Danilo Toninelli Tav Salvini Ministro Concentrato
Politica
12 Agosto Ago 2018 1800 12 agosto 2018

Chi è Danilo Toninelli, ministro dei Trasporti contro la Tav

Gli scontri sempre negati con Salvini, le foto sui social "concentrato", il passato da carabiniere. Chi è l'uomo chiave del Movimento tra statalismo, ambientalismo del no e anti-politica.

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La prima volta che Danilo Toninelli è andato al mare aveva 16 anni e, dice, come prima cosa si è messo a raccogliere le cartacce per terra. Quando ha dovuto scegliere l'Università ha puntato su Giurisprudenza non perché gli piacesse il Diritto, ma perché era a numero chiuso e così pensava sarebbe stato più semplice studiare. Laurea in quattro anni, poi il militare, tre anni da carabiniere, infine assicuratore. Una moglie, due bimbi, unica esperienza politica nota quella che lo ha portato a fondare il Movimento 5 stelle Crema. A cercare un aneddoto divertente o sorprendente nella vita del ministro dei Trasporti c'è da spaccarsi la testa. Forse bisogna smettere di farlo. Forse la chiave di successo è semplicemente questa: “uso a obbedir tacendo”, ha un profilo talmente neutro da risultare perfetto per qualsiasi ruolo.

UN ORTODOSSO TRA STATALISMO E AMBIENTALISMO

Dove lo metti, lui sta: chi lo conosce e lo apprezza lo definisce uno "sgobbone". Chi lo apprezza un po' meno gli ha appioppato l'aggettivo di “ortodosso” che, nella lingua del Movimento, significa che è inutile aspettarsi da lui critiche nei confronti dei vertici, o particolare autonomia. Passetto dopo passetto, però, ha scalato il Movimento fino a diventarne l'uomo di riferimento nel governo, a volte anche più di Luigi Di Maio. Se il leader campano incarna un elettorato giovane, soprattutto meridionale, che si è sentito messo da parte e sogna con il reddito di cittadinanza il riscatto, Toninelli è l'incarnazione di quello strano miscuglio tra statalismo, ambientalismo del no e anti-politica che è la spina dorsale del Movimento, il serbatoio del consenso tra il ceto medio impiegatizio che certo non fa fatica a identificarsi nel ministro.

GRANDI OPERE TENUTE NEL CONGELATORE

Toninelli è così diventato il vero interprete dello spirito dei tempi: ha stoppato la privatizzazione di Alitalia e ha messo una pietra sopra la quotazione di Fs, perché sono finiti i tempi del mito della competitività e delle privatizzazioni, sono tornati quelli in cui i giovani sognano il posto fisso nel pubblico. Poi, memore dei tempi rampanti del Movimento, ha tenuto le grandi opere nel congelatore, promettendo che si può andare avanti solo dopo aver verificato costi e benefici. In Confindustria sono rimasti a bocca aperta: nemmeno ai tempi della Dc si era visto un tale trionfo di paludismo.

SCRIVE TUTTO SUI SOCIAL (ANCHE QUELLO CHE NON FA)

Ma siccome Toninelli democristiano non è, ma pentastellato, ci ha messo in più quel mix di antipolitica che tanto piace ai suoi elettori: via i vertici di Fs perché l'amministratore delegato - orrore! - è indagato, gogna pubblica per Matteo Renzi di cui è stato denunciato il costoso leasing dell'aereo di rappresentanza. Il tutto a beneficio dei social network. Dire che Toninelli scrive lì tutto quello che fa è riduttivo. In effetti scrive anche quello che non fa: l'Espresso lo ha sbugiardato sul decreto per chiudere i porti annunciato e mai visto. I vertici di Fs sono stati “licenziati” via Facebook ore prima che arrivasse la comunicazione ufficiale di decadenza del board. Sull'aereo di Renzi non è mica chiaro se poi il leasing sia stato cancellato o meno. Ma tanto cosa importa: siamo nell'epoca degli annunci. E Toninelli è il volto della politica dei cinque stelle.

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Geplaatst door Danilo Toninelli op Vrijdag 27 juli 2018

Classe 1974, nato a Soresina, Toninelli viene da una famiglia umile, ha raccontato in un'intervista a Panorama. I suoi erano operai, poi venditori ambulanti. «A casa mia non c'erano libri, non c'era musica, non c'era nulla se non l'onestà del lavoro», ha spiegato al giornalista Luca Telese a cui non ha risparmiato un pizzico di agiografia popolare: il lavoro di notte per pagarsi le vacanze, il confronto con “la gente” vendendo formaggio e prosciutto al mercato, l'ingabbiatura dei polli, la raccolta delle carote.

