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30 Luglio Lug 2018 1437 30 luglio 2018

Il fascismo secondo Di Battista

Il termine, svuotato del suo significato storico dai populisti, viene ormai usato per demonizzare gli avversari politici, colpevoli di essere allineati ai sentimenti dominanti. Anche se nel Paese sono ormai minoranza.

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Rovescia la storia, il significato che Alessandro Di Battista dà alla parola fascismo. Reagendo alle polemiche sulla nomina di Marcello Foa alla presidenza Rai, scrive su Facebook: «Che cos’è il fascismo ai giorni nostri? Andare in camicia nera per ricordare un regime - grazie a Dio - morto e sepolto? Pronunciare frasi senza senso su fantomatiche “pacchie finite” per provocare i giornali che puntualmente ci cascano? Ma per favore! Oggi il fascismo è l’omologazione al pensiero dominante, è il primato della finanza sulla politica, dei mercati sulla carne e sul sangue delle persone. Oggi fascista è colui che bastona mediaticamente coloro che non sono allineati al pensiero delle élite».

«IL SISTEMA MEDIATICO DALLA PARTE DELL'ESTABLISHMENT»

E ancora: «Un intero sistema mediatico sempre dalla parte dell’establishment sta tremando e farà di tutto affinché Foa non diventi Presidente della Rai. Questi servi del potere finanziario accusano di complottismo ogni cittadino dotato di libero pensiero (giusto o sbagliato che sia) ma sono loro gli artefici del complotto più pericoloso: quello relativo alla manipolazione delle masse. Esattamente ciò che non dovrebbe fare la televisione pubblica e che, sono sicuro, non farà con Foa Presidente, un uomo che ama la libertà. Ed è questo che fa paura ai fascisti di oggi i quali non necessitano di olio di ricino, gli basta l’inchiostro menzognero dei loro articoli, un inchiostro ormai difficilmente distinguibile dalla loro bile». È il paradosso del pensiero unico (con le sue varianti di pensiero dominante o pensiero delle élite): a denunciarne l'oppressione sono gli stessi che, stando ai sondaggi, esprimono attualmente le posizioni maggioritarie in Italia.

Per l'ex deputato M5S è quasi un'ossessione. Già quando annunciò di non ricandidarsi e di prendersi una pausa dall'Italia assieme alla nuova famiglia scrisse: «Oggi gli amici dello status quo hanno scelto di combattere il fascismo, ma quel che combattono è un fascismo, grazie a Dio, morto e sepolto, direi quasi innocuo. Perché lo fanno? Perché il popolo va distratto». È sempre l'Alessandro Di Battista che non riesce a rispondere alla domanda secca dello scrittore Gianrico Carofiglio «lei è antifascista?» e che alla domanda «è di sinistra?» ricorda che il padre è stato un esponente dell'Msi. E suo padre, Vittorio Di Battista, lo rivendica e a chi gli chiede se è di destra risponde: «No di destra proprio no, sono fascista. È un'altra cosa». Insomma, pur di negare le ideologie si fa una gran confusione storica.

COME IL PENSIERO UNICO È PASSATO DALLA SINISTRA ALLA DESTRA

Come riscostruisce Sebastian Bandinelli su Vice, l'etichetta «pensiero unico» nasce in ambienti di sinistra. La sua paternità è attribuita al giornalista Ignacio Ramonet, che nel 1995 scrive un editoriale con questo titolo su Le Monde Diplomatique. Per Ramonet è «la trasposizione in termini ideologici, che si pretendono universali, degli interessi di un insieme di forze economiche». In tempi più recenti questo concetto finisce per inglobare la concezione del «politicamente corretto imposto da una fantomatica dittatura liberal» delle destre americane fino a far passare come candidato anti-establishment il miliardario Donald Trump.

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