Sbarco da Diciotti per 16 migranti
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Il no dell'Europa sulla nave Diciotti e la reazione dell'Italia

Conte minaccia «conseguenze». Di Maio insiste con lo stop ai contributi. Intanto il procuratore di Agrigento ha deciso di sentire i funzionari del Viminale. Salvini lo sfida: «Interroghi me».

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L'Europa ha detto no all'Italia che chiedeva la ripartizione dei migranti a bordo della nave Diciotti. Il motivo? Attualmente i flussi migratori pro-capite diretti verso il nostro Paese sono di molto inferiori rispetto a quelli che interessano altri Stati membri, dunque non ci sarebbe la necessità di procedere con la ricollocazione volontaria. I Paesi che hanno partecipato con i loro diplomatici al vertice di Bruxelles del 24 agosto (oltre all'Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Lussemburgo, Olanda, Belgio, Malta, Grecia e Irlanda) si sono rifiutati di firmare la dichiarazione congiunta preparata dalla Commissione europea. In cui, oltre al punto relativo all'imbarcazione della Guardia costiera ferma dal 20 agosto nel porto di Catania con il suo carico di 150 persone, si gettavano le basi per «lavorare allo sviluppo di un approccio agli sbarchi nell'Ue più prevedibile, sostenibile e cooperativo». Trattandosi di una riunione informale di tipo tecnico, non erano attese decisioni vincolanti. Ma ecco qual è stata la reazione del governo M5s-Lega.

SALVINI NON CAMBIA LINEA

Il ministero dell'Interno guidato da Matteo Salvini, incassato il no arrivato da Bruxelles, ha ribadito la propria posizione. «I Paesi europei non hanno avanzato alcuna concreta apertura per risolvere il caso della nave Diciotti. Visto che l'Italia, negli ultimi anni, ha accolto 700 mila cittadini stranieri, la linea del Viminale non cambia. Dalla Diciotti non sbarca nessuno. Su questo fronte il governo è compatto», hanno dichiarato fonti del dicastero. Per poi aggiungere: «Il vertice di Bruxelles si è chiuso con un nulla di fatto. Ennesima dimostrazione che l'Europa non esiste. Nessuno stato membro ha ritenuto di sottoscrivere un comunicato e non ci sono le basi di un accordo per indicare una nuova procedura standard per il soccorso, lo sbarco e la redistribuzione degli immigrati». Salvini stesso, tuttavia, durante un'intervista a Zapping su Radio Uno, ha aperto una sorta di spiraglio: «Sto valutando la possibilità di fare procedure di identificazione e riconoscimento per individuare i profughi veri, che sono la minoranza, dai finti profughi prima ancora che le persone sbarchino». Sulla Diciotti, secondo Daniela de Robert, delegata del Garante per i detenuti, ci sono 130 cittadini eritrei, 10 delle isole Comore, sei bengalesi, due siriani, un egiziano e un somalo. Persone che «hanno una nazionalità che assicura una protezione internazionale quasi automatica in tutti i Paesi europei».

CONTE MINACCIA «CONSEGUENZE»

Anche il premier Giuseppe Conte si è fatto sentire, attraverso un post su Facebook: «È noto a tutti che l'Italia sta gestendo da giorni, con la nave Diciotti, un'emergenza dai risvolti molto complessi e delicati. Ancora una volta misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti. Bene. Se questi sono i fatti vorrà dire che l'Italia ne trarrà le conseguenze e, d'ora in poi, si farà carico di eliminare questa discrasia perseguendo un quadro coerente e determinato d'azione per tutte le questioni che sarà chiamata ad affrontare in Europa».

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Geplaatst door Giuseppe Conte op Vrijdag 24 augustus 2018

Nel corso del vertice informale convocato d'urgenza dalla Commissione europea, ha detto ancora Conte, «non è stato dato alcun seguito» alle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo di fine giugno, sul cui significato politico, peraltro, sussistevano già diverse interpretazioni. Adesso però, secondo il premier, «da parte di alcuni Stati è stato proposto un passo indietro, suggerendo una sorta di regolamento di Dublino mascherato, che avrebbe individuato l'Italia come Paese di approdo sicuro, con disponibilità degli altri Stati a partecipare alla redistribuzione dei soli aventi diritto all'asilo», che sarebbero una «percentuale minima».

