Mondiali Di Russia 2018
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Pussy Riot Mondiali
Politica
16 Luglio Lug 2018 1249 16 luglio 2018

Pussy Riot e il caso dell'invasione di campo in finale

Il collettivo si è ispirato al poeta Dmitri Prigov contro gli arresti politici di Mosca. Per ora i membri rischiano 15 giorni di carcere. 

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da Mosca

L’unica protesta significativa contro la politica della Russia, durante questa Coppa del Mondo, è andata in scena al 52esimo minuto della finale, quando tre donne e un uomo travestiti da poliziotti appartenenti del collettivo artistico di protesta Pussy Riot hanno invaso il campo di gioco interrompendo per qualche secondo il match tra Francia e Croazia prima di essere portati via di peso dai poliziotti veri.
Il messaggio è sottile ma anche immediato: il comportamento gentile e aperto tenuto dalle forze di sicurezza durante il Mondiale è una gran cosa ma non corrisponde purtroppo alla realtà russa di tutti i giorni visto la polizia può metterti in galera anche solo per un like a un post su internet.

AZIONE ISPIRATA AL POETA DMITRI PRIGOV

L’azione si è ispirata alle performance del poeta Dmitri Prigov, dissidente scomparso esattamente 11 anni fa: Prigov immaginò il personaggio di un poliziotto "ideale”, giusto e autorevole, in contrapposizione agli agenti della repressione di Stato. «Un poliziotto celestiale che protegge i bambini nel sonno», si legge nel comunicato con cui Pussy Riot rivendica il gesto dello stadio Luzhniki. Mentre il poliziotto "terreno", quello reale, «persegue i prigionieri politici e arresta la gente per aver condiviso o apprezzato contenuti sui social media». Del resto è un fatto che nella Russia di Vladimir Putin decine di persone siano dietro le sbarre per reati politici, che includono le condivisioni e i like sui social.

LE RICHIESTE DEL COLLETTIVO

Se durante le Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi, quando una protesta delle Pussy Riot fu stroncata a colpi di frusta dai vigilantes cosacchi che affiancavano la polizia, non mancarono critiche, durante questa Coppa del Mondo sulla stampa internazionale di riflessioni sulla situazione di diritti umani in Russia se ne son viste poche. Un po' come se un poliziotto "celestiale” stesse vegliando premuroso su un torneo da sogno.
Insomma ai russi, che si sono mescolati allegramente con le centinaia di migliaia di tifosi stranieri arrivati in queste settimane nelle loro città, il Mondiale ha regalato la visione di una vita diversa. «Ci ha ricordato della possibilità di una meravigliosa Russia del futuro», recita il comunicato di Pussy Riot. Una Russia dove ogni poliziotto sia “celestiale”». Il documento chiede la liberazione dei prigionieri politici, lo stop agli arresti per like o condivisioni sui social e agli arresti illegali durante le manifestazioni di protesta. Chiede anche che sia concessa una reale competizione politica, e che si smetta di «fabbricare casi criminali mettendo gente in prigione senza ragione».

Una manifestazione delle Pussy Riot.

Pussy Riot viene spesso identificato in Occidente come un gruppo femminista punk. In realtà la musica punk e il femminismo non sono che alcune delle sue attività. Fondato nel 2011, è un collettivo aperto che mette in scena performance pubbliche, le filma e posta il video su internet insieme a comunicati estremamente chiari quanto a intenzioni e richieste.
L’azione più nota è stata la «preghiera punk» tentata all’interno della chiesa del Cristo Salvatore a Mosca in vista delle elezioni presidenziali del 2012. La preghiera era politica, e voleva stigmatizzare l’associazione tra chiesa e Stato per il controllo del potere in Russia. Le attiviste riuscirono a recitarne pochi versi, prima dell’arresto. Due co-fondatrici del collettivo pagarono con poco meno di due anni di prigione.

GLI ATTIVISTI RISCHIANO 15 GIORNI D'ARRESTO

Non sappiamo ancora quali saranno le conseguenze legali per gli invasori di domenica 15 luglio al Luzhniki. Hanno passato la notte al posto di polizia dello stadio senza poter dormire, mangiare e lavarsi, secondo quanto riferisce il collettivo Pussy Riot su Twitter. Per ora le imputazioni riguardano solo reati amministrativi. Potrebbero cavarsela con 15 giorni di arresto.
In un video girato durante il primo interrogatorio al posto di polizia dello stadio, un agente dice a due degli artisti-attivisti che vogliono «gettare merda» su tutta la Russia, e che è un peccato che «non siamo più nel 1937», anno di punta delle purghe staliniane. Non proprio come il “cinque” offerto in campo da Mbappé. Non proprio celestiale.

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