Carceri più affollate, +4,8% detenuti
Politica
2 Agosto Ago 2018 2308 02 agosto 2018

Il governo M5s-Lega riscrive la riforma delle carceri

Il fulcro del provvedimento era l'estensione dell'esecuzione penale esterna come alternativa al carcere. Ed è qui che bisogna attendersi modifiche sostanziali.

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Il governo M5s-Lega mette da parte e riscrive la riforma del sistema penitenziario firmata Andrea Orlando, quella che il precedente esecutivo aveva prima promosso e caldeggiato, poi messo a bagnomaria e stoppato sotto elezioni, quando non era utile approvare un testo bollato dalla Lega come «salva-ladri», che allargava le maglie dei benefici per i detenuti. A urne chiuse, il 16 marzo, il Consiglio dei ministri ci aveva riprovato e aveva approvato il testo, senza modificare i punti più controversi su cui le Camere chiedevano interventi, ma accogliendo comunque alcuni emendamenti, il che rendeva necessario un altro passaggio in parlamento e poi il ritorno in Consiglio dei ministri (leggi anche: Perché nel contratto M5s-Lega si sta più ore chiusi in carcere).

UN NUOVO TESTO SARÀ SOTTOPOSTO AL PARLAMENTO

Uno step, quest'ultimo, che si è consumato nella tarda serata del 2 agosto, con la decisione di predisporre un nuovo testo da sottoporre al parere delle Camere e del Garante per i detenuti. «Ministero e governo - ha detto il guardasigilli Alfonso Bonafede - stanno lavorando per migliorare la qualità della vita nelle carceri garantendo comunque la certezza della pena. Abbiamo modificato il vecchio decreto, del vecchio governo che ci ha preceduto, salvando tutto ciò che poteva essere salvato. Le commissioni di Camera e Senato avevano dato parere negativo. E nel pieno rispetto della centralità del parlamento, abbiamo colto il messaggio. Adesso, in tempi brevi, le Camere avranno la possibilità di esprimersi sul nuovo testo». In realtà il parlamento si era espresso criticamente su alcuni aspetti, senza bocciare completamente il testo. E, tuttavia, la nuova maggioranza coglie la palla al balzo per cancellare una riforma che puntava sul rafforzamento degli istituti alternativi alla carcerazione per alleviare il peso sugli istituti di pena e diminuire la recidiva (è dimostrato, infatti, che i condannati che usufruiscono a pene alternative hanno una minore recidiva).

IL PARTITO DEMOCRATICO PROTESTA

Quindi il decreto legislativo che avrebbe dovuto attuare la riforma dell'ordinamento penitenziario sfuma e il governo ha il tempo di riprendere in mano l'intera materia. Non tutto della precedente riforma verrà buttato via. In particolare la parte che riguarda l'incentivazione del lavoro dei detenuti e che rispecchia anche l'indirizzo espresso pubblicamente da Bonafede. Ma il fulcro del provvedimento targato Orlando era l'estensione dell'esecuzione penale esterna come alternativa al carcere. Ed è qui che bisogna attendersi le modifiche sostanziali. Protesta il Pd. «Con la decisione di affossare il cuore della riforma dell'ordinamento penitenziario - afferma Walter Verini, responsabile Giustizia del Partito democratico - il ministro Bonafede e il governo danno un colpo non solo a norme di civiltà, che puntavano a garantire certezza della pena e rieducazione per evitare che chi sconta le sue colpe torni a delinquere. Ma mortificano anche e vanificano il lavoro di anni compiuto da associazioni di volontariato, docenti, esperti, mondo dell'avvocatura e della magistratura».

IL GARANTE: ASPETTIAMO DI LEGGERE I CONTENUTI, BENE CHE SI VOGLIA INTERVENIRE SU ARGOMENTI IMPORTANTI COME LA SANITÀ MENTALE

Prudente il Garante nazionale per i diritti dei detenuti che, per esprimere qualsiasi giudizio, aspetta di conoscere il testo. E però, già qualcosa fa capire in una dichiarazione dove spiega che «ogni miglioramento possibile della vita all'interno delle istituzioni chiuse è sempre un passo avanti nella linea della tutela dei diritti delle persone ristrette, della sicurezza della collettività, delle condizioni di lavoro di chi vi opera». D'altronde, ricorda il garante, «il governo in carica ha sempre sostenuto di non condividere l'approccio alle misure alternative né come elemento di progressiva graduale flessibilità dell'esecuzione penale e tantomeno come modalità di riduzione dell'affollamento in carcere. Ci sono altre sedi per discutere di questa impostazione e comunque ci saranno altri momenti per esaminare come il governo intenda rispondere alle esigenze che quei punti di delega intendevano affrontare, Ma, altri punti di delega restano e non sono secondari: riguardano l'assistenza sanitaria, le articolazioni per coloro che in carcere hanno sviluppato disagio mentale, anche grave, la vita detentiva, il mantenimento delle relazioni affettive, i colloqui, il lavoro. Temi importanti annunciati nel titolo del decreto e sui quali è bene che il governo sia voluto intervenire».

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