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I Cavalieri di Colombo e i rapporti con McCarrick

Ora la potente (e milionaria) lobby cattolica Usa chiede tolleranza zero e prende le distanze dal cardinale. Eppure nel 2012 le relazioni erano ottime. Come quelle con George W. Bush. 

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Lo scandalo degli abusi sessuali è ormai il fatto cruciale con il quale si deve misurare la Chiesa cattolica. Lo stesso papa Francesco ne ha preso atto e si è deciso a compiere un passo decisivo: la convocazione, il prossimo febbraio, di tutti i capi delle circa 130 conferenze episcopali del mondo per affrontare un problema che ha assunto – da tempo per la verità - una dimensione globale tale da investire il futuro stesso della Chiesa. La sequenza degli ultimi mesi ha rischiato infatti di travolgere anche un pontificato come quello di Bergoglio, pure ispirato a principi riformatori dopo gli anni critici del pontificato precedente culminati nelle dimissioni di Benedetto XVI.

LO SCANDALO ABUSI: DAGLI USA AL CILE

In breve, la pubblicazione del rapporto di un Gran Giurì dello Stato della Pennsylvania sugli abusi commessi in 70 anni dai preti di sei diocesi dello Stato, il deflagrare del caso cileno con l’allontanamento di diversi vescovi accusati di aver coperto i reati sessuali di decine di sacerdoti e il coinvolgimento dei massimi vertici della Chiesa del Paese andino nelle indagini della magistratura, avevano già segnato pesantemente gli ultimi mesi. Infine, a far esplodere definitivamente lo scandalo, si è aggiunta la vicenda del cardinale americano Theodore McCarrick, indotto a lasciare la porpora cardinalizia dallo stesso pontefice in seguito all’emergere - anche sui media - di accuse circostanziate in relazione ad abusi e molestie verso minori e adulti confermate anche da alcune diocesi statunitensi, a cominciare da quella di New York.

Dal cardinale McCarrick al Cile: si allarga lo scandalo pedofilia

Cronaca L'ex arcivescovo di Washington accusato di abusi su minori verso il processo canonico. Il cardinale asutraliano Wilson rinuncia alla carica. Mentre fa scalpore il filone sudamericano. Più che tolleranza zero nei confronti di chi abusa, nella Chiesa ha prevalso, per lungo tempo, un meccanismo di occultamento costante dei colpevoli delle aggressioni sessuali contro i minori.

IL DOSSIER VIGANÒ E L'ESTATE DI PASSIONE

In mezzo, a coronare un’estate di passione, il tentativo di un ex nunzio negli Stati uniti, monsignor Carlo Maira Viganò, sostenuto dai settori conservatori del cattolicesimo americano, di accusare lo stesso Bergoglio di negligenza nel caso McCarrick con la richiesta di dimissioni rivolta al vescovo di Roma. Le accuse di Viganò in verità sono apparse nello specifico piuttosto inconsistenti ma l’ex nunzio ha chiamato in causa anche i vertici del Vaticano degli ultimi decenni, compresi i vari Segretari di Stato che si sono succeduti. Il dossier Viganò lascia, almeno in parte, il tempo che trova, troppe le illazioni e le ‘voci’ riportate, tuttavia il Vaticano ha annunciato una risposta nel merito; un primo colpo in questo senso è stato assestato dalla rivista dei gesuiti degli Stati Uniti, America, già autocritica sul caso McCarrick, che ha chiesto all’arcivescovo Viganò di smettere di nascondersi, di parlare «da un luogo segreto» (come in effetti l’ex nunzio sta facendo), e rispondere in pubblico alle tante domande che giornalisti di ogni parte del mondo vorrebbero porgli circa il suo dossier, le accuse che contiene, le imprecisioni, le mezze verità, o comunque le tante affermazioni compiute. D’altro canto, il caso McCarrick ha una sua esemplarità: il cardinale è stato per lunghi decenni uomo chiave nel collegamento fra finanza americana e Vaticano, un fundraiser abile e intraprendente che dalla fine degli Anni 80 agli anni 2000, muovendosi fra fondazioni, dicasteri vaticani, Casa Bianca, grandi organizzazioni cattoliche, ha contribuito al finanziamento della Santa Sede. Un capitolo tuttavia va aggiunto ai rapporti che McCarrick ha avuto: quello delle sue strette relazioni con i Cavalieri di Colombo.

IL BUSINESS DEI CAVALIERI DI COLOMBO

Questi ultimi rappresentano la lobby cattolica americana conservatrice forse più potente in assoluto, si autodefiniscono «una società di mutuo soccorso, una confraternita di uomini cattolici che fu costituita per prestare assistenza finanziaria ai propri affiliati e ai loro familiari». Nati alla fine dell’800, sono oggi una forza nel campo delle assicurazioni sulla vita e sulla salute, vantano circa 2 milioni di associati. Standard & Poor's li colloca fra le prime sei compagnie di assicurazione sulla vita in Nord America, vantano risorse finanziarie per 24 miliardi di dollari, nel corso del 2017 hanno venduto assicurazioni sulla vita per 8,8 miliardi di dollari e per il 17esimo anno consecutivo hanno chiuso in attivo e in crescita il loro bilancio. Con queste risorse i Cavalieri di Colombo supportano anche una enorme quantità di attività caritative: milioni di dollari sono stati spesi per le comunità cristiane dell’Iraq e della Siria, per le popolazioni colpite da calamità naturali in America e altrove, svolgono inoltre una vasta attività di volontariato, sostengono le spese per seminaristi e quindi per le nuove vocazioni, finanziano le campagne Pro-life negli States e nel mondo (la battaglia contro l’aborto è uno dei loro principi imprescindibili), sostengono finanziariamente il Vaticano.

