Massimo Cacciari
Politica
9 Agosto Ago 2018 1830 09 agosto 2018

Cacciari: «I razzisti? Più che goliardi, coglioni»

L'ex sindaco di Venezia sul clima di intolleranza italiano. Il caso Trenord? «La dipendente non va licenziata, ma educata». E sui giovani che attaccano i migranti: «Minimizzare è pericoloso, lo dice la storia».

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«Una dipendente dovrebbe essere licenziata perché ha detto che gli 'zingari' rompono i coglioni sui treni? Mi sembra un provvedimento un po' esagerato». Il professor Massimo Cacciari ha le idee chiare sul caso dell'operatrice di Trenord che rischia di perdere il lavoro dopo aver intimato dall'altoparlante ai «molestatori» e agli «zingari» presenti sul regionale Milano-Cremona di scendere alla fermata successiva. Ma l'ex sindaco di Venezia, a scanso di equivoci e con la schiettezza che lo contraddistingue, subito dopo aggiunge: «Le teste vuote che usano espressioni simili vanno educate, non licenziate. La pena, in questi casi, non fa altro che moltiplicare i coglioni, che già sono anche al governo. Moltiplicarli oltre certi limiti minaccia di diventare eccessivo». Sulla vicenda è intervenuto anche il sociologo Luca Ricolfi, da sempre vicino alla sinistra come lo stesso Cacciari, e la sua presa di posizione non è sfuggita al ministro dell'Interno Matteo Salvini, che l'ha citato su Twitter.

DOMANDA. Per la dipendente di Trenord sono al vaglio provvedimenti che coprono tutta la gamma prevista dal contratto di lavoro: dal richiamo verbale alla sospensione, fino al licenziamento. Cosa ne pensa?
RISPOSTA.
La pena non fa altro che rinfocolare chi dice cose di questo genere, li fa credere nel giusto. Invece si tratta di persone che vanno prese da parte ed educate.

Chi lo dovrebbe fare?
Purtroppo in Italia non lo fa più nessuno. Non abbiamo più né una scuola, né un'università, né una stampa decenti. Né tantomeno partiti politici all'altezza della situazione.

Cosa c'entrano i partiti?
Il dramma italiano è il crollo di ogni istituto che svolga funzioni anche educative. Una volta lo facevano anche i partiti, ora purtroppo va così. Quindi, pace all'anima nostra.

Lei ha lanciato un appello agli intellettuali contro la destra regressiva in vista delle prossime elezioni europee. Il professor Ricolfi ha aderito?
Me lo auguro, perché ho molta stima di Ricolfi. Ma non sono le adesioni il punto. L'importante è che ognuno faccia quel che può, nel suo ambito professionale, con iniziative autonome... la sottoscrizione non cambia niente. È una mobilitazione di uomini, non solo di intellettuali, per tentare di far capire che ci troviamo su un piano molto molto inclinato.

Cosa pensa del clima di intolleranza che si respira nel Paese? Mi riferisco per esempio alle aggressioni contro i migranti, compiute anche da minorenni.
Si continua a minimizzare tutto e il clima sta crescendo, ma non potrebbe essere diversamente.

Perché?
Perché quando si comincia a dire dal governo che certe espressioni di scemenza vanno bene, si passa come niente da quattro scemi alla squadraccia organizzata. Il passaggio è quasi inavvertito, la storia ce lo insegna ad abundantiam.

A un certo momento ci sveglieremo e ci chiederemo: ma noi dove eravamo?

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro?
A furia di minimizzare, a furia di non svolgere quell'opera di educazione da parte di tutti di cui parlavo prima, non faremo altro che rendere il piano ancora più inclinato. Dopodiché a un certo momento ci sveglieremo e ci chiederemo: ma noi dove eravamo?

Chi prende fisicamente di mira i migranti, una volta scoperto, si giustifica spesso affermando di aver agito per pura goliardia. Un modo come un altro per nascondere l'aggravante dell'odio razziale?
Si minimizza tutto e ridendoci sopra si passa come niente dalla goliardia alle squadracce. Il passaggio è già stato sperimentato ed è molto molto facile. Bisogna invece far capire ai goliardi che forse non è necessario essere, oltre che goliardi, anche dei coglioni.

Cosa fare per invertire la tendenza?
Bisogna intervenire ma non con le pene, per fatti che possono essere al momento di pura coglionaggine o diseducazione. Intervenire spiegando, mostrando come nella storia siano avvenuti dei passaggi che all'inizio sembravano del tutto indolori e quindi sono stati colpevolmente sottovalutati. Occorre far capire che viviamo in un'epoca molto difficile.

Siamo ancora in tempo?
Sono ormai più di 30 anni che in questo Paese tutti, stampa compresa, fanno di tutto affinché non si ragioni. Inseguendo il clima, la pancia, gli istinti. Se si agisce adesso, la tendenza può essere invertita. Altrimenti andrà sempre peggio.

Abbiamo un governo che sta parlando di tutto tranne che di scuola, università, ricerca e formazione

Potrebbe indicare una proposta concreta di rieducazione?
Abbiamo un governo che sta parlando di tutto, certo in modo molto dilettantesco, tranne che di scuola, università, ricerca e formazione. E questo la dice lunga, perché ogni organismo politico sano partirà sempre dalla formazione. Qualunque organismo politico che voglia crescere deve partire da lì. Da noi, invece, non esiste più nemmeno il problema. È un indice della decadenza culturale e politica del nostro Paese.

Un fenomeno che riguarda anche il Pd, oppure no?
Riguarda tutti. Riguarda più di 30 anni di vita pubblica del Paese. La deriva va avanti dall'inizio degli Anni 80 e ci siamo dentro totalmente, questa è la questione. Ma sembra che vada bene così a tutti. Tutti applaudono. Inutile perdere tempo.

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