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Politica
12 Settembre Set 2018 0800 12 settembre 2018

Angelino Alfano e quelli che non si rassegnano

L'ex ministro superconsulente per BonelliErede. Osculati alla guida di Banca Progetto. Cucchiani presidente del San Raffaele. Ex politici, manager e banchieri che aborrono stare in "panchina". 

  • Andrea Copernico
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Mentre sui social network incalza la guerra generazionale tra millennials e disorientati cinquantenni che sono stati spettatori dei fasti del passato ma non hanno fatto in tempo a goderne, c’è una nuova categoria di manager e politici che sta scalando la finanza: quelli che non si arrendono. Alcuni possono già contare su una pensione più che decorosa ma non vogliono rassegnarsi ai giardinetti, altri hanno perso poltrone di prestigio ma – troppo giovani per pensare al buen retiro – non intendono rinunciare alla ribalta e soprattutto a consulenze ben pagate.

LA NUOVA CARRIERA DI ANGELINO ALFANO

Come l’ex ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che in pochi hanno riconosciuto sulla terrazza di villa D’Este al Forum Ambrosetti per il nuovo look con barba folta e abbronzatura dorata. Alla kermesse di Cernobbio Alfano poteva contare sul “sensale” Stefano Simontacchi che lo ha presentato a imprenditori e banchieri, stringendo mani e scambiandosi business card utili per nuovi affari. Perché l’ex ministro, avvocato, ora si dedica a tempo pieno alla libera professione legale: è diventato superconsulente, nello studio BonelliErede di cui Simontacchi, avvocato di fiducia di Urbano Cairo, è co-managing partner. Alfano lavora in un team dedicato all’assistenza di aziende, Stati e istituzioni in materie collegate al diritto internazionale pubblico, creato dallo studio per sviluppare nuove attività in Africa e Medio Oriente. Porta in dote quelle che gli addetti ai lavori chiamano skill accumulate come ministro della Giustizia dal 2008 al 2011 (governo Berlusconi), dell’Interno dal 2013 al 2016 (Letta e Renzi), degli Affari esteri nel 2017-2018 (Gentiloni) oltre a essere stato vicepremier nel 2013-2014. Sempre a Cernobbio, Alfano è stato visto in grande confidenza anche i vertici di Confindustria con cui ha una consulenza per lo sviluppo e la cooperazione con i Paesi africani, oltre a essere co-docente dell’università Luiss del corso «Islam in Europa: migrazioni, integrazione e sicurezza».

GIANEMILIO OSCULATI AL TIMONE DI BANCA PROGETTO

Ai politici che non si rassegnano si aggiungono i banchieri di lunghissimo corso che hanno attraversato tre Repubbliche e ancora non mollano. Come Gianemilio Osculati. Classe 1947, ha preso il timone di Banca Progetto creata dal fondo statunitense Oaktree, che nel dicembre del 2015 ha rilevato Banca Popolare Lecchese dalla Popolare Etruria. Proprio dal riassetto della ex-Lecchese (che ha portato alla chiusura delle filiali a Lecco, Monza, Bergamo, Oggiono e Merate) è nata Banca Progetto, individuato come nuovo nome del gruppo inizialmente guidato da Pietro D’Anzi (in precedenza a Barclays e Banca del Mezzogiorno come amministratore delegato).

Gianemilio Osculati.

Osculati ha il compito di focalizzare la società, specializzata finora nei prestiti alle pmi, sulla cessione del Quinto e il facturing delle fatture verso la Pubblica amministrazione. «Facendo leva sulla sua profonda esperienza del comparto bancario, maturata sia come consulente di direzione sia in ruoli di vertice in grandi istituti», si legge nella nota dell’istituto. Nel suo curriculum, d'altra parte, si annoverano oltre 25 anni in McKinsey. Dal 1987 al 1992 è stato ad di Banca D'America e d'Italia - Gruppo Deutsche Bank. Dal 2009 al 2014, ha ricoperto molteplici incarichi in Intesa Sanpaolo, tra cui quello di presidente di Eurizon Capital e Responsabile del Wealth Management. Per poi aprire una sua boutique di consulenza finanziaria insieme all’ex Mittel, Arnaldo Borghesi (la Osculati & Partners) . Un’alleanza durata solo cinque mesi e terminata nel febbraio del 2015 perché i due team, che insieme formavano una squadra di una trentina di persone, non avrebbero trovato una giusta alchimia. Ora, il nuovo Progetto.

CUCCHIANI RESTA IN PISTA, GUZZETTI & BAZOLI SI DANNO ALLA FILANTROPIA

Dalla panchina vuol stare lontano anche Enrico Cucchiani, ex numero uno di Lloyd Adriatico e Allianz e poi ceo di Intesa Sanpaolo, che a 68 anni non si accontenta di essere founding partner e ad del fondo di private equity Think Global Investments ed è tornato nei giorni scorsi a Cernobbio nella sua nuova veste di presidente dell’ospedale San Raffaele di Milano, chiamato dalla famiglia Rotelli.

Enrico Cucchiani.

Ma dalla “nave scuola bancaria" c’è anche chi è pronto a scendere. Come i due «arzilli vecchietti» (copyright Diego Della Valle), Giuseppe Guzzetti (classe 1934) e Giovanni Bazoli (nato il 18 dicembre del 1932). Il dominus dell’Acri e della Cariplo lascerà il comando nel 2019 come l’amico Nanni che dal prossimo anno non sarà più presidente emerito di Intesa. Si dedicheranno alla filantropia. E, dietro le quinte, a fare da tutori ai successori come Matteo Melley, delfino nelle fondazioni, e Massimo Tononi, erede della finanza andreattiana di cui si è fatto alfiere negli ultimi 40 anni il tandem Guzzetti-Bazoli, e oggi presidente di Cdp.

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