Spread Btp Bund in calo a 190 punti
Spread e mercati
Bankitalia, risale debito pubblico

Il piano Lega-M5s per far comprare Btp alle famiglie

L'obiettivo è convincere gli italiani a destinare i loro risparmi sui titoli di Stato. Sarebbe una piccola porzione di debito pubblico. Ma con una grande valenza politica. Le anticipazioni di L43.

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Tassi migliori e fuori mercato. Meno imposte. Extra-cedole per premiare chi conferma l'investimento. Il sogno del governo giallo-verde, si sa, è quello dell'autarchia del debito pubblico. Di spingere le famiglie a destinare i loro risparmi sui titoli di Stato. A lavorarci è Armando Siri, padre della flat tax leghista e sottosegretario alle Infrastrutture, che durante le ferie agostane deve completare un disegno di legge, i cui contenuti Lettera43.it è in grado di anticipare. Il tutto mentre lo spread tra Btp e Bund oscilla poco sotto i 300 punti e l'asta per i Btp annuali è andata deserta, pagando le paure dei sottoscrittori.

VERSO UNA MANOVRA PIÙ CAUTA RISPETTO AGLI ANNUNCI

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti hanno tranquillizzano i mercati: la manovra finanziaria sarà più cauta di quanto fanno pensare gli annunci della maggioranza. Il titolare del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, invece, i mercati li ha sfidati apertamente. Dicendo sulle colonne del Corriere della sera: «Qualcuno vuole usare i mercati contro di noi. Noi non siamo ricattabili». Il leghista Claudio Borghi, invece, ha vagheggiato un sostegno della Banca centrale europea (Bce). Che però, verso la scadenza del Quantitative easing, potrebbe arrivare soltanto attraverso il programma Omt (Outright monetary transactions), destinato però soltanto alle emissioni di piccolo taglio e che scatta se i governi coinvolti accettano riforme draconiane tanto lontane dai progetti espansivi del duo Salvini-Di Maio.

LUNGA MARCIA PER LA CREAZIONE DI UNO STATO SOVRANISTA

E poi c'è il piano Siri, che riguarda una piccola porzione di debito pubblico - poco più del 6% è in mano delle famiglie -, ma ha una fortissima valenza politica: sia nei confronti dell'Europa e dei mercati sia, soprattutto, nella lunga marcia verso la creazione dello Stato sovranista, idealizzato dai giallo-verdi. Un pezzo importante alla stregua dell'italianizzazione di Alitalia o della vendita dell'Ilva a un altro compratore.

Armando Siri e Matteo Salvini.

Al Corriere della sera il sottosegretario ha ripetuto quello che annuncia da mesi: «A fine settembre presenterò un ddl per l'istituzione dei Cir, i conti individuali di risparmio che hanno come obiettivo promuovere l'acquisto dei titoli di Stato da parte delle famiglie italiane. Prevede un'agevolazione fiscale efficace, «per poter rendere l'investimento ben remunerato».

EMISSIONI DEL TESORO AD HOC PER LE FAMIGLIE

Il piano, a quanto risulta a L43, è incentrato sul Cir, che a dispetto del nome ricorda più un fondo di investimento sul modello dei Pir. Il risparmiatore ci deposita i suoi soldi e dà mandato alle banche e alle assicurazioni di comprare soltanto titoli di Stato, che il Tesoro emette ad hoc per le famiglie. Poche regole e trasparenti. Questi conti saranno assicurati e rimborsati in caso di sottoscrizione fraudolenta e gestiti con commissioni calmierate.

RENDITE SUPERIORI A QUELLE DI MERCATO

Questa è la prima parte del provvedimento. L'altra prevede emissioni ad hoc per le famiglie, che in parte riprendono il modello del Btp Italia: aste riservate, due cedole all'anno, indicizzazione all'inflazione. Ma rispetto a questo strumento il governo vorrebbe estenderne la durata (compresi i più rischiosi decennali), introdurre una rendita superiore a quella di mercato, garantire una tassazione inferiore all'attuale aliquota del 12,5%, dare un premio per chi rinnova le sottoscrizioni e agevolazioni fiscali anche sulla compensazione in caso di perdita nel rapporto tra prezzo d'acquisto e quello della cedola in uscita.

La quota del debito pubblico italiano in mano alle famiglie e ai piccoli investitori è molto bassa: poco più di 100 miliardi sugli oltre 2 mila

Come detto la quota del debito pubblico in mano alle famiglie e ai piccoli investitori è molto bassa: poco più di 100 miliardi sugli oltre 2 mila. Eppure, spiega un banchiere, questo provvedimento potrebbe in estrema istanza anche interessare le istituzioni finanziarie: «Soltanto le banche e le assicurazioni italiane controllano quasi il 50% del montante totale. È un livello che con l'instabilità politica non possiamo più permetterci. Esposti come siamo, ne paghiamo il conto sia per il giudizio dei mercati sia a livello operativo, perché devono bloccare ingenti risorse che altrimenti impegnerebbero per business più remunerativi. Certo, questo strumento ha per noi margini inferiori di guadagno rispetto ad altri, ma l'incentivazione dei Cir potrebbe permetterci di riversare parte di queste sottoscrizioni sui piccoli risparmiatori».

MENO RISCHI, MA ANCHE MARGINI DI GUADAGNO MINORI

A ben guardare questa ipotesi porta con sé luci e ombre. È chiaro che rispetto ad altri investimenti le emissioni riservate e protette verso le famiglie comportano meno rischi, ma anche margini di guadagno minori (sarebbero soltanto un po' più remunerative di un conto corrente). Detto questo, come insegnano le varie crisi greche, le istituzioni finanziarie - banche, assicurazioni, fondi speculativi - hanno più potere di contrattazione verso i governi in caso di ristrutturazione del debito. Cioè riescono a perdere meno soldi di quelli che perderebbero i comuni cittadini in caso di taglio al valore dei titoli.

20 Agosto Ago 2018 0800 20 agosto 2018
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