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29 Agosto Ago 2018 0925 29 agosto 2018

Sull'autocertificazione dei vaccini sono responsabili le famiglie

Marco Bussetti ha sottolineato che «i presidi non sono responsabili». I dirigenti scolastici si erano opposti, ma secondo il ministro dell'Istruzione la decisione compete alla Giulia Grillo.

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«Abbiamo già affrontato e risolto il tema delle vaccinazioni con tutti i sindacati e le associazioni: le autocertificazioni le presenta la famiglia che si prende la responsabilità di questo atto; i presidi non hanno alcuna responsabilità in una materia di cui la competenza è del ministero della Salute». Così il titolare del Miur Marco Bussetti a Radio 24. Il tema della vaccinazioni obbligatorie divide il governo e gli stessi firmatari dalla circolare sui vaccini presentata il 5 luglio che dà il via libera all'autocertificazione .

I PRESIDI CONTRO L'AUTOCERTIFICAZIONE

L'Associazione nazionale dei presidi (Anp) aveva rimarcato la sua contrareità affermando che «allo stato delle cose, se non verrà presentato all'inizio del nuovo scolastico il certificato delle Asl, non potremo permettere la frequenza dei bambini agli asili nido e alla scuola materna. Per ora resta in vigore la legge Lorenzin, sarà quest'ultima ad essere applicata». All'epoca il ministro dell'Istruzione Bussetti aveva dichiarato di condividere «le preoccupazioni dei dirigenti scolastici» schieratisi contro la misura. Il motivo? «Il diritto alla salute è prioritario, anche su quello all'istruzione». Ma evidentemente ha cambiato idea.

PER LA LEGGE I CERTIFICATI MEDICI ASL NON SI POSSONO SOSTITUIRE

Da rimarcare che il Collegio dei professori universitari di pediatria ha fatto notare che la circolare Grillo-Bussetti, che prevede l'autocertificazione per i vaccini, «non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita 'I certificati medici, sanitari [...] non possono essere sostituiti da altro documento». Una posizione molto simile a quella dei presidi: l'autocertificazione non è «utilizzabile in campo sanitario se non a seguito di espressa previsione legislativa».

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