MARCELLO FOA SALVINI SOVRANISMO
BASSA MAREA
5 Agosto Ago 2018 1403 05 agosto 2018

Marcello Foa e le contraddizioni dei sovranisti italiani

Il giornalista e i neonazionalisti che come lui stimano Trump e Bannon e criticano l'Ue dimenticano il vero interesse del nostro Paese. 

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La vicenda che ha trasformato il non notissimo Marcello Foa nel giornalista più citato d’Italia è stata subito catalogata come una tappa cruciale nella rottura del centrodestra targato Lega-Fi-FdI. Delle tre componenti del centrodestra - già assai compromesso dalla scelta salviniana di fare un governo con il Movimento 5 stelle in nome del cambiamento - nel caso Foa, due sono andate da una parte e una dall’altra. Del resto Fratelli d’Italia è al cuore, date le note ascendenze Msi, del nazionalismo italiano e per questo è più vicino a Matteo Salvini. E infatti ha votato per l’uomo di Salvini al vertice Rai. Ma c’è ancora un centrodestra? C’è anche un altro modo per leggere questa vicenda, che si è conclusa con il no a Foa soprattutto per spinta di Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia appoggiato dall’eterno consigliori di Silvio Berlusconi, Gianni Letta. Il tutto con l’occhio al voto europeo del prossimo maggio.

LA CARRIERA DA IL GIORNALE AL CORRIERE DEL TICINO

Di Foa, ex giornalista de Il Giornale, della scuderia berlusconiana quindi, si sono ricordati gli anni da inviato a occuparsi di riunificazione tedesca, Russia e altro, e si sono ricordate alcune più recenti puntate molto polemiche in chiave sovranista, via Twitter soprattutto e via il suo blog ospitato nell’edizione online de Il Giornale. A Milano Foa si era fatto apprezzare a suo tempo da molti colleghi, aiutato da un’immagine che non lo accomunava alla parte più politicizzata della sua redazione. Equilibrato, insomma. Dal 2011 è, come direttore editoriale prima e poi amministratore delegato, in forza al gruppo ticinese che controlla tra l’altro il Corriere del Ticino di Lugano (Foa ha anche la cittadinanza svizzera). L’intero Canton Ticino ha un quarto circa degli abitanti del Comune di Milano e il Corriere ticinese, giornale storico e rispettato, tira 36 mila copie.

Steve Bannon.

ANSA

Siccome le cose e gli uomini non restano immobili, Foa ha accentuato col tempo la critica all’Unione europea, vista come elemento di ostacolo alla democrazia, cioè alla volontà dei popoli. Ha rilanciato gli allarmi sull’immigrazione, terreno sul quale la sinistra e il mondo cattolico si sono mossi in modo certo generoso, ma assai di corto respiro data l’enormità e la complessità del problema, poiché si direbbe abbiano molto stentato e stentino ancora a mettere in conto che sono decine di milioni quelli che vogliono lasciare l’Africa e in non molti anni saranno, date le terribili dinamiche demografiche, centinaia di milioni. Questo nonostante da ultimo le politiche dell'ex ministro dell'Interno Marco Minniti siano state un grande regalo a Salvini.

GLI AMORI DI FOA: SOVRANISMO, BREXIT, PUTIN E BANNON

Foa ha proclamato la simpatia per Vladimir Putin, per la Brexit e per il neonazionalismo americano di Donald Trump. Ammira Steve Bannon, che vede nel nazionalismo la forza del futuro per opporsi all’espansionismo culturale islamico e a quello commerciale e geopolitico cinese, e nell’Unione europea sovranazionalista indica un nemico mortale. E altro ancora, tra cui la linea No vax. Da ultimo, Foa è diventato, da un paio d’anni circa, un deciso sostenitore del leader della Lega e del suo nazionalismo italiano, con varie attestazioni di ammirazione stima e fedeltà.

LA CONTRADDIZIONE: UNA INTERNAZIONALE DI NEO-NAZIONALISTI

Tutto legittimo, anche se a volte contraddittorio, come spesso e non solo a lui accade. Siamo tutti esposti alle contraddizioni. Per esempio è contraddittorio essere un nazionalista italiano e sentirsi vicino a Bannon, che è dichiaratamente un ipernazionalista americano, anche se cacciato dalla Casa Bianca un anno fa e quattro mesi dopo anche dal sito ultranazionalista Breitbart.com dove era tornato, e cacciato su richiesta dello stesso Trump, dopo alcune improvvide dichiarazioni. Proprio perché tutto America first, Bannon vorrebbe la fine dell’Unione europea, commercialmente per gli Usa una spina nel fianco. Ma il nostro interesse di europei dove sta? Non esiste l’internazionale dei nazionalisti, ed è solo un condensato di contraddizioni. C’è qualcosa che non quadra in un nazionalista europeo come Foa che vorrebbe il ritorno alle «piccole patrie», ben più esposte agli umori di grandi player come Usa, Cina e, sul piano energetico delle materie prime e strategico, Russia. Sarebbe più saggio riuscire a coniugare una comprensibile riaffermazione delle identità nazionali con una persistenza della dimensione europea e delle sue organizzazioni e ramificazioni. Per non parlare dell’euro, in casa sovranista simbolo di tutti i mali. Ma, avendo scelto lo stile iugulare tipico dei nostri neonazionalisti e in prima persona dello stesso Salvini, nemmeno Foa cura queste sottigliezze.

