Crollo Ponte Morandi Genova
Crollo del ponte Morandi
Governo Toti Decreto Genova Ponte Morandi Commissario
Politica
11 Settembre Set 2018 2000 11 settembre 2018

Il governo vuole far fuori Toti nel decreto Genova

Non sarà il governatore ligure il commissario per la ricostruzione. Si lavora a un compromesso sul sindaco o sul presidente del porto. Ma potrebbe anche arrivare un tecnico. Il retroscena. 

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Quando il 20 agosto 2018 la Protezione civile, in accordo con gli enti locali, dovette scegliere il commissario straordinario per l'emergenza di Ponte Morandi a Genova, non ci furono dubbi su Giovanni Toti: scegliere il presidente della Regione era un modo per sottolineare la vicinanza al territorio, la necessità di agire in tempi rapidi attraverso persone che già conoscessero le problematiche che si sarebbero aperte. Fino al 7 settembre, Toti era la persona scelta anche per il ruolo di commissario per la ricostruzione. Poi una conferenza stampa sfortunata insieme con Autostrade di cui il governo non sapeva niente, l'amministratore delegato Giovanni Castellucci che rompe il modellino di Renzo Piano e poi si fa una bella risata, hanno cambiato le carte in tavola. Il nome di Toti non è più su quella casella prevista nel decreto per l'emergenza di Genova che dovrebbe planare venerdì in Consiglio dei ministri. Gli sherpa sono al lavoro per rimettercelo, ma l'edizione genovese de la Repubblica rivela che, al suo posto, ci potrebbe essere invece il sindaco di Genova Marco Bucci.

LA CARTA DEL PRESIDENTE DEL PORTO E IL TECNICO "EXTRATERRESTRE"

A quel che risulta a Lettera43.it, tuttavia, la scelta potrebbe ricadere anche su Paolo Emilio Signorini, presidente del porto di Genova-Savona. Ma attenzione, non è nemmeno escluso che alla fine non ci sia nessuno dei tre e che a Genova piombi un "extraterrestre", lontano dalla maggioranza di centrodestra che governa Regione e Comune. In quel caso, vorrà dire che la difficile impresa di rimettere assieme i cocci rotti tra enti locali e governo è fallita. Una crisi istituzionale che rischia di pagare cara tutta la città in un momento molto difficile. Nell'intervista rilasciata alla Stampa, pur provando a tenere i toni più bassi possibili, Bucci è stato chiaro: «La cosa più logica è che sia Toti, che se ne è occupato dall'inizio. Poi se sarà un tecnico lavoreremo con lui, però se è qualcuno che arriva da fuori avrà bisogno di più tempo per capire la situazione e questo potrebbe essere un problema». Più tardi anche Toti è tornato sull'argomento con una dichiarazione in parte distensiva e in parte no. Da una parte, infatti, Toti dice di essere disponibile «a discutere di ipotesi diverse purché queste siano esemplificative e non complichino la vita di ciascuno di noi» ma, allo stesso tempo, ricorda che comunque il suo incarico di commissario per l'emergenza rimarrà comunque in vigore per 12 mesi.

TWEET, CONFERENZE STAMPA, IL MODELLINO IN FRANTUMI: LA ROTTURA

Difficile dire esattamente quando il piano inclinato dei rapporti tra istituzioni liguri è governo si è fatto così ripido da non poter più essere ribaltato. Sicuramente da parte di Toti il tappo è saltato quando, lo scorso 4 settembre, il vicepremier Luigi Di Maio ha sostenuto che fossero motivate le proteste di alcuni cittadini per le lentezze nella gestione dell'emergenza. «Hanno perfettamente ragione. Non si può lasciare la gente in balia delle elemosine di Autostrade», aveva dichiarato il vicepremier. Un fuoco amico a cui il governatore aveva risposto a botta calda: «Servono meno polemiche e più fatti concreti». E i fatti concreti sono arrivati tre giorni dopo quando, con una conferenza stampa che ha colto in totale contropiede il governo, Toti ha convocato in Regione per parlare di ricostruzione del Morandi l'architetto Renzo Piano, il sindaco Bucci, l'amministratore delegato Giuseppe Bono e, attenzione, quello di Autostrade, Giovanni Castellucci. Già così era abbastanza per mandare su tutte le furie il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Poi sfortuna vuole che il manager scelto dalla famiglia Benetton urti il modellino, che si rompe. Risate, sicuramente per stemprare la tensione. Ma sotto il Morandi vero ci sono morte 43 persone. Il video fa il giro del web e a quel punto chi si occupa del decreto prende la penna e traccia una riga sul nome di Toti.

Giovanni Toti.

LE DUE LINEE DI TOTI E DI MAIO

Da allora qualsiasi tentativo di mediazione è fallito. L'ultima in ordine di tempo: posticipare il decreto di 10 giorni, lasciare il tempo che gli animi sbollissero, cercare una quadra che non umiliasse gli enti locali liguri e che, allo stesso tempo, desse il segnale di una svolta nel rapporto con i concessionari. Niente da fare, tra social network e giornali è continuato il botta e risposta tra le parti. Tra i pochi a provare a ricucire, il sottosegretario (genovese e leghista) Edoardo Rixi, già assessore di Toti. «Ora occorre buttare più acqua sul fuoco che benzina, perché di benzina ce n'è stata tanta negli ultimi giorni. Il governo e gli enti locali devono trovare un punto di equilibrio», è la dichiarazione dell'11 settembre che segue un lungo lavoro di ricucitura. Il nodo principale del contendere è questo: Toti è convinto che una raffica di ricorsi sia destinata a bloccare i lavori di realizzazione del nuovo ponte se Autostrade non sarà coinvolta. Toninelli (e Di Maio, soprattutto) è convinto del contrario: coinvolgere Autostrade nella ricostruzione sarebbe una "polizza" in mano alla società per bloccare i lavori qualora arrivi, successivamente, la cancellazione delle concessioni. Di qui, non ci si muove.

GLI AIUTI AL PORTO IN DEROGA ALLE LEGGI PER LA CONCORRENZA

La lotta sul ponte e sul commissario rischia così di mettere in ombra tutti i temi che dovrebbe affrontare il decreto, e che sono molti e importanti. In particolare, per il porto di Genova il governo punta a ottenere dall'Europa una serie di deroghe alle leggi sulla concorrenza che permettano di incentivare il trasporto su ferro e accelerare la costruzione delle nuove infrastrutture, a partire dal Terzo valico, consegna prevista nel 2022 e che si vorrebbe accelerare di almeno sei mesi. A oggi, spiegano fonti vicine al dossier, un eventuale fallimento di uno dei soggetti incaricato di occuparsi di parte dei lavori costringerebbe a nuove aggiudicazioni e a un allungamento dei tempi. Una cosa che si vuole assolutamente evitare. Allo stesso modo, il decreto che deroga la gara per la ricostruzione di Ponte Morandi dovrebbe essere allargato anche ad altre opere, complementari e collegate al viadotto perché insistono sulla stessa area. Infine, la creazione di una "zona economica speciale", che sicuramente i porti del Nord Europa vedrebbero come fumo negli occhi e contrasteranno in sede europea, potrebbe questa volta essere giustificata dall'emergenza. Sarebbe un'ottima cosa per Genova. E, tuttavia, il rischio concreto è che la lite sul ponte e sul commissario offuschi tutto il programma.

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