Theodore McCarrick Papal Foundation Papa Francesco Wojtyla
Politica
10 Settembre Set 2018 0800 10 settembre 2018

La carriera di McCarrick nella finanza vaticana

Si è occupato del patrimonio immobiliare della chiesa, di fondazioni e raccolta fondi. Perché l'ormai ex cardinale travolto dallo scandalo abusi per anni è stato intoccabile. 

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«Vi ringrazio per lo spirito di abnegazione con cui vi siete impegnati nell’incarico che a voi è stato richiesto. Tramite il vostro presidente, il cardinale John Krol, e gli altri cardinali americani, così come tramite l’arcivescovo McCarrick e gli altri vescovi che hanno dato così liberamente del loro tempo, voi siete stati resi consapevoli dei grandi bisogni della Santa Sede». E, ancora: «Voi siete familiari anche con i coscienziosi tentativi della Santa Sede, soprattutto negli ultimi anni, di amministrare responsabilmente le risorse a sua disposizione. Vi assicuro che questi tentativi continueranno in conformità con le crescenti domande fatte soprattutto agli Uffici della Curia romana». Giovanni Paolo II si rivolgeva in questi termini ai rappresentanti della Papal Foundation, organizzazione americana nata nel 1988 per sopperire alle necessità finanziarie della Santa Sede uscita a pezzi dal crac del Banco Ambosiano e dagli scandali dello Ior fra la fine degli Anni 70 e l’inizio degli Anni 80.

MCCARRICK, ACCUSE E RIVELAZIONI

Theodore McCarrick, l’alto prelato intorno a cui ruotano molte delle vicende di cui si parla in queste settimane fra rivelazioni - verosimili o presunte - e lotte interne ai sacri palazzi, è stato fra i promotori di quella iniziativa, la Papal Foundation appunto, che contribuì a portare il Vaticano fuori dalla crisi finanziaria in un periodo particolarmente difficile e la cui attività prosegue tuttora. E in effetti il ruolo dell’ormai ex cardinale al centro di roventi accuse circa gli abusi sessuali da lui commessi e le coperture di cui ha goduto per lungo tempo, va compreso dentro la storia finanziaria della Chiesa degli ultimi decenni. Nel frattempo l’arcivescovo emerito di Washington ha lasciato la porpora cardinalizia nel luglio scorso mentre papa Bergoglio ordinava la sua «sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza». Ma questo è solo l’epilogo.

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McCarrick, infatti, ha giocato un ruolo da protagonista nell’attività finanziaria della Chiesa universale. Fra l‘altro, e il particolare ha il suo peso, è stato fra i cardinali membri dell’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, nel corso degli anni Duemila, sia quando a capo dell’organismo vaticano c’era il cardinale Attilio Nicora, oggi scomparso, sia sotto la gestione del porporato ligure di scuola bertoniana, Domenico Calcagno. Non solo: fino al 2017 è rimasto in carica come assistente ecclesiastico per gli Stati Uniti della fondazione Centesimus annus pro Pontifice, struttura nata nel 1993 per promuovere la dottrina sociale secondo l’impostazione di Giovanni Paolo II e raccogliere risorse da destinare a interventi di beneficenza. La Centesimus Annus è collegata all’Apsa, tanto che lo stesso Calcagno nel 2017, quando ormai McCarrick aveva 87 anni, sollevava l’ex arcivescovo di Washington dall’incarico di assistente ecclesiastico della fondazione per sostituirlo con il cardinale Joseph Tobin, arcivescovo di Newark che ha ricevuto la porpora da Francesco nel 2016. Per la cronaca va ricordato che, di recente, il papa ha nominato un nuovo presidente dell’Apsa nella figura del vescovo Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei. Il dicastero in questione per altro controlla una parte significativa del patrimonio immobiliare vaticano e gestisce gli investimenti finanziari d’Oltretevere, non sempre in modo trasparente, resta anzi uno dei nodi irrisolti, per stessa ammissione di papa Francesco, della riforma finanziaria d’Oltretevere.

