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Politica
17 Settembre Set 2018 2200 17 settembre 2018

Com'è andato il vertice a Palazzo Chigi su manovra e nomine

Condono travestito da pace fiscale. Pensioni minime sotto i 780 euro. Reddito di cittadinanza. E tensioni su Consob e Genova. Temi caldi e veti incrociati sul tavolo del governo.

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I nodi della manovra restano sul tavolo del governo, riunitosi a ranghi ristretti nella serata di lunedì 17 settembre 2018 a Palazzo Chigi per cercare di tirare le fila. Luigi Di Maio è tornato su uno dei cavalli di battaglia leghisti, la pace fiscale: il Movimento 5 stelle, ha puntualizzato giocando con le parole, «non è disponibile a votare alcun condono». Anche se di fatto la versione della pace fiscale in fase di studio lo è. E ha rilanciato anche la pensione di cittadinanza prevista dal contratto di governo: «D'ora in poi non ci deve essere più nessun pensionato che prende meno di 780 euro al mese».

PACE FISCALE: TETTO A 1 MILIONE DI EURO E VOLUNTARY DISCLOSURE

La Lega, così come il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha sempre negato che l'operazione studiata per sanare le posizioni anomale dei contribuenti davanti al fisco possa rivelarsi un condono. Il partito di Matteo Salvini punta a renderla «il più possibile ampia», a includere cartelle, multe e contenziosi, ma ponendo un tetto di 1 milione di euro. In questo modo, spiegano gli ideatori della misura, grandi - o grandissimi - evasori rimarrebbero dunque esclusi. Nel disegno complessivo la pace potrebbe essere però accompagnata anche da una nuova voluntary disclosure (collaborazione volontaria) sui capitali esteri e sulle cassette di sicurezza, quanto basta per rendere l'operazione estremamente delicata, da studiare con attenzione ed equilibrio e tenendo comunque presente che i potenziali incassi fiscali sono più che necessari come forme di copertura.

COPERTURE: PIÙ CHE RISPARMI, SPAZI IN DEFICIT

Per reperire risorse il taglio «di tutti gli sprechi» promesso da Di Maio potrebbe non bastare, alla luce delle tornate già pesanti di spending review portate avanti negli ultimi anni. Più che dai risparmi, le potenzialità della manovra sono dunque legate agli spazi in deficit, a dove insomma la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) da presentare entro il 27 settembre fisserà l'asticella dell'indebitamento. La linea del ministro dell'Economia Giovanni Tria, l'unica che probabilmente non sarebbe in alcun modo osteggiata dalla Commissione europea, è quella di garantire un miglioramento - seppur minimo - del deficit strutturale.

ALTRI CAPITOLI: FLAT TAX, REDDITO DI CITTADINANZA E SANITÀ

Per farlo il deficit nominale dovrebbe fermarsi all'1,6/1,7% del Pil, ma Lega e cinque stelle vorrebbero di più. Arrivando, o superando di qualche decimale, la soglia del 2% si riuscirebbe infatti a dare qualche segnale, più o meno evidente, su tutti i capitoli portanti del programma di governo: flat tax, riforma della Fornero, reddito di cittadinanza e anche, come rivendicato da Di Maio dopo le critiche del consulente vicino alla Lega Alberto Brambilla, pensione di cittadinanza. Sul tavolo c'è peraltro anche il dossier sanità portato da Giulia Grillo, sul quale Conte ha assicurato «molta attenzione». Il ministero della Salute ha chiesto una riduzione dei ticket, ma anche più risorse per il personale e per l'edilizia sanitaria.

GIOCHI INVERNALI: SE NON SI FANNO TESORETTO DI 600 MILIONI

Durante il vertice a Palazzo Chigi si sono incrociati i veti anche su altro temi oltre ai conti pubblici, come le nomine Rai e Consob o la questione del Ponte Morandi. Il clima politico dentro la maggioranza si è fatto teso dopo l'incontro di domenica 16 settembre tra Salvini e Silvio Berlusconi. Una riunione che ha irritato i parlamentari grillini, preoccupati dal tipo di garanzie che, secondo i resoconti del faccia a faccia di Arcore, Salvini avrebbe dato sulle tivù al leader azzurro. Sul tema delle pensioni di cittadinanza - che il M5s vuol far partire da gennaio 2019 - servono le coperture. E, con le Olimpiadi invernali sempre più in bilico, l'idea del Movimento sarebbe quella di usare il tesoretto che il governo avrebbe messo a disposizione per i Giochi (circa 600 milioni) per allargare le maglie della manovra.

NOMINE: CONSOB AL M5S, ANTITRUST IN QUOTA LEGA

Ma i veti incrociati, al momento, hanno investito anche il successore di Mario Nava a capo della Consob. Una nomina, questa, sulla quale l'attenzione del Colle è altissima e sulla quale il M5s punta con decisione, con l'Antitrust che potrebbe finire in quota Lega. Conte deve poi provare a sciogliere il nodo del commissario per la ricostruzione di Genova. Anche se, in questo caso, il principale tema divisivo riguarda il coinvolgimento o meno di Autostrade nel nuovo ponte: un tema che registra la chiusura totale del M5s laddove la Lega è più possibilista. Il premier spinge per una personalità di alto profilo tecnico-istituzionale e non politica come vorrebbero invece i suoi due vice.

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