QUEL TWEET CONTRO IL PRESIDENTE MATTARELLA

È stato più volte citato in questi giorni il messaggio che Foa twittava il 27 maggio dopo il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per spiegare il no del Quirinale a Paolo Savona ministro dell’Economia e la necessità di tutelare il risparmio degli italiani. Si è parlato di “vilipendio”. Ma ci sono in quel messaggio di Foa toni sbagliati e più sbagliati ancora di un eventuale “vilipendio”. Aprono sul giornalista visuali che non possono essere ignorate. Diciamo che in omaggio allo iugularismo dominante fra i neonazionalisti, convinti di avere la ricetta giusta e incontestabile e quindi pronti a fare di ogni avversario un nemico (anche Lenin teorizzava e praticava questo), il collega Foa si è fatto decisamente prendere la mano. Ricordiamo il messaggio: «Il senso del discorso di Mattarella: io rispondo agli operatori economici e all’Unione europea, non ai cittadini. Ma nella Costituzione non c’è scritto. Disgusto».

Gli ultra nazionalisti avranno esultato, ma è una frase assai debole. Prima di tutto perché circa metà degli italiani davano un giudizio diverso, dal positivo all’accettabile, delle parole del presidente. E non sono questi cittadini come gli altri? O vanno ignorati, vere non entities, perché hanno idee “sbagliate” ed “euroglobaliste”? La citazione della Carta è banalmente di maniera perché nulla potrà mai esservi scritto su supremazia dei mercati e dell’Unione come faro per un presidente della Repubblica. E il «disgusto», tutto a beneficio dei descamisados, implica il massimo disprezzo. E perché? Perché le idee non coincidono? Visto che atteggiamenti analoghi si ritrovano in varie altre uscite di Foa e ricorrono da tempo sul suo blog, non si tratta del profilo di un professionista di garanzia attento anche ai diritti e al rispetto verso una parte politica diversa dalla sua.

PD IMMOBILE, FORZA ITALIA ATTENDISTA E M5S AMBIGUO

Forza Italia, o quel che ne rimane, e in particolare Antonio Tajani, con in mente la scadenza elettorale europea del prossimo maggio (rinnovo del parlamento di Strasburgo), hanno colto l’occasione per lanciare un messaggio a quella metà almeno dell’elettorato nazionale che non si riconosce in Salvini e in Luigi Di Maio e tantomeno nel suo antico mentore Beppe Grillo. Non si sa quali energie rimangono all’ex corpaccione del partito-azienda. Ma un potenziale elettorato numeroso c’è sui temi del governo dell’economia e dell’Europa. E sarà un elettorato in aumento se la finanziaria, volendo spendere denari che non ci sono, creerà sconquasso, reazioni punitive dei mercati e danni notevoli per il risparmio che è la linfa della nostra economia. Il Pd, che pure si è opposto alla nuova presidenza, avrebbe dovuto da tempo raccogliere questa bandiera. Ma non hanno fretta, hanno parlato di un congresso «prima delle Europee» e sembrano in catalessi. Mezzo partito continua a chiedersi su qualsiasi argomento se si tratti davvero di un cosa “di sinistra” e non si sono accorti che 5 stelle e Lega continuano a sfilargli voti da sotto i cuscini del loro grande sonno.

Grillo intanto dice che la democrazia rappresentativa è superata e conviene tirare a sorte i parlamentari. Intanto «uno vale uno» e così in pochi comandano su una massa di anonimi yesman. Davide Casaleggio vede la rappresentanza politica, parlamento e Consigli regionali e comunali, superata ormai da internet. E Salvini dice che Foa va bene anche se il parlameno (la commissione di Vigilanza è il parlamento) ha detto no. Per lui solo la parte “giusta” conta. Di Maio ha ricordato che la parola «sovranità» è nobile, citata all’inizio della Costituzione, e quindi Foa ha solo da gloriarsi del proprio sovranismo. Ma, non fine filologo come noto, Di Maio confonde la sacrosanta sovranità con il sovranismo, che come tutti gli “ismi” è un’esasperazione perniciosa di qualcosa di buono. La strada è ben nota ed è già quella che i nostri eroi, Foa compreso, baldanzosamente percorrono: la sovranità non è del parlamento ma del pueblo, cioè dei suoi capi. Il cerchio potrebbe chiudersi. Juan Domingo Perόn, addetto militare a Roma, aveva imparato da Benito Mussolini e ora i nostri, che lo sappiano o no, imparano da Perόn. Vedremo fra due mesi al massimo che cosa pasticciano con l’economia. Potrebbero trovarsi al maggio 2019 con un Paese davvero in ginocchio e un elettorato imprevedibile.

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