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Il governo Conte teoricamente si oppone alla creazione di un centro sul territorio italiano. E allo stesso modo fanno la Spagna e la Francia. Il premier iberico Pedro Sanchez ha spiegato che da loro i centri ci sono già e in effetti la proposta franco-spagnola partiva proprio dal modello Ceuta e Melilla.

DI MAIO INSISTE CON LO STOP AI CONTRIBUTI

Il vicepremier Luigi Di Maio, sempre su Facebook, ha rincarato la dose facendo riferimento ai contributi da versare al bilancio comunitario: «L'Ue non vuole ottemperare ai principi concordati nell'ultimo Consiglio europeo? Noi siamo pronti a tagliare i fondi. Agli italiani non chiederemo un centesimo di più. Lo dico da capo politico del M5s, visto che l'Ue non rispetta i patti e non adempie ai suoi doveri, noi come forza politica non siamo più disposti a dare i 20 miliardi all'anno che pretendono». Meno drastico l'atteggiamento dell'altro vicepremier, Matteo Salvini: «Gli italiani penso si aspettino buon senso, rigore e tranquillità: se in Europa fanno finta di non capire, come hanno detto giustamente Conte e Di Maio vedremo di pagare un pò di meno» (leggi anche: Quanto versa e riceve l'Italia nel bilancio europeo).

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LA PROCURA DI AGRIGENTO VUOLE SENTIRE I FUNZIONARI DEL VIMINALE

Intanto, mentre infuria lo scontro tra l'Italia e i partner europei, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha deciso di andare a Roma il 25 agosto per sentire alcuni funzionari del ministero dell'Interno. Il magistrato, oltre all'inchiesta per individuare gli scafisti, ha aperto un fascicolo sul caso Diciotti per arresto illegale e sequestro di persona. L'indagine per ora è contro ignoti, ma è stato lo stesso ministro Salvini a polemizzare evocando un suo eventuale coinvolgimento. Nel caso in cui, come ipotizza la procura, sia stato commesso un reato, i magistrati dovranno individuare i responsabili della violazione risalendo nella catena di comando a chi ha impedito lo sbarco. Da qui l'esigenza di sentire i funzionari che si sono occupati della vicenda. Per tutta risposta il leader della Lega ha nuovamente sfidato il procuratore: «Interrogasse me, andasse dal capo. Non andasse a interrogare i funzionari, che svolgono le direttive che il responsabile dà, cioè io. Se questo magistrato vuole capire qualcosa, gli consiglio di evitare i passaggi intermedi. Siccome c'è questo presunto sequestratore e torturatore, sono disponibile a farmi interrogare anche domani mattina» (leggi anche: Le tre inchieste aperte dai pm siciliani sulla nave Diciotti).

IN SCIOPERO DELLA FAME 120 PERSONE

A bordo della nave, secondo l'eurodeputata del Pd Michela Giuffrida che ha compiuto un'ispezione per verificare le condizioni dei migranti e parlare con l'equipaggio, 120 persone sono in sciopero della fame. Le altre 30, comprese le 11 donne, si alimentano regolarmente. E il segretario dem Maurizio Martina ha attaccato frontalmente il capo dell'esecutivo: «Conte esca dai social network, gestisca la situazione se è capace di farlo altrimenti vada a casa perché l'Italia rischia di essere umiliata. Il governo sta tradendo il proprio Paese». Infine, nella tarda serata del 24 agosto, dalla Diciotti è arrivata una nuova richiesta: «Autorizzare lo sbarco dei naufraghi soccorsi per l'estrema criticità della situazione a bordo».

24 Agosto Ago 2018 1807 24 agosto 2018
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