Salvini Isoardi
MAMBO
14 Settembre Set 2018 0913 14 settembre 2018

L’unico segnale contro Salvini viene dagli ascolti di Isoardi

Forse la conduttrice sconta il fidanzato sudaticcio, così lontano dall’idea di desco familiare che la Prova del cuoco dovrebbe dare. Sia cominciata per lui la parabola discendente?

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Non credo che le figure di «m…» che l’Italia sta facendo da quando sono al potere quei due facinorosi accompagnati dalla bambolina di pezza del premier inutile, smuovano il loro elettorato. L’unico segnale contro Matteo Salvini viene dagli ascolti di Elisa Isoardi alla Prova del cuoco. Non è una battuta. Isoardi quando sostituì tempo fa Antonella Clerici nella conduzione della stessa trasmissione fece buoni risultati. È simpatica, sa muoversi in tivù, il format, malgrado l’abbondanza su tutte le reti di cuochi e ricette, regge ancora. Forse la ragazza paga il fidanzato sudaticcio, così lontano dall’idea di desco familiare che la Prova del cuoco dovrebbe dare. Il suo fidanzato fa pensare a una birra e a un paninaccio tipo quelle scene di Man vs. food, format televisivo statunitense, in cui Adam Richman mangia la qualunque ma soprattutto mangia il peggio.

LA VISITA A BARI, TRA STRISCIONI E POCO PUBBLICO

Al di là della sciagura che la presenza occulta di Salvini scarica su Isoardi, è probabile che il mondo che si sta legando attorno al ministro di Polizia continui a essere positivo nei suoi confronti. Anche se vanno svelati alcuni trucchi. Giovedì a Bari è stato fatto rimuovere uno striscione che lo invitava a restituire i 49 milioni di euro appeso a un balcone. Polizia efficiente e intrusiva. Poche ore dopo sono state diffuse foto dal basso di un Salvini attorniato dalla folla, ma una di queste presa dall’alto mostra poche decine di persone che lo seguono nella passeggiata nel quartiere Libertà, uno dei più inquinati dalla criminalità. Salvini, malgrado il danno a Isoardi e la beffa di Bari, appare ancora in auge. Il tema lo ha affrontato bene in un recente libretto, pubblicato dalla Università Bocconi Ian Bremmer, che sottolinea come il fallimento del globalismo abbia creato un fenomeno di lungo periodo che lui sintetizza in una espressione efficace: «Noi contro loro». Dove quel «noi» parla a chi ha pagato il prezzo del globalismo (e sono molti milioni di persone) e il «loro» rappresenta l’élite e tutti coloro che sembrano disporsi alla difesa dello status quo ante.

UNA GUERRA ASIMMETRICA FATTA DI PAROLE E RABBIA

È una guerra modernissima, combattuta sulla Rete e nel passaparola che è del tutto indifferente ai risultati raggiunti da quel «noi» che continuano a prevalere sui «loro» proprio perché gli sconfitti del globalismo sono diventati rabbiosi. Una prova lampante si vede in Italia. Non c’è nefandezza, errore, gaffe dei 5 stelle o di Salvini che schiodi i loro sostenitori, almeno il grosso dei loro sostenitori. Al massimo si ha il passaggio dall’una all’altra parrocchia. Solo che in questa guerra delle parole e degli stati d’animo, alla fine qualcuno tirerà una linea e si scoprirà che quelli del «noi» in nome della lotta per la propria sopravvivenza si stanno suicidando in massa non come populisti o sovranisti, ma come cittadini di un Paese. È un esito scontato. L’economia mondiale non può dipendere da cretini. Quando questo danno sarà irreversibile torneranno «loro» e sarà per tutti peggio di prima. Se la sinistra esistesse, il primo obiettivo dovrebbe essere quello di decidere dove stare nella guerra asimmetrica che è appena iniziata.

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