Nicola Mancino Fontana Abrogazione Legge Apologia Fascismo
3 Agosto Ago 2018 1709 03 agosto 2018

Cosa pensa Nicola Mancino dell'uscita di Lorenzo Fontana

L'ex parlamentare democristiano critico: «È un'idea del solo ministro della Famiglia, che deve recuperare consensi nel suo mondo. Questo governo non abrogherà la mia legge».

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«Un'iniziativa disinvolta», è il commento sintetico e caustico di Nicola Mancino, ex ministro dell'Interno e autore della legge contro cui si è scagliato Lorenzo Fontana. Il ministro della Famiglia, già assurto agli onori delle cronache per le sue posizioni contrarie all'omogenitorialità e all'aborto, ha infatti tuonato: «Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano». Il cosiddetto razzismo dell'anti-razzismo, come amano ripetere spesso i politici della Lega.

Lorenzo Fontana.

ANSA

Mancino, che scrisse la legge che porta il suo nome nel 1993 (norma che sanziona, condanna e combatte gesti, azioni e slogan che siano legati l'ideologia nazifascista e finiscano per incitare la violenza, il razzismo o la discriminazione: leggi cosa dice la norma) non ha voluto replicare a Fontana. Il suo telefono però è stato tempestato per tutta la giornata e chi ha parlato con lui racconta che «si dice preoccupato. Ma più che per la proposta in sé, per la situazione politica generale del Paese, che non apre speranze sul futuro, e per i rigurgiti fascisti delle ultime ore».

SOLO IL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO CRITICÒ LA LEGGE MANCINO

Circa l'uscita di Fontana, l'ex parlamentare democristiano, ora in area Pd, la liquida come «un'iniziativa disinvolta». A maggior ragione dopo che il premier Giuseppe Conte e i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno ribadito che l'ipotesi «non è una priorità del governo» e non è nel contratto M5s-Lega. Mancino, sempre a chi l'ha sentito, ha spiegato «che è un'idea del solo Fontana, che deve recuperare consensi nel suo mondo. Non c'entrano né la Lega né le altre forze della maggioranza». Ma, soprattutto, si sarebbe meravigliato che il tema sia stato rilanciato ora. «È una legge del 1993 passata a stragrande maggioranza e molto velocemente proprio per l'ampio consenso. La votarono il centro e la sinistra. Ci furono critiche soltanto dall'allora Msi».

Per questo, è il ragionamento, «non si può parlare di legge liberticida, perché i movimenti di destra hanno agibilità politica. Negli anni poi è stata rafforzata». Infatti è diventata un'arma per combattere la violenza negli stadi e nella scorsa legislatura il Pd voleva estenderla al contrasto dell'omofobia. Tra l'altro, secondo Mancino, che è in vacanza con la moglie, «non ci sono le condizioni per abrogare la legge». Dice che non ci sarebbero i numeri in parlamento. E quando gli è stato chiesto se l'uscita di Fontana l'abbia messo in imbarazzo, ha replicato: «Non mi sono scomposto neppure quando andavo a vedere la Lazio e i tifosi esponevano striscioni con il mio nome e contro di me».

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