MOVIMENTO 5 STELLE MARIA EDERA SPADONI IMPIGNORABILITA BERNINI
POLVERE DI STELLE
3 Agosto Ago 2018 1825 03 agosto 2018

Lo spot M5s sull'impignorabilità degli stipendi degli eletti

Maria Edera Spadoni torna a rilanciarne l'abrogazione. Ma il privilegio tanto odiato è stato utilizzato senza problemi dall'ex Paolo Bernini. Senza che alcun big muovesse un dito.

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Il Movimento cinque stelle il 3 agosto ha depositato una proposta di legge per l'abrogazione dell'impignorabilità dello stipendio dei parlamentari. Una legge del 1965 infatti impedisce ai creditori di deputati e senatori di rivalersi, tra le varie voci che compongono lo stipendio degli eletti, sull'indennità e sulla diaria. Già nel 2016 il M5s aveva presentato la stessa proposta di legge a firma Maurizio Buccarella (il senatore che taroccava i bonifici tenendosi i soldi delle restituzioni, rieletto e in forze al Misto). Oggi invece è la volta di Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera, che ha annunciato il tutto su Facebook.

Non so se lo sapete, ma lo stipendio dei parlamentari è intoccabile a causa di una legge del 1965; il M5S vuole abolire...

Geplaatst door Maria Edera Spadoni op Donderdag 2 augustus 2018

Per abolire un privilegio, in questo caso l'impignorabilità dello stipendio degli eletti, per i pentastellati occorre una legge. Eppure non è sempre stato così. I cinque stelle, per esempio, non hanno aspettato una norma ad hoc per ridursi il lauto assegno mensile da 13 mila euro. Se lo sono tagliati (non tutti, alcuni fingevano) restituendone una parte. Ci sono però privilegi che fanno comodo. L'ormai ex deputato Paolo Bernini non si fece remore ad avvalersi della legge del 1965 per fuggire al pignoramento del suo stipendio quando fu condannato a risarcire 75 mila euro per il licenziamento senza giusta causa di un suo ex collaboratore, cioè chi scrive. In quel caso il privilegio, pur condannato dal M5s, fu goduto da un suo rappresentante. Nessun deputato pentastellato chiese a Bernini di pagare il suo debito. Nemmeno l'attuale vicepremier Luigi Di Maio mantenne le sue promesse. «Bernini pagherà», diceva ai microfoni de Le Iene e de Il Fatto Quotidiano quando fu sollevato il caso. Oggi invece, mentre ai collaboratori parlamentari viene negata ogni regolarizzazione dei contratti, il M5S rilancia lo spot dell'impignorabilità dello stipendio.

LE VOCI DELLO STIPENDIO GIÀ PIGNORABILI

C'è però un dettaglio che sfugge a Spadoni. L'indennità (5.246 euro al mese) e la diaria degli onorevoli (3.503 euro al mese) sono attualmente impignorabili per legge (ed è su questa cifra che l'abrogazione vorrebbe intervenire), ma sulle quote di rimborsi forfettari trimestrali (3.323 euro) e annuali (1.200 euro), sulle spese di esercizio di mandato (3.690 euro al mese) e su una quota di 556 euro per indennità di ufficio è attualmente possibile richiedere il pignoramento. Per questo a un anno dalla condanna, Bernini non avendo pagato di sua spontanea volontà, è stato nuovamente condannato dal tribunale (che ha respinto il suo ricorso) e il giudice ha ordinato alla Camera dei Deputati la sottrazione delle cifre pignorabili per legge. A oggi infatti, nonostante il rifiuto dell'ex parlamentare a pagare (e la legge sull'impignorabilità), sono riuscito a riceve circa il 50% del totale che il giudice ha disposto con la sentenza di condanna. Con l'abrogazione della legge sull'impignorabilità quindi le indennità e la diaria dei parlamentari verrebbero pignorate, come per i cittadini comuni, per un quinto del loro totale. Ma a oggi è comunque possibile pignorare per intero alcune voci minori dello stipendio degli onorevoli, ed è giusto che si sappia.

L'INUTILE TENTATIVO DI LIFTING DEL M5S

Fa però sorridere come un allora deputato del M5s venne difeso da tutto l'entourage del partito nonostante la sua condotta palesemente anti-etica, e oggi il M5s, senza essersi fatto minimamente carico del debito contratto da un suo ex rappresentant ai danni di un collaboratore, proponga nuovamente l'abolizione di tale legge. Non sarà forse un tentativo di lifting? Nel caso sarebbe molto più utile regolarizzare i contratti dei collaboratori parlamentari secondo il modello europeo, in modo che non ci sia più bisogno di ricorrere a un giudice per verificare se i contratti sono o meno validi, oltre a evitare casi di lavoro in nero, magari di una colf.

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