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Moavero, porti aperti a missione Sophia
Politica
3 Agosto Ago 2018 1531 03 agosto 2018

Operazione Sophia rivista? Finora sugli sbarchi non c'è nulla

Nella bozza Ue il tema non è affrontato. E ora Roma ha inviato una richiesta ufficiale alla Commissione per inserirlo. Ma gli altri Stati vogliono mantenere la missione com'è fino a fine dicembre. 

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Quando i diplomatici italiani hanno visto il documento inviato da Bruxelles alle capitali europee sull'operazione Sophia, la missione militare nel Mediterraneo centrale a guida italiana, sono rimasti sorpresi. Il documento inviato il 27 luglio infatti non contiene alcun riferimento a modifiche alle modalità di sbarco nei casi di salvataggi in mare realizzati dalle navi militari. Il mandato dell'operazione Sophia si basa su quello della precedente missione Triton e prevede che tutti i migranti salvati lungo la rotta centrale del Mediterraneo siano sbarcati in un porto italiano. Per geografia e diritto del mare - vale sempre il principio del porto vicino più sicuro - le navi potrebbero sbarcare sulle nostre coste o nell'isola di Malta.

ROMA CHIEDE ANCORA DI CONDIVIDERE GLI SBARCHI

A fine luglio Roma aveva,però, chiesto che fosse messo nero su bianco il principio della condivisione degli sbarchi a livello almeno "regionale". La richiesta, in opposizione al principio del primo porto sicuro, aveva rischiato di portare a chiudere la missione, la stessa da cui dipende l'addestramento della guardia costiera libica. Alla fine l'Italia ha fatto marcia indietro e la discussione è stata rimandata ad agosto. Ma l'argomento ora sembra definitivamete rimosso. Così alla riunione del Comitato politico e di sicurezza (Cops) del 3 agosto, l'Italia ha chiesto al Servizio europeo per l'azione esterna (Seae), cioè il ramo della Commissione che dipende dall'alto rappresentante per gli affari esteri, Federica Mogherini, di avanzare una proposta già alla riunione della prossima settimana.

In realtà il Seae ha chiesto a Roma e agli altri Paesi Ue di inviare suggerimenti. Per ora nel documento è stato lasciato uno spazio vuoto, accompagnato da alcune righe, in cui si dichiara la necessità di trovare un accordo tra gli Stati, che sia in linea con i risultati del vertice europeo dei leader di fine giugno, e vada cioè nella direzione di una responsabilità condivisa. Insomma la Commissione cerca di prendere tempo per una mediazione. Ma le posizionii restano molto distanti.

MOLTI STATI VOGLIONO MANTENERE QUESTO PIANO

Alla riunione del Cops l'Italia è stata molto ferma nel ribadire la propria posizione secondo cui, con la fine della missione di Frontex-Triton, a febbraio (ora è sostituita da Themis), il piano operativo non può più essere considerato vigente, e quindi molto ferma sulla necessità di trovare una soluzione entro le cinque settimane concordate, al termine delle quali si riserva proprie iniziative. Al dibattito, un numero definito «importante» di Stati ha evidenziato che l'attuale programma è valido fino a fine dicembre, e vorrebbe mantenerlo. Il lavoro sul mandato della missione Sophia continuerà con due riunioni del gruppo di lavoro e altri due comitati politici e di sicurezza fissati per il 21 e il 28 agosto. Per il 29 agosto è fissata invece a Vienna la riunione informale dei ministri della Difesa dell'Ue.

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