Milano Incontro Matteo Salvini Viktor Orban

Perché è rischioso che Salvini detti la linea in politica estera

Ormai il ministro dell'Interno rappresenta l'intero governo. E sta disegnando una mappa di alleanze non in base agli interessi del Paese ma a quelli del sovranismo europeo. 

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Non era mai successo che un ministro di Polizia avesse tanto potere in un Paese democratico. Matteo Salvini ormai è il rappresentante totalitario del governo. Le dichiarazioni degli altri suoi colleghi arrivano dopo che lui ha già detto cosa fare, e anche se sono in polemica con lui, la sua sembra la linea vera dell'esecutivo. In politica estera questa è una rovina. La nuova tragedia libica trova un governo totalmente impreparato e rivela quanto poca conosca il dossier il ministro di Polizia che dovrebbe, peraltro, occuparsi d’altro avendo accanto a se un ministro degli Esteri e, se desse segni di vita, il premier. Quel che è più grave è come Salvini stia disegnando una nuova mappa delle alleanze italiane sulla base non degli interessi del Paese ma come portavoce del sovranismo europeo. Finché dichiarava guerra a Malta, nessuno se ne accorgeva. Ma dichiarare ogni giorno guerra alla Francia senza che si levi una protesta, anche nel mondo legato alle relazioni internazionali, è scandaloso e preoccupante. La Farnesina è piena di gente vile?

L'ASSE CON ORBAN E IL FRONTE SOVRANISTA

Salvini, uomo di scarso valore e leader di un piccolo e ininfluente Paese ma con un potenziale ideologico da Anni 30 della destra, ha scelto Viktor Orban come alleato. Il premier ungherese ha preso il posto della appannata Marine Le Pen e guida il sovranismo anche se per pura opportunità finge di avere come suo «eroe» il chiacchierone italiano. L’attacco a Emmanuel Macron (che non è per me un modello politico), non solo è diretto verso un Paese democratico con cui abbiamo una infinita rete di relazioni (oltre che motivazioni profonde di gratitudine avendo ospitato l’antifascismo italiano), ma serve a dare una mano alla fondatrice di questa Europa di destra estrema, la Le Pen, fino a far immaginare un fronte comune che da Parigi a Roma alle capitali di Visegrad, fino all’Austria e ad altri Paesi del Nord Europa darà al Vecchio Continente il volto orribile che ebbe dopo il primo Dopoguerra.

LA DEMONIZZAZIONE DELL'EUROPA E LA SFIDA DELLA SINISTRA

I 5 stelle sono abbastanza ridicoli e dialogare con loro è una necessità elettorale ma dobbiamo sapere che si dialoga con gente evanescente, che non sa difendere le proprie tesi, che si offre al miglior offerente e che ha come vertice un ragazzo che, essendo arrivato a occupare una postazione impensabile, farà il pazzo pur di conservare il posto. La sinistra deve sceglier con coraggio una politica estera di rassicurazione, di dialogo, di pace e deve, per far questo, rilanciare l’Europa anche prendendosi le infamie degli antieuropeisti. Meglio una brutta Europa che nessuna Europa o un’Europa di estrema destra. Ma si può evitare una brutta Europa indicando a essa i cambiamenti necessari e agli elettori la sua necessità per la nostra vita quotidiana. Lasciar passare questa demonizzazione dell’Europa, come fa anche una parte della sinistra, è una follia che rivela come il tema dell’autonomia culturale sia il vero obiettivo da conquistare per discutere se ci sarà o no una sinistra e quale sinistra ci sarà.

4 Settembre Set 2018 0847 04 settembre 2018
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