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Politica
28 Agosto Ago 2018 1144 28 agosto 2018

La guerra interna alla Chiesa dietro lo scandalo abusi

Da una parte l'insabbiamento di indagini e rivelazioni, dall'altro le faide tra porporati. Intanto nuovi filoni potrebbero aprirsi negli Stati Uniti e in Italia. Il punto. 

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Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori sta rischiando di mandare in frantumi la Chiesa di Roma. Diversi piani si sovrappongono e si intrecciano in una vicenda attraversata però da un minimo comune denominatore che si può riassumere con una parola: insabbiamento. Ogni episodio, ogni ricatto, ogni nuova indagine ruotano infatti intorno al nodo della segretezza e al modo in cui i vescovi per decenni hanno tramato alle spalle delle vittime e delle autorità giudiziarie e di polizia per nascondere fatti non di rado tenebrosi nella loro brutalità o violenza, per proteggere i colpevoli, tutelare il ‘buon nome della Chiesa’ a scapito di ragazzi e bambini violentati nel fisico e nella psiche. Se non si parte da questo assunto, difficilmente si comprenderà perché dopo un paio di decenni, il Vaticano e ben tre papi – Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio – non siano riusciti a mettere la parola fine a una serie infinita e di rivelazioni, rapporti giudiziari, indagini governative, denunce. E inevitabilmente, come tutti i feuilleton neri che si rispettino, lo scandalo degli abusi è diventato strumento di lotta interna e di potere fra diverse fazioni all’interno della stessa Chiesa.

I DUBBI SUL RAPPORTO VIGANÒ

Da ultimo, l’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, ha diffuso un rapporto, da lui stesso redatto, dal quale emergerebbe che papa Francesco era a conoscenza dei comportamenti scorretti e delittuosi dell’ex cardinale Theodore McCarrick (il quale di recente ha dovuto rinunciare alla carica di cardinale proprio per le indagini a suo carico condotte dalla diocesi di New York) e non avrebbe preso le dovute contromisure. Anzi, avrebbe deliberatamente ignorato le sanzioni già decise dal suo predecessore Benedetto XVI, e per questo si dovrebbe dimettere. La fonte? Lo stesso Viganò, personaggio ampiamente screditato per la sua partecipazione nello scandalo del primo Vatileaks (quello dei furti di documenti dall’appartamento del papa, delle rivelazioni a effetto che si susseguivano sui giornali allo scopo di indirizzare in un modo o nell’altro l’opinione pubblica), per le sue smanie di carriera curiale frustrate dagli ultimi due pontefici, per la stessa confusione delle informazioni che mette a disposizione (con circostanze spesso incerte). Il testo dell’ex nunzio a Washington, per altro, chiama in causa due ex segretari di Stato: i cardinali Angelo Sodano e Tarcisio Bertone. Un bel minestrone dal gusto amaro.

IL CONTRATTACCO DI FRANCESCO

Papa Francesco, rispondendo a una domanda relativa all’intera faccenda, sul volo di ritorno dall’Irlanda dove ha compiuto una visita di due giorni, ha detto ai giornalisti presenti: «Credo che il comunicato parli da sé, e voi avete la capacità giornalistica sufficiente per trarre le conclusioni. È un atto di fiducia: quando sarà passato un po’ di tempo e voi avrete tratto le conclusioni, forse io parlerò. Ma vorrei che la vostra maturità professionale faccia questo lavoro: vi farà bene, davvero. Va bene così». Dunque, il papa ha scelto una linea di contrattacco dura, probabilmente inevitabile: Viganò è destituito di ogni credibilità era il senso, valutate voi stessi.

Dal cardinale McCarrick al Cile: si allarga lo scandalo pedofilia

L'ex arcivescovo di Washington accusato di abusi su minori verso il processo canonico. Il cardinale asutraliano Wilson rinuncia alla carica. Mentre fa scalpore il filone sudamericano. Più che tolleranza zero nei confronti di chi abusa, nella Chiesa ha prevalso, per lungo tempo, un meccanismo di occultamento costante dei colpevoli delle aggressioni sessuali contro i minori.

