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MAMBO
7 Agosto Ago 2018 0858 07 agosto 2018

Lettera aperta ai Bernie Sanders italiani

Appello ai "vecchietti terribili" della sinistra italiana. Serve che facciamo pesare la nostra storia e i nostri valori. Altrimenti il Paese finirà in mano alla destra populista e xenofoba.

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Cari compagni,

avrei voluto scrivere “caro compagno”, rivolgendomi a ciascuno di voi, uno per uno, ma mi piace immaginarvi tutti assieme. Abbiamo ormai una certa età. A Roma dicono più sinteticamente «‘na certa». Ne abbiamo viste e fatte, dare e prese, ciascuno di noi è soddisfatto di quel ha dato, o no; è insoddisfatto, o no, di quel che ha ricevuto. Ci sono quelli che per principio, io sono fra questi, considerano la partita pari e patta. Abbiamo figli e nipoti. Potremmo metterci tranquilli ad aspettare. Non dico cosa, è indicibile. Non si può fare più. Il mondo attorno a noi è cambiato radicalmente. E fa paura. Anche noi abbiamo radicalmente cambiato il mondo negli Anni 60. Le canzoni, le manifestazioni, i capelli, l’amore, le prime prove di parità con le ragazze, unica rivoluzione riuscita in parte dopo di noi e senza di noi. Insomma non siamo noi quelli che hanno paura se il mondo cambia. Ma il mondo cambia davvero? Quello che vediamo è un tragico passo indietro. Una contro-rivoluzione politica, economica, di costume e di valori.

SEMPRE PIÙ A SINISTRA DEL PCI E ANTIFASCISTI NON SOLO A PAROLE

Prendete i vaccini, i nostri bambini li abbiamo vaccinati convinti che sarebbero stati più fortunati di molti ragazzi delle nostre generazioni colpiti da tante malattie. Noi eravamo per il progresso fino a mitizzarlo. Ci siamo commossi per Rosa Parks. Quando Rinascita, settimanale del Pci, dedicò due pagine al compago gay che raccontava la sua vita pensammo a quelli accanto a noi che avrebbero potuto scriverla sostenuti dalla nostra amicizia. Amavamo la lotta, quello scendere in piazza e quelle assemblee in cui parlavamo senza limiti. Mio figlio, ancora qualche anno fa, interrogato sul mio mestiere, disse: «Papà fa un lavoro che parla». Siamo stati sempre più a sinistra del Pci, anzi a sinistra di tutta la sinistra immaginabile. Molti di noi poi sono tornati nel Pci amandolo alla follia. Quando ce lo vediamo raccontare dagli intellettuali del Corriere della Sera - il Pci come luogo lugubre di rigide scuole di partito, di religiosità ottusa, di fedeltà all’Unione sovietica - ci pare che sono loro ad essersi rincoglioniti.

La nostra bandiera era la democrazia, sì quella bandiera che avevamo raccolto perché la borghesia eccetera eccetera. E siamo stati antifascisti, non solo a parole. Molti fascisti ci hanno fatto male, ma si sono fatti male pure loro. Qualcuno, tanti purtroppo, presero il via delle armi e toccò a noi contrastarli e dare una potente mano per batterli. Roma era la nostra città anche se non l’abitavamo con quel sindaco che morì per la fatica e quel geniale assessore alla Cultura che la riempì di notte, in anni difficili, di gente che guardava i film all’aperto, che passeggiava, che consumava cultura. Erano gli indimenticabili Petroselli e poi Niccolini. Per ragioni opposte sarà indimenticabile pure Virginia Raggi.

CON IL CROLLO DELL'URSS LA FINE DEL SOGNO DI UNA GENERAZIONE

Poi è venuto Gorbaciov. L’Unità titolò, nel momento della sua prima caduta, dopo un ridicolo colpo di Stato, che «era finito il grande sogno», ma il Pci, che Achille Occhetto pochi mesi dopo avrebbe sciolto, disse che avevano sbagliato, quel sogno c’era ancora. Invece avevamo ragione noi, il sogno era finito, come accade, più che ai sogni, agli incubi. Ci siamo così incamminati lungo la strada post comunista in una stagione di emozioni gigantesche. Non c’è nessun partito, nessuna famiglia politica che ha sofferto, partecipato, gioito, sperato come la nostra famiglia che si stava spaccando. Poi è venuto tutto il resto, fino al Pd di Matteo Renzi che ad alcuni di voi è piaciuto perché i vecchi compagni comunisti sono dalla parte dei giovani, per principio, anche di quelli un po’ stronzi. Mi ricordo quando entrai io nel partito: mi portavano per le sezioni bracciantili come un campione di calcio perché avevo «lasciato la borghesia», cioè un padre bancario figlio di ferroviere e una madre che sapeva leggere ma non sapeva scrivere ed era stata una ex commessa dell’Upim, a Bari, in verità, si diceva dell’Upìm, anche lei col padre ferroviere.

