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Politica
11 Agosto Ago 2018 1800 11 agosto 2018

Cosa pensa il Vaticano del governo M5s-Lega

La Chiesa guarda con sempre più appresione all'esecutivo gialloverde. Squilibri istituzionali, poca chiarezza sull'economia e troppa intolleranza. Così i cattolici pensano a un nuovo partito.

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Cosa pensa la Chiesa del governo? Finora l’interrogativo è rimasto sospeso senza ricevere una risposta definitiva; del tutto nuova, del resto, era la compagine politica uscita vincitrice dalle elezioni cui è spettato il compito di governare il Paese. Certo, a giudicare dai titoli forti di Avvenire il quotidiano della Cei, in materia di politiche migratorie, ci sarebbe ben poco spazio per immaginare un apprezzamento reale dell’esecutivo da parte dei vescovi. Il fatto che il ministro dell’Interno Matteo Salvini abbia monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica indirizzandola sul rifiuto pressoché assoluto di ogni scelta solidale in favore dei migranti e alimentando polemiche xenofobe all’interno dei confini nazionali, ha indotto la Chiesa ad assumere posizioni via via sempre più severe e critiche, se non di rottura esplicita. In questo momento, da parte dei vescovi, prevalgono preoccupazione per eventuali spaccature culturali e ideologiche nella società italiana e un'inquietudine reale per l’azione ancora poco chiara e incisiva del governo.

VATICANO IN ALLARME PER GLI SQUILIBRI ISTITUZIONALI

Il motivo di queste diffidenze però non è dato solo da un magistero pontificio che ha messo al centro del proprio messaggio la vicinanza ai poveri, agli esclusi, ai migranti e ai profughi: a suscitare preoccupazioni nell’episcopato e Oltretevere è stato anche lo squilibrio istituzionale venutosi a creare; il capo del governo, Giuseppe Conte, praticamente non si vede come buona parte dell’esecutivo. Restano invece perennemente sulla scena i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, con un ‘gigantismo’ comunicativo del primo che lascia poco spazio a ipotesi di dialogo e confronto. Eh sì, perché la prima reazione dai sacri palazzi, all’indomani del voto, anche da parte del segretario di Stato Pietro Parolin, fu improntata a forte prudenza ma si esprimeva comunque a una disponibilità al dialogo; un dialogo che, nella tradizione della Chiesa è attitudine a smussare i contrasti più ruvidi e a cercare forme di convivenza anche nei momenti difficili della vicenda nazionale.

Sergio Mattarella

LA SANTA SEDE GIUDICA GRAVI GLI ATTACCHI A MATTARELLA

Nella fase della formazione del governo, poi, la Santa Sede – come ormai da lunga e consolidata tradizione – ha rivolto con fiducia il proprio sguardo al Colle; Sergio Mattarella per altro, cattolico di scuola democratica, è figura particolarmente apprezzata sia in Vaticano che dalla Cei guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti. Gli attacchi furiosi e scomposti cui il Quirinale è stato sottoposto da parte del leader grillino Di Maio e poi anche dalla Lega, nei giorni in cui si andava delineandola squadra di governo, hanno lasciato il segno nelle valutazioni d’Oltretevere. Tanto più se, in quella circostanza, sono entrati in gioco «gli interessi nazionali» – cioè le alleanze europee dell’Italia e la sua collocazione internazionale, e la relativa stabilità economica e politica - argomenti sui quali i vertici ecclesiali si fidano assai più del Capo dello Stato che dell’esecutivo Conte.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
GETTY

IL SOVRANISMO NON PIACE ALLA CHIESA

La Chiesa a trazione bergogliana, del resto, è assai diffidente verso forme di sovranismo sempre più venate da pulsioni xenofobe e nazionaliste, è anzi questo un terreno di conflitto all’interno dello stesso mondo cattolico, e la vicenda non può essere valutata solo con il metro antico del rapporto fra le due sponde del Tevere. Fanno testo, in tal senso, le parole pronunciate dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice – nominato da papa Francesco nell’ottobre del 2015 alla guida della diocesi siciliana – che in occasione dello storico Festino di Santa Rosalia il 15 luglio scorso, affermava: «La logica del ‘prima noi’ mostra in questa Europa tutta la sua fallacia. Rischiamo fratture insanabili proprio perché ogni Paese europeo comincia a ritenere che il suo benessere venga prima, senza capire che se la casa comune si distrugge tutti resteremo all’addiaccio, privi di un tetto». Poi ha aggiunto: «È la miopia dell’egoismo politico», aggiungeva, «propugnato da governanti e da politici europei che spesso si vantano – soprattutto nell’Est – di costruire regimi privi delle garanzie e fuori dai confini minimi della democrazia. Di fronte a tutto questo, care sorelle e cari fratelli, la Chiesa non può restare in silenzio, io non posso restare in silenzio. Perché la Chiesa non ha alternative. Essa è stata collocata dal suo Signore accanto ai poveri e ai derelitti della storia».

ORA IL CLERO ATTENDE LE DECISIONI SOCIALI ED ECONOMICHE

Certo, il vero banco di prova per il governo e per i rapporti dell’esecutivo con il Vaticano sarà determinato dalle scelte in campo economico e sociale; le politiche di sostegno fiscale alla famiglia, il confronto con il ‘terzo settore’, ma anche il tema bruciante della disoccupazione, la sopravvivenza di migliaia di imprese in tanti distretti industriali della penisola, i nodi irrisolti delle nuove povertà e dell’equità sociale, il contrasto all’evasione, il rafforzamento del principio di sussidiarietà, sono tutte questioni cui il vertice della Cei darà particolare rilievo a partire dall’inizio di settembre, quando si riunirà di nuovo il consiglio episcopale permanente, l’organo di governo della Chiesa italiana.

L'IDEA DI UN IMPEGNO POLITICO E DI UN NUOVO PARTITO DI CATTOLICI

E inevitabilmente, in un clima politico tanto ribollente quanto confuso, si è tornati a parlare dell’impegno dei cattolici nella vita pubblica, fino a ipotizzare partiti cattolici che per ora restano però solo fantasie estive. Più facile che si possano realizzare forme ‘leggere’ di partecipazione, magari sotto forma di movimenti capaci di mobilitare forze e sociali e culturali su determinati temi; è un po’ quello che sta provando a fare da qualche anno la Comunità di Sant’Egidio. Si tratta, tuttavia, sempre di esperienze dai confini abbastanza circoscritti, il salto di qualità non si è mai verificato: l’ultima carta sulla quale la Chiesa ha provato a puntare in modo esplicito è stata quella di Angelino Alfano e non è andata troppo bene, per questo ora si cercano nuove strade. Anche perché Francesco un paio di anni fa ha fatto capire chiaramente che Chiesa e cattolici italiani dovevano farcela da soli, il manto bianco del papa non sarebbe entrato più o quasi, nel dibattito politico nazionale o nelle aule del parlamento a garantire con i suoi interventi una sorta di protettorato speciale da parte pontifica all’Italia, anche quell’epoca sembra arrivata al tramonto.

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