Coletti Cellini
Aggiornato il 17 luglio 2018 16 Luglio Lug 2018 1110 16 luglio 2018

Chi sono i candidati M5s per il cda della Rai

Beatrice Coletti e Paolo Cellini i più votati su Rousseau. Terza la giornalista del Tg1 che fu attaccata da Casalino. Il 18 luglio Camera e Senato scelgono i nuovi consiglieri.

  • Daniele Ferri
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Beatrice Coletti con 6.577 voti e Paolo Cellini con 4.253 sono i primi due classificati sulla piattaforma Rousseau per entrare a far parte del nuovo cda della Rai. A seguire la giornalista del Tg1 Claudia Mazzola (4.005 preferenze), Enrico Ventrice (2.779) e Paolo Favale (2.414). Alla consultazione hanno partecipato, secondo il Blog delle Stelle, 20.028 iscritti certificati al M5s. Mercoledì 18 luglio il parlamento è chiamato a eleggere i quattro consiglieri di sua competenza. Secondo le ultime indiscrezioni uno sarà indicato dal M5s, uno dalla Lega, uno da Fratelli d'Italia e uno dal Pd (leggi anche: Fumata bianca per Copasir e Vigilanza Rai).

Ecco i risultati della votazione di oggi! Grazie a tutti coloro che hanno partecipato!

Geplaatst door MoVimento 5 Stelle op Dinsdag 17 juli 2018

Prima di consultare la base su Rousseau, i vertici pentastellati hanno effettuato una «scrematura» di tutte le candidature pervenute, restringendo la rosa ai cinque nomi proposti. I profili più votati sono quelli che il partito «esprimerà in parlamento anche in relazione a dove si sono candidati e tenendo conto della rappresentanza di genere», spiega sempre il Blog delle Stelle. Coletti aveva mandato la sua candidatura solo al Senato e la sua elezione dovrebbe essere blindata. Ventrice aveva mandato il cv solo alla Camera, gli altri tre a entrambi i rami del parlamento. Su Rousseau ogni iscritto ha potuto manifestare una sola preferenza (leggi anche: Vaccarono si chiama fuori dalle nomine Rai).

1. BEATRICE COLETTI

Beatrice Coletti, consulente freelance, è stata capo delle produzioni del gruppo Fox, occupandosi dei canali italiani e della creazione di Fox Crime e Fox Life. È stata inoltre produttore esecutivo per Mtv Italia e amministratore delegato di Sportcast, la casa di produzione del canale televisivo Supertennis controllata dalla Federazione italiana tennis. Nel 2012 è stata capo delle produzioni di FremantleMedia Italia (X Factor, The Apprentice, Ginnaste - Vite Parallele).

2. PAOLO CELLINI

Paolo Cellini, docente di Economia digitale alla Luiss, è attualmente dirigente di Connected Car e membro del comitato tecnico di Invitalia. È stato vicepresidente delle divisioni Internet e Games della Walt Disney a Londra e Parigi, amministratore delegato di Consodata e Buffetti a Roma, vicepresidente delle divisioni Pmi Sales e Internet di Seat Pagine Gialle a Torino e Ceo per la Aol a Tel Aviv.

3. CLAUDIA MAZZOLA

Claudia Mazzola, giornalista, fa parte della redazione politica del Tg1 dal 2012. Prima di essere assunta a viale Mazzini, ha lavorato per Inter Channel e per l'agenzia di stampa Ansa. Nel 2014 Mazzola è stata pesantemente attaccata dal Blog di Beppe Grillo. «Siamo stanchi di assistere all'ennesimo servizio fazioso del Tg1», scriveva l'allora responsabile della comunicazione M5s al Senato, Rocco Casalino, «a fare disinformazione è stata la giornalista Claudia Mazzola. Nel suo servizio dedica 15 secondi al videomessaggio di Beppe Grillo, riportando solo le parole rivolte a Renzi e oscurando completamente la parte importante del videomessaggio, quella in cui Grillo parla della crisi economica e dello stato drammatico del nostro Paese. La vera vergogna è una tv pubblica che non è più in grado di raccontare la realtà, ma che sa solo deformarla e fare disinformazione». L'allora direttore del Tg1, Mario Orfeo, aveva replicato così: «Le frasi del Blog si commentano da sole. Per noi sono solo lo sprone a continuare a fare un'informazione libera e indipendente come abbiamo sempre fatto e di cui Claudia Mazzola è una delle nostre migliori interpreti».

Il post del 2014 in cui Rocco Casalino attaccava la giornalista Claudia Mazzola.

4. ENRICO VENTRICE

Enrico Ventrice, documentarista e produttore televisivo freelance, negli ultimi tre anni ha lavorato negli Stati Uniti ed è stato membro del Foreign Press Center del Dipartimento di Stato americano. Ha prodotto 18 documentari, la maggior parte dei quali con Rai Cinema e Global Vision Group, di cui cinque anche come autore e regista.

5. PAOLO FAVALE

Paolo Favale, avvocato libero professionista, ha lavorato in Rai dal 1986 al 2014 e ha ricoperto diversi incarichi dirigenziali in ambito legale. Tra il 2010 e il 2014 si è occupato in particolare della struttura Consulenze e contratti e dei rapporti con le Autorità amministrative indipendenti. Favale, in passato, è stato oggetto di un esposto penale della Rai, che lo accusava di aver redatto un documento di interpretazione giuridica della nuova legge professionale a tutela degli avvocati interni all'azienda contenente «informazioni e notizie d’ufficio che devono rimanere segrete». Nel 2016 il Gip, accogliendo la richiesta del pm e respingendo l'opposizione della Rai, ha disposto l'archiviazione. Giudicando «non ravvisabile alcuna ipotesi di reato».

LA VOLONTÀ DI PORRE FINE ALLA LOTTIZZAZIONE

Per quanto riguarda più in generale le sorti della Rai, il M5s dice di voler mettere «la parola fine alla lottizzazione della tv di Stato, considerata da sempre un territorio da occupare e subordinare agli interessi di parte, una sommatoria delle opinioni piuttosto che un luogo di rappresentazione della diversità sociale e culturale del nostro Paese». I pentastellati vogliono quindi «dire basta alla concezione distorta del pluralismo come spartizione di un feudo secondo canoni cencelliani. Solo un'informazione indipendente può renderci liberi e vogliamo giornalisti non asserviti al partito di turno. Vogliamo un'azienda che sia realmente un bene comune e faccia servizio pubblico, investendo nel proprio personale interno». L'obiettivo è «far evolvere la Rai verso un modello di moderna media company che punti sul digitale e sull'innovazione» (leggi anche: L'impietosa analisi della Rai fatta da Milena Gabanelli sul Corriere della Sera). Sarà forse per questo che, come ricostruito dal quotidiano La Stampa, due storici big del giornalismo televisivo tradizionale, Michele Santoro e Giovanni Minoli, non sono rientrati nella cinquina sottoposta agli iscritti pentastellati (leggi anche: Rai, l’editto dei 5 Stelle: esclusi Santoro e Minoli).

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