MACRON BENALLA SONDAGGI
4 Agosto Ago 2018 0900 04 agosto 2018

Macron, Benalla e la concezione del potere

Lo scandalo della guardia del corpo porta il presidente francese al livello più basso nei consensi. E rivela un'idea della Repubblica personalistica. 

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Fin dall’inizio del suo mandato Emmanuel Macron si è esercitato nei bagni di folla. «Per lui toccare le persone è fondamentale», spiegava a marzo di quest’anno il suo portavoce Bruno Roger Petit. «Il re ti tocca, dio ti guarisce. C’è una forma di trascendenza», aggiungeva Petit al quotidiano Le Monde paragonando il presidente della République ai re taumaturghi del Medioevo e dell’età moderna, quelli che investiti di presunti poteri divini avrebbero dovuto cancellare le pustule della scrofola dai corpi macilenti dei loro sudditi.

MACRON, L'AFFAIRE BENALLA E IL CROLLO DI CONSENSO

L’attitudine teatrale, imparata da ragazzo quando Brigitte era solo la sua professoressa, permette forse all’ex ministro dell’Economia di interpretare al meglio questa concezione monarchica del potere, ma non lo mette certo al riparo dall’ubriacarsene, dal non capirne più i limiti, dal farsene travolgere come sembra stia succedendo nelle ultime settimane. L'affaire Benalla, lo scandalo della guardia del corpo 26enne con appartamenti da 180 mila euro, lasciapassare tra le forze dell'ordine, la possibilità di sorvegliare tutti gli uomini della protezione presidenziale e il vizio di essere un picchiatore di manifestanti, sembra dimostrare proprio questo: altro che intervento taumaturgico, l'apparato di Macron ha reagito alle rivelazioni di Le Monde non facendo assolutamente nulla. Monsieur le Président si è limitato ad assumersi la responsabilità dell'accaduto sfidando frontalmente tutti i suoi critici e ad attaccare la libera stampa. Il risultato è che nel giro di pochi giorni i suoi consensi hanno toccato il piunto più basso.

PERSI QUATTRO PUNTI IN POCHI GIORNI

Anche l'estate del 2017, seguita al suo ingresso trionfante all'Eliseo, non era stata rilassante per il fondatore di En Marche. Lo scorso luglio il suo indice di gradimento era già crollato di 10 punti, ad agosto era passato dal 54% a un modesto 40%. Ma finora non si era mai visto un tonfo come quello registrato tra il 18 e 19 luglio 2018, quando il caso Benalla era appena stato rivelato, e tra il 25 e 27 luglio, quando era diventato il primo argomento del dibattito politico d'Oltralpe. In queste date l'istituto di ricerca Ifop ha realizzato una serie di interviste per il Journal de dimanche: nella prima fase il consenso per Macron era del 41%, nella seconda del 37. La protezione della sua guardia del corpo gli è costata quattro punti. In media, quindi, il 39% dei francesi ha espresso soddisfazione per quanto realizzato dal presidente in 14 mesi di mandato. Il crollo di preferenze più marcato - ben 12 punti - si registra peraltro tra gli elettori del Modem, il partito di centro che unico tra le formazioni politiche già esistenti ha sostenuto il candidato outsider aprendogli le porte della presidenza della Repubblica.

IN SILENZIO PER 7 INTERMINABILI GIORNI: «UN ERRORE DRAMMATICO»

Questo non significa, certo, che la poltrona del presidente stia vacillando seriamente. Chi lo pensa conosce poco il sistema francese. A parità di mesi dal debutto presidenziale, Nicolas Sarkozy aveva solo il 38% dei cittadini a supportarlo e François Hollande il 27%. Macron è ancora più apprezzato dei suoi predecessori e per ora ha una maggioranza blindata in parlamento. Però la reazione dell'Eliseo all'affaire Benalla mostra le prime profondissime faglie nel sistema En Marche. La replica, di fronte ai fatti di cui si è reso protagonista il suo protettore, una violenza gratuita contro dei ragazzi e per di più rivestendo un ruolo che non gli competeva, è stata impressionante. Il governo pur a conoscenza delle violazioni ha taciuto per due mesi interi, il presidente per sette interminabili giorni. «Ho studiato Macron per due anni e io stesso sono stupito. Non aveva ancora commesso un errore così grave. È drammatico», ha dichiarato al Guardian, Bruno Cautrès, analista politico del centro di ricerca Cevifop.