TRE ANNI NEI CARABINIERI E POI ASSICURATORE

Il curriculum scolastico è stra-regolare: il liceo scientifico (diplomato con 56 su 60), poi la laurea in giurisprudenza senza finire fuori corso (100 su 110) e con una tesi sulla settimana di lavoro a 35 ore. Potrebbe essere un indizio di orientamento politico a sinistra ma no: il titolo l'ha scelto il suo professore, ha raccontato. A questo punto, tre anni di carabinieri: «Tutto quello che sono, sul piano dello spirito positivo e del senso di servizio alle istituzioni, l'ho imparato lì». Poi ha iniziato la sua carriera di assicuratore (liquidatore di sinistri dal 2002 in Sara Assicurazioni e dal 2006 in Vittoria) e, subito dopo, l'avventura politica.

I MEETUP, L'AMBIENTE E POCO CONSENSO

Christian Di Feo, già consigliere comunale per i cinque stelle, racconta a Lettera43.it: «Nel 2010 fummo tra i fondatori del Meetup di Crema. Esperienza galvanizzante, un gran lavoratore, prendeva sul serio tutto quello che faceva». Erano gli anni in cui si occupava, soprattutto, di temi ambientali, inquinamento, anche trasporto pubblico. Un uomo carismatico? Non proprio, a giudicare dal suo consenso personale. Alle Regionali del 2010 raccolse 84 preferenze, due anni più tardi, alle Amministrative di Crema, nove. Ma rimanere fuori dal Comune è stata la sua fortuna: nel 2013 si votava per il parlamento e lui è entrato dopo essersi affermato alle Parlamentarie lombarde.

IN PARLAMENTO 71% DI PRESENZE AL VOTO ELETTRONICO

Avendo la laurea in giurisprudenza, è finito così nella Commissione Affari costituzionali, di cui è stato vicepresidente. Aria elegante, puntiglioso, studioso, gran lavoratore (71% di presenze al voto elettronico, secondo le statistiche di Openpolis), gli italiani hanno imparato a conoscerlo in tivù dove sventolava tabelle tuonando contro il parlamento dei nominati, fatto salvo fare parziale marcia indietro più tardi, quando si trattò di trovare un'intesa per andare a elezioni con un sistema elettorale non troppo sgradito. Toninelli è così: affermazioni tonanti, scelte pragmatiche in sintonia con il Movimento 2.0, di lotta e di governo. E, a dire il vero, nonostante le comparsate televisive, popolare non lo è mai diventato per davvero: a casa sua, il 4 marzo 2018, nel collegio uninominale di Cremona si è piazzato solo terzo con il 20% dei voti dietro Daniela Santanchè (41,79%) e la piddina Valentina Lombardi (27,75%). Però c'era il listone, quello odiato, simbolo della partitocrazia, del parlamento dei nominati. E Toninelli è approdato al Senato.

LE GAFFE RIPETUTE SUI SOCIAL

Già testato nella prima legislatura, considerato più che affidabile dai vertici del partito, molto vicino a Luigi di Maio, Toninelli è diventato così, alla sua seconda legislatura, un uomo chiave del Movimento. Si mormorava che fosse in pole per un posto da ministro delle Riforme, ma il risiko dei posti ha voluto diversamente: Trasporti. La partenza è stata al fulmicotone, con il dossier porti. Toninelli un po' ha assecondato Matteo Salvini, un po' si è dissociato, negando fino allo sfinimento contrasti. Gli oppositori hanno avuto buon gioco a sottolineare le gaffe: le foto sui social con l'aria concentrata (il ministro si piace molto) gli incrociatori confusi con i rimorchiatori.

LA SCELTA MARCO DI PONTI (CHE LAVORA GRATIS)

Ma per i supporter a cinque stelle conta poco: contano invece, molto, le sparate contro Renzi, lo stop annunciato alla Tav. Si è scelto come consulente un peso massimo: l'ex professore del Politecnico Marco Ponti, uno dei migliori studiosi dell'economia dei Trasporti ma anche un fiero oppositore del progetto dell'Alta velocità. «Macché, è una questione di numeri. Io sono uno studioso e parlo attraverso i numeri», ha precisato lui. Deve verificare, insieme ad altri esperti, la fattibilità delle grandi opere lasciate in sospeso dal precedente governo secondo il metodo dell'analisi costi-benefici. E di Toninelli, Ponti che dice? «Mi ha chiamato per propormi questo lavoro, io ho accettato rifiutando il compenso, che era di 60 mila euro, l'anno a tutela della mia indipendenza. Penso gli abbia fatto piacere».

L'IMBARAZZO SULL'ALTA VELOCITÀ CHE COSTA TROPPO

L'analisi costi-benefici, precisa Ponti, è una valutazione tecnica. Poi quella politica spetta al governo. Cosa ha intenzione di fare allora il ministro al momento della decisione se fermarsi oppure no se, come ampiamente prevedibile, le valutazioni di Ponti dovessero confermare quello che lui dice da tempo, cioè che l'alta velocità (e non solo quella) in Italia costa troppo? Il 3 agosto il ministro dell'Interno Matteo Salvini è tornato a sostenere l'utilità delle grandi opere. Fino a quando Toninelli può tenergli testa? Difficile dirlo. Forse la risposta non va nemmeno cercata al ministero dei Trasporti, ma al vertice del Movimento di cui Toninelli – come tutti i suoi esponenti – è soprattutto un portavoce. E tra i più affidabili.

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