Ungheria a redarguire il premier Viktor Orban amico di Seehofer («ai profughi dovete riservare un trattamento più umano»), ecco subito Seehofer ripartire alla carica.

LA "FESTA" PER I 69 RIMPATRI E L'AFGANO IMPICCATO

Il fatto più grave è stata la risata, in occasione del suo 69esimo compleanno, per i 69 afgani rimpatriati lo stesso giorno verso Kabul. Festeggiato il “regalo” - perché magari sui rimpatri a orologeria Seehofer davvero non c'entra nulla ma guarda caso da quando è al ministero i voli charter verso l'Afghanistan (dichiarato - sotto Merkel - «Paese sicuro») si sono riempiti -, uno degli espulsi si è impiccato: il 23enne, in Germania dall'età di 15 anni pare con dei piccoli precedenti di microcriminalità che favoriscono i rimpatri, figurava proprio tra i 69 atterrati a Kabul il 4 luglio. «Mai così in tanti», avevano protestato le autorità afgane in base agli accordi che prevedono un massimo 50 passeggeri a volo dalla Germania: in 51 venivano proprio dalla Baviera, anche se Seehofer ha scaricato «l'iscrizione del ragazzo nella lista» sulle «autorità di Amburgo».

Il masterplan sui migranti di Seehofer.
GETTY

LETTERA CRITICA SUGLI ACCORDI PER LA BREXIT

L'ondata di indignazione è forte tra i tedeschi. La frase di rito del dirsi «addolorato» per il suicidio non convince, né può essere derubricata a gaffe nel Paese che porta la macchia indelebile del nazismo. Tanto più che Seehofer non fa nulla per non passare da razzista. A detta, tra le righe, anche della stessa Merkel («bisogna permettere le forme di migrazioni legali»), molto scettica sull'«asse dei volenterosi» autoproclamato da Seehofer, Salvini e il ministro dell'estrema destra (Fpö) austriaca Hebert Kickl. Se il gioire sulle espulsioni si è rivelato ex post imperdonabile per il leader della Csu, è tutt'altro che da sottovalutare la sua iniziativa, di dominio pubblico appena un paio di giorni prima, della lettera alla Commissione Ue di aspra critica agli accordi in fieri con Londra sulla Brexit, in materia di sicurezza. Uno scoop del Financial Times.

L'UOMO CHE SI IMMISCHIA OVUNQUE E CONTRO TUTTI

Della missiva recapitata alla fine di giugno a Bruxelles, Merkel o non ne sapeva nulla o aveva fatto il possibile per abbuiarla. Fatto sta che, esplosa l'ennesima bomba grazie a Seehofer, la rappresentanza dell'esecutivo tedesco all'Ue (altrimenti paludatissima come a Berlino) si è affrettata a precisare che la lettera in questione non «rispecchia la posizione del governo federale», né era stata «concordata». Anche in occasione della visita a Berlino, nel giugno, del premier austriaco Sebastian Kurz, Seehofer aveva scavalcato platealmente la cancelliera, bidonando l'incontro contemporaneo sui profughi promosso da Merkel, per vedersi con Kurz. Se nel 2005 si lamentava sarcastico di essere finito - grazie a Merkel - «al ministero delle banane e delle carote», da ministro dell'Interno Seehofer si immischia ovunque e contro tutti. Incurante della credibilità del Paese.

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