La richiesta di dimissioni del papa da parte di un personaggio come monsingnor Viganò è quasi una boutade, eppure quel che conta è mettere in circolo l’argomento, tematizzare le dimissioni di Bergoglio, soffiare sul fuoco delle insinuazioni, che siano più o meno fondate non importa. Perché il tempo stringe e la contesa fra riformisti e sostenitori dell’ancien regime si fa sempre più aspra. Bisogna infatti ripartire dal rapporto del Gran Giurì reso noto nelle settimane scorse dal procuratore generale dello Stato della Pennsylvania, Josh Shapiro, per capire cosa sta succedendo. Due anni di indagini su sei diocesi dello Stato, migliaia di documenti visionati, 300 preti responsabili, almeno 1.000 le vittime, il sospetto che migliaia di altri episodi siano rimasti nascosti. Un quadro drammatico dal quale sono emerse coperture sistematiche, ricatti, violenze di ogni tipo perpetrate per decenni. «Non c'erano solo abusi sessuali diffusi, stupri di bambini, c'era una sistematica copertura che arrivava fino in Vaticano», ha sottolineato Shapiro alla Nbc. «Abbiamo le prove che il Vaticano sapeva e ha coperto gli abusi. Non posso parlare specificatamente di papa Francesco».

DOPO LA PENNSYLVANIA NEL MIRINO IL MISSOURI

A quell’indagine è seguito un lungo messaggio del pontefice che ammetteva colpe e mancanze della Chiesa, invocava giustizia, chiedeva perdono alle vittime. Non era poco, ma si trattava in definitiva di parole grosso modo già sentite in passato. Bergoglio tuttavia aggiungeva un capitolo: la colpa, diceva, è del clericalismo, cioè del prevalere dell’istituzione sul Vangelo, cioè del potere sull’essere cristiani. Nel frattempo, però, l’indagine della Pennsylvania ha fatto scuola e ora rischiano di aprirsi altri filoni d’inchiesta in quegli Stati Uniti già profondamente segnati dallo scandalo degli abusi sessuali. In particolare qualcosa di simile potrebbe avvenire nello Stato del Missouri. Il procuratore generale dello Stato, Josh Hawley, infatti, ha dichiarato che darà il via a un’indagine simile a quella svolta in Pennsylvania, in particolare nella diocesi di St. Louis dove per altro, l’attuale arcivescovo, monsignor Robert Carlson, ha invitato le autorità a indagare dicendosi pronto a collaborare.

LE INDAGINI E GLI SCONTRI INTERNI ALLA CHIESA

Non può però passare inosservato che fra gli immediati predecessori di Carlson alla guida della diocesi di St. Louis figurano due nomi non proprio qualsiasi: si tratta infatti dei cardinali Raymond Leo Burke (vescovo dal 2003 al 2008) e Justin Rigali (vescovo dal 1994 al 2003). Due pezzi da 90 del fronte ultraconservatore, il primo – Burke – personaggio della Curia romana, legato anche all’entourage di Donald Trump, tradizionalista arciconvinto, su posizioni non lontane da quelle dei lefebvriani; il secondo – ex arcivescovo anche di Filadelfia – è uno dei leader riconosciuti del partito pro-life più ideologicamente intransigente. Un annuncio di indagine non è ovviamente una condanna, ma se la linea tenuta nei decenni passati da moltissimi vescovi in America e nel mondo è stata quella dell’insabbiamento, il rischio che salti fuori qualcosa è molto concreto. Nel frattempo procede il processo contro il cardinale George Pell, ex ministro delle Finanze di papa Francesco, ora sottoposto a giudizio in Australia con l’accusa di essere stato lui stesso responsabile di abusi diverso tempo fa. Lo scandalo insomma non solo non si richiude su se stesso, ma si moltiplica come un’idra dalle mille teste. E ora la stessa azione giudiziaria sembra intrecciarsi con scontri di potere interni alla Chiesa.

ZOLLNER E GLI OCCHI SULL'ITALIA

Nel frattempo il pentolone dello scandalo potrebbe scoperchiarsi prima o poi anche in Italia, almeno stando alle parole del gesuita Hans Zollner (membro della Commissione vaticana anti-abusi e presidente del Centro protezione minori della Gregoriana), uomo di riferimento del papa nella dura battaglia contro gli abusi sui minori. Zollner nei giorni scorsi, dopo il deflagrare del rapporto della Pennsylvania, ha infatti affermato: «L'Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l'abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato. Mi auguro che queste ultime settimane, con tante notizie sconvolgenti, abbiano aperto gli occhi e il cuore anche alla Chiesa italiana e ai suoi responsabili per impegnarsi senza esitazione e in modo consistente in ciò che è una chiamata urgente del Signore a tutto il Popolo di Dio».

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