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Politica
3 Agosto Ago 2018 0858 03 agosto 2018

L'attacco social a Mattarella. E i retweet dei troll russi

400 profili Twitter aperti in una notte per chiedere l'impeachment del presidente. Interfernze russe in Italia sono state documentate anche dai documenti raccolti in Usa per il Russiagate.

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Nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorso, poche ore dopo il no di Sergio Mattarella alla nomina di Paolo Savona come ministro dell’Economia, il presidente della Repubblica è diventato il bersaglio di un attacco via Twitter con 400 nuovi profili aperti in pochi minuti per chiedere l’impeachment. È quanto racconta il Corriere della Sera in un articolo a firma del quirinalista Marzio Breda e Federico Fubini. Intorno alle due di notte sul social network è stata registrata un’attività anomala. Poi si è attivata la polizia postale.

IMPROVVISAMENTE 400 NUOVI PROFILI TWITTER CONTRO MATTARELLA

I profili Twitter (che invitavano Mattarella alle dimissioni e contenevano molte volgarità) sarebbero tutti riconducibili ad un’unica origine. Da quelle bacheche sono immediatamente partiti migliaia di messaggi, con ogni evidenza già pronti, con l’unico obiettivo di colpire il capo dello Stato, nelle stesse ore in cui veniva duramente criticato da Lega e Movimento 5 Stelle, i due partiti a sostegno del governo giallo-verde, e in cui Luigi Di Maio (come pure la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni) si spingeva fino a chiedere la messa in stato di accusa prevista dall’articolo 90 della Costituzione. Ricostruisce il Corriere: che al Quirinale scatta l’allarme. Grazie al lavoro della polizia postale di stabilisce che la fonte è una sola, ma il monitoraggio sulla rete, per quanto stretto e attento, non consente comunque di trovare l’anello di congiunzione tra la galassia del social network e una precisa cabina di regia. Si sa che, con alta probabilità, dovrebbe essere creata all’estero, anche se nessuno è in grado di dire se c’entrino gli operatori russi impegnati in azioni di disturbo nella campagna elettorale americana.

In passato alcuni di quei profili su Twitter che ora gridavano #MattarellaDimettiti, erano stati usati una o più volte dalla Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo per far filtrare nel nostro Paese la propria propaganda a favore dei partiti populisti, dei sovranisti e degli anti-europei. Gli stessi «account» che fino a poco più di un anno prima erano stati rilanciati, fatti rimbalzare e a volte sollecitati a intervenire sulla Rete da parte di agenti russi sotto copertura, adesso stavano attaccando Mattarella. È impossibile sapere se i troll russi, nascosti nella loro «fabbrica dei falsi» a San Pietroburgo, abbiamo avuto un ruolo anche nell’alimentare l’ultima campagna contro il capo dello Stato. C'è da rifelettere però sul fatto che tra le novità che stanno trapelando dall’inchiesta del lavoro del procuratore speciale Robert Mueller nel caso Russiagate ci sono ripetuti interventi negli ultimi anni anche sulla politica italiana.

IL FOCOLAIO ITALIANO SCOPERTO DAL RUSSIAGATE

Nella mole corposa di dati che fa parte dell'incartamento della commissione d'inchiesta sulle interferenze russe alle elezioni che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca pubblicata da GitHub, infatti, è emerso anche un piccolo focolaio italiano. Si tratta di 1500 post su poco meno di tre milioni che strizzano l'occhio a temi cari ai movimenti populisti italiani. Non dei tweet veri e propri, ma dei retweet su argomenti cari agli ambienti politici giallo-verdi. I troll russi in questo caso si sarebbero limitati a retwittare di tanto in tanto qualche tweet relativo ad argomenti populisti verso i quali il Cremlino non ha mai nascosto la sua simpatia.

I SOCIAL COME NUOVA ARMA GEOPOLITICA

Gli account ufficiali di Lega e Movimento 5 Stelle, inoltre, risulterebbero del tutto estranei all'accaduto. Ma i tweet “italiani” raccontano di un interesse ormai certo delle aziende nate all'ombra del Cremlino verso i movimenti populisti di tutto il mondo. Anche quelli italiani. Il database dimostra l'attenzione dei troll russi verso diversi appuntamenti elettorali (tra gli altri anche il referendum per la Brexit). Segno evidente che nella nuova geopolitica, le carte giocate online sono fondamentali.

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