I LEGAMI DELLA LOBBY CON MCCARRICK

Alla fine di agosto il supremo Cavaliere di Colombo, Carl A. Anderson, ha diffuso un comunicato per stigmatizzare la gravità della crisi in cui si trova la Chiesa dopo il rapporto della Pennsylvania e la caduta del cardinal McCarrick, ha chiesto una politica di trasparenza reale, l’implementazione della tolleranza zero, nuove misure per garantire la denuncia di comportamenti criminali nella Chiesa. Nel testo si cita Benedetto XVI che, subito prima di essere eletto al Soglio di Pietro, lanciava l’allarme per la «sporcizia nella Chiesa» in una celebre omelia. E tuttavia, per avere tutti gli elementi della storia, bisogna tornare al novembre del 2012, a Dallas, quando Virgil Dechant – ex Supremo Cavaliere di Colombo dal 1977 al 2000 – venne insignito del premio Gaudium et spes (dal nome di un documento conciliare sulla Chiesa nel mondo moderno), un riconoscimento istituito nel 1992 e in quell’anno assegnato a madre Teresa di Calcutta. Ricevendo l’onorificenza, Dechant ringraziò il cardinal McCarrick, presente alla cerimonia e intervenuto per raccontare aneddoti sulla sua amicizia cinquantennale con lo stesso Dechant, per aver avuto lui per primo l’idea di promuovere la causa di beatificazione del fondatore dei Cavalieri, il ‘servo di Dio’ padre Michael McGivney, nel lontano 1977. La causa è tuttora in corso in Vaticano.

Papa Francesco.
ANSA

Si tenga infine presente che Virgil Dechant è stato vicepresidente dello Ior, la banca vaticana, quando alla guida dell’istituto c’era Angelo Caloia (oggi sotto processo in Vaticano con le accuse di truffa e riciclaggio); dopo di lui un posto nel board laico dello Ior è stato occupato da Carl A. Anderson – fino al 2014 - successore di Dechant a capo degli stessi Cavalieri. Ma i rapporti che contano di McCarrick non finiscono qui. Nel 2004, George W. Bush, intervenendo da presidente degli Stati Uniti alla convenzione dei Cavalieri di Colombo di nuovo a Dallas, in Texas, ringraziava pubblicamente il cardinale McCarrick, presente pure in questa occasione in veste di arcivescovo di Washington. Da rilevare, infine, che - secondo quanto riportato dal Washington Times - nel 2014, McCarrick fece parte addirittura di una missione di pace organizzata dal Dipartimento di Stato americano nella Repubblica Centrafricana

LA DURA SFIDA DI BERGOGLIO CONTRO ELITISMO E CLERICALISMO

Il ritratto di McCarrick appare dunque sempre più complesso e la rete di relazioni in cui era al centro ha rappresentato a lungo una barriera invalicabile per ogni denuncia di abusi o molestie sessuali. Ma oltre il suo caso, papa Francesco dovrà mettere mano a riforme profonde se vorrà trascinare la Chiesa fuori dalle secche di una crisi drammatica. Negli Stati Uniti, sull’esempio della Pennsylvania, si stanno aprendo indagini in diversi Stati e nuove accuse piovono sulla testa di vescovi e cardinali circa azioni di copertura e insabbiamenti. Civiltà Cattolica, la prestigiosa rivista della Compagnia di Gesù italiana, da parte sua ha reso noto il testo del dialogo che il papa ha avuto con i confratelli gesuiti durante il suo viaggio in Irlanda dello scorso agosto durante il quale ha parlato anche dello scandalo pedofilia e degli abusi, subito dopo aver incontrato otto vittime di violenze commesse da sacerdoti. «Io ho capito una cosa», ha detto Francesco, «con grande chiarezza: questo dramma degli abusi, specialmente quando è di proporzioni ampie e dà grande scandalo, pensiamo al caso del Cile e qui in Irlanda o negli Stati Uniti, ha alle spalle situazioni di Chiesa segnate da elitismo e clericalismo, una incapacità di vicinanza al popolo di Dio». «L’elitismo, il clericalismo», ha proseguito, «favoriscono ogni forma di abuso. E l’abuso sessuale non è il primo. Il primo è l’abuso di potere e di coscienza. Vi chiedo aiuto per questo. Coraggio! Siate coraggiosi! Davvero non riuscivo a credere a storie che ho visto ben documentate. Le ho sentite qui nell’altra stanza e sono rimasto commosso profondamente. Questa è una speciale missione per voi: fare pulizia, cambiare le coscienze, non aver paura di chiamare le cose con il loro nome». Elitismo, ovvero una Chiesa legata al potere. Il cammino di papa Francesco per cambiare le cose non sarà semplice.

17 Settembre Set 2018 0800 17 settembre 2018
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