Civati, spazio per sinistra di governo
Politica
28 Agosto Ago 2018 1540 28 agosto 2018

Pippo Civati sull'incontro Salvini-Orban e sul futuro della sinistra

In piazza a Milano contro il vertice tra il leghista e il premier ungherese, il fondatore di Possibile parla dell'alternativa ai giallo-verdi. «Una voce plurale, non per forza unitaria, che fermi la deriva». 

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La piazza di Milano potrebbe essere «un primo passo verso qualcosa di nuovo, che non si porta dietro le tossine del passato». E la manifestazione contro il faccia a faccia tra Matteo Salvini e il premier ungherese Viktor Orban di martedì 28 agosto una rappresentazione plastica del popolo che dice no a questo governo. Pippo Civati, ex segretario di Possibile e organizzatore della manifestazione, sceglie però la via della prudenza. E circa la nascita di un fronte comune del centrosinistra (comunque lo si voglia chiamare) contro la valanga leghista frena. «Ora questa possibilità non la vedo», spiega a Lettera43.it. «E non sarebbe nemmeno serio dire "scordiamoci il passato"». Si tratta di un lavoro lungo. «Il punto è non continuare a ribadire una politica fine a se stessa e capire se a singoli pezzi o tutti insieme si riesce a offrire al Paese una proposta che fermi questa deriva».

Pippo Civati.

DOMANDA. Finora però l'opposizione si è mostrata timida, diciamo...
RISPOSTA. Dal punto di vista della dialettica politica, il caso della Diciotti ha creato la prima occasione perché una opposizione si manifestasse non tanto nell'attività dei politici, ma con una mobilitazione che è partita prima da poche persone, i famosi «quattro gatti» con cui la destra ci prende in giro, e poi è cresciuta.

Ma è possibile costruire un'alternativa credibile?
È inevitabile che per costruire una opposizione dopo una fase politica controversa come quella degli ultimi anni sia necessario ritrovarsi intorno a sfide comuni con una elaborazione che finora è mancata. Per questo la piazza di Milano può suonare la sveglia sia per l'opposizione parlamentare sia per tutti coloro che non si riconoscono in questo governo. Finora è esistito solo Matteo Salvini e in misura molto minore i cinque stelle. È sparita una voce plurale, che non deve necessariamente confluire in una unica regia. È mancata una voce alternativa.

Meno social, più piazze?
È il senso dell'appello che abbiamo lanciato. Quello che manca è una rappresentazione plastica e politica di un flusso che esiste e che va rappresentato, ognuno secondo le proprie possibilità e seguendo le proprie corde. Detto questo è comunque importante rispondere colpo su colpo a certe schifezze che girano sul web, non è così banale. Siamo davanti a fatti gravissimi e a una situazione del Paese molto pericolosa.

Crede che si possa parlare di emergenza democratica?
C'è una grande speculazione sul tema dei migranti. Del resto è facilissimo scaricare tutte le nostre frustrazioni e i nostri problemi su un nemico riconoscibile e molto più debole di noi. È il perfetto capro espiatorio, fin dai tempi della Bibbia.

Chi come me è stato sul molo di Catania ha visto una situazione tutt'altro che di "buon senso" come ama dire Matteo Salvini

C'è chi accusa il governo di nascondere sotto il polverone sui migranti l'immobilismo sui temi economici. Che ne pensa?
Mettiamola così: non so cosa fare e non posso mantenere le promesse che ho fatto e allo stesso tempo guadagno consenso facile creando casi dove non ci sono o esasperando situazioni fino alla disumanità come la Diciotti. Le due cose si sposano perfettamente. Chi come me è stato sul molo di Catania ha visto una situazione tutt'altro che di "buon senso" come ama dire Salvini.

Cioè?
Cioè il "buon senso" di una nave che è già territorio italiano con a bordo, bloccate, persone che rappresentano gli ultimi della terra. Un Paese come il nostro dovrebbe affrontare una situazione come questa in modo completamente diverso.

La famosa alternativa. Per ora però a sinistra ci si è limitati a puntarsi il dito a vicenda.
Penso che di errori ne siano stati commessi tantissimi. Non a caso hanno vinto gli "altri", quelli diversi sia dal Pd sia da me. Il punto però è un altro.

Quale?
Non continuare a ribadire una politica fine a se stessa e capire se a singoli pezzi o tutti insieme si riesce a offrire al Paese una proposta che fermi questa deriva e che allo stesso tempo che dia una prospettiva all'opposizione.

Che al momento latita.
Mi chiede dov'è l'opposizione... L'opposizione funziona se ha una prospettiva da offrire. Non necessariamente una prospettiva unitaria. Per esempio io e Minniti sull'immigrazione non andremo mai d'accordo. Serve però la capacità di dire che questa deriva va fermata perché si possono fare le cose in un altro modo, un modo che sia migliore per tutti e con più riguardo per chi sta male. La politica di Salvini e di Di Maio invece è una politica piccola, chiusa in se stessa anche se ha toni roboanti. È una politica fatta di colpi sensazionalistici che non sono coperti dalla realtà dei fatti, che esaspera conflitti che non esistono e che è incapace di risolvere quelli che ci sono. Un tema su cui l'opposizione si deve esercitare.

L'Ungheria di Orban rema contro Salvini sulla missione Sophia

Restano inascoltate le richieste dell'Italia sulla revisione della missione Sophia. Dopo il mancato accordo sulla ripartizione in Ue dei migranti della Diciotti alla riunione degli sherpa di venerdì 24 agosto, martedì 28 il nulla di fatto si è registrato all'incontro degli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza ( Cops).

Però il governo e la Lega soprattutto continuano a macinare consensi.
Non mi stupisce. Serve tempo per maturare una consapevolezza diversa. C'è ancora l'effetto novità e questi primi mesi sono stati una luna di fiele, non miele, col Paese. Non va dimenticato che dopo essere nato in modo macchinoso, questo governo ha preso la scena presentandosi come l'esecutivo che avrebbe cambiato tutto. In verità il cambiamento come tutti i cambiamenti può essere anche in peggio.

Sempre più italiani salutano Salvini come uomo forte.
Anche questa non è una novità. Quando non sappiamo affrontare la complessità, tendiamo ad affidarci a una persona che ci risolva tutti i problemi. In verità c'è da ricostruire una cultura di governo diversa.

Dalla manifestazione di Milano?
Milano con la sua capacità di assorbire sentimenti progressisti e la sua apertura sul mondo può essere un punto di partenza. Partiamo da qui e tiriamo una riga. Ma io non sono in parlamento, sono un privato cittadino che spera di non essere privato dei diritti. Poi ci sarà una legge bilancio su cui lavorare tutti e ribadire che alcune cose non le vogliamo mettere in diuscussione. A partire dal fatto che questa Europa non piacerà nessuno, ma l'idea di affidarsi a Orban mi pare decisamente peggio. Anche perché è il capofila delle politiche contrarie a quello che questo governo sta sostenendo.

Parla della ridistribuzione dei migranti?
È sufficiente ricordare che Orban ha persino indetto un referendum contro la ripartizione che non ha raggiunto il quorum. Invece aver mancato la riforma di Dublino non facendola diventare un tema di rilevanza nazionale è stato un errore gravissimo del governo.

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