Berlusconi, Fi non rivoterà mai Foa

Perché Berlusconi ha bocciato Marcello Foa in Rai

L'assegnazione delle frequenze per il 5G, il destino della rete Telecom, il riassetto nelle torri: l'ex Cavaliere attende al varco il governo sui temi cari a Mediaset. 

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A Roma quel che rimane del centrodestra si spacca sul nome di Marcello Foa per la presidenza della Rai. A Mediaset però, sembrano più interessati ai piani bellicosi di Luigi Di Maio sulle frequenze del 5G che non alla bocciatura degli azzurri al candidato salviniano in commissione di Vigilanza. Il ministro dello Sviluppo economico, con delega alle comunicazioni, l'ha ripetuto anche lo scorso 27 luglio in Parlamento: «L’asta frequenze 5G si terrà entro il mese di settembre in modo da contabilizzare gli introiti entro la fine dell’anno». Vuole fare in fretta, nel tentativo di usare i 2,5 miliardi che si spera d'incassare dalle società di Tlc per pagare un pezzo di reddito di cittadinanza o di flat tax. E si vocifera anche di una miniasta che dia il via all'assegnazione dello spettro di banda oggi in mano alle aziende telefoniche. Una fretta che preoccupa Mediaset, che rischia di perdere in questo modo un Mux, alcuni canali oggi in onda sul digitale terrestre, sempre più destinato a un futuro incerto col passaggio (nel 2022) al nuovo sistema T2 (leggi anche: Dalla Bicamerale alla Rai, quando Berlusconi rovescia il tavolo).

IL RISIKO DELLE TELEVISIONI

Queste due partite, la presidenza della Rai e il futuro assetto delle tv, sono collegate. Non a caso, martedì 31 luglio nei palazzi romani girava Gina Nieri, potentissima vicepresidente Mediaset e capo delle relazioni del Biscione. Per capire che cosa sta succendo è utile raccogliere le confidenze di un parlamentare azzurro. «Quando Berlusconi - racconta - ha dato il via libera a Salvini per fare il governo con Di Maio si è premurato di ottenere che la nuova maggioranza non gli avrebbe fatto la guerra sul core business di famiglia: le tv. Voleva un atteggiamento friendly come quello che gli ha garantito il ministro Carlo Calenda nella guerra contro Bollorè. Perché adesso ci sono partite non meno delicate per una Mediaset tornata a presidiare la tv generalista: ritardare il passaggio al T2, il controllo delle torri, gli equilibri nel mercato pubblicitario dopo gli esposti del Biscione contro gli "affollamenti" della Tv di Stato e soprattutto vertici della nuova Rai non bellicosi». Ma le cose sono andate diversamente rispetto ai desiderata del Cavaliere. «Salvini - aggiunge l'azzurro - fa fatica a mantenere le promesse per la pressione dei Cinquestelle: prima Di Maio si è tenuto al Mise la delega sulle comunicazioni, poi il leader leghista ci ha messo una pezza nominando Alberto Barachini alla Vigilanza della Rai. Ma le continue accelerazioni del ministro dello Sviluppo sulle frequenze fanno intendere che il patto di non belligeranza è stato scritto sulla sabbia. Di qui la bocciatura in Vigilanza a Foa».

In commissione di Vigilanza Rai, Marcello Foa ha attenuto soltanto 22 voti sui 27 necessari. Tra gli azzurri si fa notare che non c'è nulla di personale contro l'ex capo degli esteri al Giornale di Paolo Berlusconi, anche se il giornalista negli anni si è spostato dal berlusconismo più sincero a posizioni sovraniste che l'hanno avvicinato a Salvini e ai Cinquestelle. Si parla di questione di metodo - la Lega non ha concordato con gli ex alleati il nome per la precedenza - ma intanto si sta scatenando una guerra politica che potrebbe travolgere i rapporti sempre più labili tra Forza Italia e il Carroccio, facendo così traballare le giunte regionali e comunali dal Veneto alla Sicilia. Al momento le comunicazioni tra Arcore e Via Bellerio sono chiuse. «La Lega prende atto che Forza Italia ha scelto il Pd per provare a fermare il cambiamento per la Rai, per il taglio dei vitalizi e per altro ancora. Riproporremmo Foa», fa sapere Salvini. «L'eventuale riproposizione del nome di Foa alla commissione di vigilanza presenta problemi giuridici non superabili», replica il Cavaliere. Mentre dai Cinquestelle Di Maio prova a mediare: «Rilanceremo Foa soltanto se c'è l'accordo tra le forze politiche». Anche perché il vicepremier - non certo favorevole a fare sconti al Biscione - sa bene che non è il caso di gettare benzina sul fuoco in questa fase, con tutte le partite aperte nel sistema radiotelevisivo italiano.