I GIOVANI RIMBECILLITI DA GOVERNISMO E GIUSTIZIALISMO

Ci siamo spaventati in tutti queste decenni per colpi di Stato, ci siamo spaventati per quel godurioso di Silvio Berlusconi e per tante cose vere o fasulle. Ora ci ritroviamo con la sinistra politica pressocché ridotta al lumicino mentre al governo c’è, fra di noi lo possiamo dire, il peggio del Paese. In un batter d’occhio quel lungo e stucchevole dibattito per cui non ci sono più nemici in politica ma solo avversari, è andato a farsi benedire. Al governo ci sono i “nemici”, quelli che fanno cose che ci fanno orrore. Ho deciso di scrivervi perché se lasciamo fare quelli delle generazioni successive, e anche i più giovani, la destra populista e xenofoba, lo dico brutalmente, ci fa un mazzo così. Li vediamo litigare, i nostri discendenti, menandosi come fabbri. Nei momenti migliori, i migliori di loro, soprattutto i giovani, fanno convegni pensosi in cui parlano di Jeremy Corbyn e di Bernie Sanders, citano la rivista Jacobin, fanno, a parole, un culo così al capitalismo. Bravi, per carità, arriverà il tempo loro, ma in mezzo alla gente che non ci ha votato più non sanno o non vogliono andare. Nessuno glielo ha insegnato. A noi sì. La sinistra in questi anni si è persa rimbecillita dal governismo e dal giustizialismo. Il primo ci ha portati lontani dalla nostra gente, il secondo ci ha portato in braccia ai fascisti xenofobi.

ORA SERVE BUTTARSI ANCORA PIÙ A SINISTRA

Che si fa allora? Stiamo qui ad aspettare, a mugugnare, a dir male di questo o quell’altro, a guardare su YouTube i discorsi di Enrico Berlinguer? No, non va bene. Guardate Sanders. È sempre stato a sinistra, non ha mai avuto cariche di governo, difficile dirgli che è stato Casta. E si è rimboccato le maniche ed è tornato in battaglia promuovendo tanti giovani combattivi, uomini e donne, spesso soprattutto donne. Facciamolo anche noi. Forse alla fine verrà fuori il migliore di noi che farà Sanders davvero. Se il mio cuore non fosse capriccioso ci avrei fatto un pensierino pure io. Invece mi piace immaginarmi come carrettiere, come parte di un gruppo di “vecchietti terribili” che prendono il potere nella sinistra, che mandano al diavolo le correnti e i protagonismi, che riprendono la strada dei quartieri, delle fabbriche, dei posti di lavoro.

Ve lo dico subito: dobbiamo buttarci più a sinistra. Ve lo dico io che ero considerato un moderato anche nei gruppi extraparlamentari. “Più a sinistra” significa che dobbiamo rappresentare la carica antisistema che cova nella società, ma non quella falsa rivoluzione della nuova Casta che vuole spodestare la vecchia Casta, ma quella che vuole premiare chi produce, che vuole un’Italia che cresce e che combatte ogni forma di rendita e di parassitismo. Vogliamo fare a cazzotti col capitalismo non vogliamo la dittatura del proletariato. Liberi siamo nati, per la libertà abbiamo combattuto, la libertà è il nostro orizzonte. Uscite di casa, andate nelle sezioni dei partiti che vi piacciono di più, fatevi i vostri volantini, incontratevi nei giardini e organizzate azioni esemplari, e rompete le palle, soprattutto, rompetele senza sosta e senza pudore. «Indignatevi», come suggeriva anni fa Stéfane Hessel, quel novantenne vecchio intellettuale partigiano francese. Datevi una mossa e vedrete che qualcosa sorgerà e noi spenderemo bene questi anni, pochi o tanti che saranno.

Un bacio a tutti,

Peppino

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