Emmanuel Macron esulta per la vittoria dei Bleus ai Mondiali.

LE CENE RISERVATE PER LA CORTE DEL PRESIDENTE

Di drammatico c'è soprattutto il senso di impunità che il presidente sembra aver trasmesso a chi sta con lui, alla sua cerchia, si potrebbe dire al suo cerchio magico. L'Express ha raccontato di come il presidente ami contornarsi dei suoi fedelissimi e come, due o tre volte al mese, organizzi delle cene riservate nel Salone dei ritratti dell'Eliseo. Vi partecipano la prima linea dei dirigenti di En Marche, dei gruppi parlamentari, i pochi alleati al di fuori del nuovo partito e alcuni selezionati ministri. Gli inviti sono decisi di volta in volta e essere chiamati alla corte del presidente è un onore per pochi. Il ministro dell'Economia Bruno Le Maire, per esempio, ha dovuto attendere mesi prima di ricevere la chiamata. Per essere ammesso agli incontri dove si discutono i principali temi dell'attualità politica bisogna soprattutto seguire una regola: come in Fight Club non bisogna mai parlare del Fight Club e cioè di quegli appuntamenti conviviali.

GLI ATTACCHI ALLA STAMPA

Niente di strano, si dirà. Eppure la costruzione di una cerchia di protezione, di una corte, come l'ha chiamata lo stesso Benalla, dice molto della concezione del potere di Macron. La stampa d'Oltralpe ha raccontato che nei giorni precedenti alla sua assunzione di responsabilità sullo scandalo, le président ripetesse «La Repubblica è inalterabile», come se le critiche e le inchieste su quanto accaduto fossero un attacco al cuore dello Stato. Le parole che ha rivolto ai giornalisti però sono ancora più significativei: la stampa, secondo il giovane capo di Stato, non sta più «cercando la verità», ma vuole «diventare un potere giudiziario». Una dichiarazione che ci si può attendere da un Berlusconi, da un Trump, e in generale da chiunque soffra chi cerca di limitare il suo potere.

Macron e la moglie Brigitte.

ANSA

LE SOMIGLIANZE CON MATTEO RENZI

Come un altro personaggio della politica italiana, Matteo Renzi, Macron rischia di giocarsi la reputazione per arroganza, per la promozione della fedeltà a scapito del rispetto delle regole e della competenza. E di mettere a rischio anche la sua proposta di riforma della Costituzione. Il dibattito sulla nuova legge che limita i poteri del parlamento nella stesura delle leggi e che introduce un elemento proporzionale nella legge elettorale è stato rinviato a data da destinarsi proprio per l'urgenza di discutere di come il governo abbia protetto la violenza di Benalla. Le similitudini tuttavia sembrano fermarsi qui. Mentre Renzi viaggiava nell'ultimo periodo contro una parte del sistema italiano, il presidente francese ha dalla sua un'élite molto solida.

PER ATTALI È SOLO UNA «RIDICOLA CONTROVERSIA»

Prima che il governo passasse indenne due mozioni di sfiducia presentate dalle due sponde opposte dell'Assemblé nationale, Jacques Attali, vero mentore del giovane politico, ha scritto di suo pugno un intervento su Le Monde in cui di fatto accusava l'estrema destra, l'estrema sinistra e la propaganda sui social di voler abbattere la presidenza. «In Francia», si legge nell'intervento di Attali pubblicato il 30 luglio, «queste tre potenze rimangono apertamente contrarie, fino a quando non le troviamo stranamente alleate durante una ridicola controversia. Unite nella folle speranza di abbattere il potere, senza avere la minima idea di cosa farebbero, insieme o separatamente, se ci riuscissero». Secondo il celebre economista, «ciò che queste tre forze hanno davvero in comune non è solo l'odio per le classi dirigenti, ma l'odio per la democrazia e ciò che implica: il compromesso, la mezza misura, la sfumatura, la tolleranza del punto di vista degli altri». Ancora una volta l'uomo Macron viene paragonato all'essenza delle istituzioni liberali e una vicenda che ha implicato la violazione della legge e la violenza esercitata su dei cittadini è considerata «ridicola». Si tratta, per usare un eufemismo, di una strana concezione di democrazia, vista dall'Italia come dalla Francia: una concezione che si presta perfettamente ai critici dell'establishment e che rischia di ridimensionare la sua levatura anche nella grande battaglia europea che lo aspetta.

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