LA CARRIERA DELL'EX CARDINALE

Un quadro sintetico quello tracciato, ma che aiuta a capire come e perché, nonostante le ‘voci’ sugli abusi dell’ex cardinale americano si rincorressero da una sponda all’altra dell’Atlantico, la sua fortuna non diminuisse se è vero che ancora nell’aprile 2017 McCarrick era in Vaticano e salutava di persona papa Francesco nel corso dell’udienza concessa dal pontefice alla Papal Foundation. Quella di McCarrick è la carriera di una sorta di americano a Roma in veste talare, il cui ruolo si gioca nella capacità di lavorare come fundraiser per la Chiesa e il Vaticano, di occuparsi di finanziamenti per interventi caritativi, di gestione delle risorse economiche. Si tenga conto che in seguito al crac dell’Ambrosiano il Vaticano aveva dovuto versare come risarcimento ai creditori la cifra di 406 milioni di dollari. Nel 1990 papa Wojtyla nominava a capo della Prefettura per gli Affari economici del Vaticano (dicastero oggi assorbito dalla segreteria per l’Economia), il cardinale di origini polacche Edmund Szoka, che già si era occupato di finanze nelle Chiesa americana. Nel 1993 Szoka poteva annunciare un risultato importante: ovvero che, per la prima volta dal 1970, i bilanci vaticani potevano far registrare una chiusura in attivo (poco più di 2 miliardi id lire); il contributo decisivo venne da enti come la ‘Papal Foundation’ che contribuirono all’uscita dalla crisi per circa 53 miliardi di lire. Si pensi che solo due anni prima, nel 1991, il passivo del Vaticano superava i 100 miliardi di lire.

L'ATTIVISMO DELLA PAPAL FOUNDATION

Una simile situazione, segnata anche dagli scandali finanziari, era stata alimentata in modo significativo dal fiume di denaro che dal Vaticano correva verso la Polonia per finanziare il sindacato di Solidarnosc, il maggiore oppositore del regime; risorse la cui provenienza era in vari casi illegale, come hanno raccontato a suo tempo le indagini della magistratura. Ma caduto il Muro di Berlino, le chiese dell’Est Europa, uscite dal lungo inverno della Cortina di ferro, si ritrovarono a pezzi, a corto di risorse e di personale. E qui, ancora, ritroviamo la Papal Foundation, assieme ad altre organizzazioni. Giovanni Paolo II, ricevendo i membri dell’organizzazione in Vaticano nel 1993 affermava: «Sono particolarmente grato per la prontezza della Papal Foundation a rispondere ai bisogni della Chiesa nei Paesi europei dove solo recentemente è stato possibile ritornare a una normale vita ecclesiale. Attraverso la vostra generosità, i nostri fratelli e sorelle in quei Paesi saranno aiutati, tra le altre cose, a ricostruire strutture per la formazione di sacerdoti che eserciteranno il ministero di predicare il Vangelo e di celebrare i sacramenti. Questi progetti sono cari al mio cuore».

Papa Francesco e Theodore McCarrick.

McCarrick, che non a caso diventa arcivescovo di Washington e cardinale con Wojtyla, si muove dunque lungo questi crinali finanziari e geopolitici, conquista interlocutori autorevoli, aiuta organizzazioni ecclesiali di ogni orientamento, gestisce opere caritative. Nella sua biografia si legge anche di importanti onorificenze: «Nel gennaio 2000 il presidente del Libano lo ha nominato Ufficiale dell'Ordine dei Cedri. Nel dicembre 2000 il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, lo ha insignito del premio Eleanor Roosvelt per i diritti dell'uomo», si legge nel suo curriculum pubblicato sul sito del Vaticano. E del resto ben tre papi gli hanno stretto la mano: Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio, anche se alla fine l’unico che preso provvedimenti concreti contro di lui, certificati in modo ufficiale, è stato proprio papa Francesco.

IL J'ACCUSE DEI GESUITI USA

Va da sé, in ogni caso che, come ha scritto la rivista dei gesuiti degli Stati Uniti, America, la Chiesa sul caso McCarrick «dovrebbe vergognarsi». D’altro canto fino a tutti gli anni 2000 McCarrick ha svolto numerose missioni in giro per il mondo, mentre in Vaticano ha ricoperto diversi incarichi: è stato membro della pontificia commissione per l’America Latina, del Pontificio consiglio per l‘unità dei cristiani, del Pontificio consiglio per i migranti, del dicastero Giustizia e pace. Senza contare gli innumerevoli ruoli assolti nella Chiesa americana in questi decenni (ancora nel luglio del 2017 contribuiva a illustrare gli obiettivi della Fondazione Centesimus annus ai vescovi degli Stati Uniti) i convegni internazionali cui ha partecipato con le massime autorità ecclesiastiche, le conferenze, i rapporti diplomatici.

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