Pensioni: legittimo il bonus Poletti
Politica
19 Luglio Lug 2018 1034 19 luglio 2018

Strasburgo respinge il ricorso contro il decreto Poletti

La Corte europea dei diritti umani ha dichiarato inammissibile la class action per le pensioni di 10.059 italiani.

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La Corte europea dei diritti umani ha respinto, dichiarandolo inammissibile, il ricorso di 10.059 pensionati contro il decreto Poletti, che il governo Renzi varò dopo la sentenza con cui la Consulta aveva bocciato, nell’aprile 2015, la norma Fornero che aveva bloccato per gli anni 2012-2013 la perequazione automatica delle pensioni con importo mensile di tre volte superiore al minimo Inps (circa 1.450 euro lordi). Nella loro decisione, che è definitiva, i giudici di Strasburgo affermano che le misure prese dal governo e dal legislatore non violano i diritti dei pensionati. Il "bonus Poletti" stabilì una parziale restituzione della rivalutazione (non totale per tutti); il 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo Inps; per quelle da 3 a 4 volte venne stabilito il 40%, che scende al 20% per gli assegni superiori di 4-5 volte il minimo, e al 10% per quelli tra 5-6 volte. Chi percepisce una pensione superiore a sei volte il minimo Inps, dunque, è stato escluso dalla restituzione. Già la corte costituzionale Corte costituzionale nel 2017 aveva ritenuto il decreto del tutto leggittimo, respingendo le questioni di legittimità sollevate da numerosi tribunali e sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti.

COSA CHIEDEVANO I PENSIONATI

I pensionati, rappresentati tutti dall'avvocato Pietro Frisani, avevano presentato ricorso a Strasburgo all'inizio dell'anno sostenendo che il provvedimento - adottato per rimediare alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale di quanto previsto dal decreto 'salva-Italia' del 2011 - avrebbe «prodotto un'ingerenza immediata sulle loro pensioni per il 2012 e 2013 e permanente per effetto del blocco sulle rivalutazioni successive». Inoltre, secondo i ricorrenti, la misura «non ha perseguito l'interesse generale, è sproporzionata» e avrebbe violato il loro diritto alla proprietà.

STRASBURGO: PROTEGGE L'INTERESSE GENERALE

La Corte di Strasburgo gli ha dato torto. Nella decisione d'inammissibilità i giudici sostengono che la riforma del meccanismo di perequazione delle pensioni è stata introdotta per proteggere l'interesse generale. In particolare per «proteggere il livello minimo di prestazioni sociali e garantire allo stesso tempo la tenuta del sistema sociale per le generazioni future in un periodo in cui la situazione economica italiana era particolarmente difficile». In secondo luogo la Corte osserva che «gli effetti della riforma del meccanismo di perequazione sulle pensioni dei ricorrenti non sono a un livello tale da esporli a delle difficoltà di sussistenza incompatibili con quanto prescritto dalla Convenzione europea dei diritti umani».

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