Perché Foa può essere presidente Rai anche senza voti

La commissione di Vigilanza ha bocciato la nomina. Ma il giornalista voluto dalla Lega è anche il membro più anziano del cda. E potrebbe assumere l'incarico ad interim: "Mi rimetto alle decisioni dell'azionista". La commissione di Vigilanza ha bocciato la nomina di Marcello Foa alla presidenza della Rai.

LA PARTITA DELLA RETE TELEFONICA APERTA TRA TELECOM, CDP E OPEN FIBER

Innanzitutto c'è da intervenire sulla rete Telecom. I nuovi vertici di Cassa depositi e prestiti devono forzare le ultime resistenze dei vertici dell'ex monopolista sullo spin off dell'infrastruttura. Negli scorsi giorni è anche girata la notizia che Cdp, attraverso la controllata Open Fiber, potrebbe mettere le mani sull'asset. Operazione complessa visto che l'azienda fondata da Enel ha di suo già impegni finanziari molto onerosi per il suo piano d'investimento sulla banda larga. Come si sa, se Telecom uscisse dalla gestione della rete potrebbe superare il principale paletto inserito dalla Gasparri e fare un'intesa con Mediaset di natura societaria. Progetto che da sempre sta a cuore a Silvio Berlusconi, anche per risolvere i suoi problemi legati alla successione. Come detto, Di Maio sta accelerando sull'asta per le frequenze per il G5, che saranno ospitate sui 700MHZ, a quanto pare anche con l'aiuto di Antonio Sassone, presidente della Fondazione Ugo Bordoni. Negli altri Paesi europei sono molto avanti su questo dossier. In Italia invece siamo all'anno zero: vuoi perché il nuovo standard di trasmissione televisiva DVT2 costringerà gli italiani se non a cambiare televisore a comprare un nuovo decoder, vuoi perché le Tv passerebbero dagli attuali 19 multiplex a soli 14. Mediaset, che grazie al noleggio di alcune frequenze a Sky sul digitale terrestre incasserebbe tra i 60 e i 70 milioni all'anno, non vuole perdere neppure un canale. E a differenza delle tv locali, è meno interessata ai risarcimenti.

GLI INCENTIVI PER I DECODER E LA CONCENTRAZIONE NEL SETTORE DELLE TORRI

Sempre su questo versante c'è il tema degli incentivi per l'acquisto di nuovi decoder. Tra i Cinquestelle non c'è stato mai molto interesse verso il digitale e a Mediaset c'è il timore che aiuti possano essere rivolti anche per il satellite. Anche perché sono sempre più gli italiani che usano questa tecnologia. Nell'ultimo report dello Studio Frasi si scopre che lo share medio della Rai sul satellite è superiore a quello sul digitale (43,97 per cento contro 35,84). Nelle ultime ore poi è entrato nel vivo il risiko delle torri. Mediaset e F2i hanno annunciato il lancio di un’Opa totalitaria sulle azioni di Ei Towers (oggi controllata per il 40 dal Biscione) e hanno sottoscritto un patto parasociale che porterà al 60 per cento il fondo infrastrutturale, lasciando il restante 40 ai Berlusconi. Va da sé che con quest'operazione Arcore - Antitrust permettendo - si mette in una posizione di vantaggio nella sempre più probabile concentrazione sul comparto, dove Raiway e Inwit (Telecom) sembrano al momento indietro. Il business è doppio: gestire i 150 milioni di euro per l'affitto delle frequenze e trasformare le vecchie antenne in ripetitori per il 5G.

1 Agosto Ago 2018 2051 01 agosto 2018
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