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Politica
19 Settembre Set 2018 1245 19 settembre 2018

La storia dei condoni fiscali in Italia oltre a quello giallo-verde

Il "colpo di spugna" di M5s-Lega ha diversi precedenti. E gli ultimi due riguardano i governi Berlusconi (2009 e 2003). Dal 1970 a oggi, tutte le volte che lo Stato ha recuperato fondi con le sanatorie.

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Una ricetta vecchia e abusata che però torna sempre utile quando si è in cerca di risorse. Il condono cammuffato da "pace fiscale" con un escamotage lessicale non è propriamente una misura all'insegna del "cambiamento", parola chiave nella narrazione del governo giallo-verde. È accaduto spesso in passato e il conteggio delle "sanatorie" è arrivato fino a quota 80 a partire dall'unità d'Italia. Ultimi esempi, due precedenti targati esecutivo Berlusconi, non certo una stella polare dell'azione politica grillina. E nel cortocircuito dello scontro tra i partiti è stato Maurizio Gasparri di Forza Italia a "rinfacciare" la realtà ai cinque stelle: «Pace fiscale? I grillini hanno poco da blaterare. Fanno quello che si è sempre fatto in Italia e non hanno innovato in alcun modo. I condoni danno un gettito una tantum che prima o poi si esaurisce». E lui lo sa bene perché è stato ministro e senatore di maggioranza quando il centrodestra sfoderava una "grazia" fiscale dopo l'altra.

La pace fiscale diventa un condono

La pace fiscale ipotizzata dalla Lega in manovra per chiudere i piccoli contenziosi con il fisco (ma anche portare nuovi soldi nelle casse dello Stato) sta prendendo sempre più la forma del più classico condono, sebbene tale definizione sia rifiutata dalla maggioranza di governo.

BERLUSCONI IV: SCUDO FISCALE NEL 2009

Nel 2009 fu promulgato uno scudo fiscale per gli evasori con i soldi all’estero. Il governo Berlusconi dava la possibilità di mettersi in regola, con la garanzia dell’anonimato. Il provvedimento si estendeva in maniera retroattiva fino al dicembre 2007. Beneficiari: 180 mila evasori. Risultato: 105 miliardi di fondi neri "ripuliti". Colpo di spugna anche sui reati societari, col depotenziamento del falso in bilancio.

BERLUSCONI II: 19,3 MILIARDI PER LO STATO

Nel 2003, quando il titolare delle Finanze era Giulio Tremonti (come del resto nel 2009) fu introdotto un altro condono capace di garantire alle casse dello Stato 19,3 miliardi di euro. Il ministro lo salutò entusiasta come «un successo del governo, un ritorno alla legalità, un forte segnale di fiducia nell'economia italiana, un ulteriore supporto alla crescita economica del Paese».

GLI ALTRI CASI: SANATORIE CONTINUE DAL 1970 AL 2008

Anche in epoca pre-berlusconiana non è mancata la tendenza a rifugiarsi nella misura del condono. Nel 1995 toccò al governo Dini, con un colpo di spugna edilizio e un concordato fiscale. Nel 1991 l'Andreotti VI emanò un'altra sanatoria, così come Craxi nel 1985 ancora sull'edilizia, Spadolini nel 1982 (condono fiscale) e il Rumor IV nel 1973. Stando ai dati Istat elaborati dall'Adnkronos, nel lasso di tempo dal 1980 al 2010 lo Stato ha incassato 62,5 miliardi di euro da sanatorie e condoni. In media fanno 2 miliardi l'anno, oro colato per il governo M5s-Lega alla ricerca di risorse per reddito di cittadinanza e flat tax. Un dossier del ministero dell'Economia datato 2015 spiegava che «non vi è periodo, dal 1970 al 2008, che non sia stato interessato da qualche forma di condono o sanatoria». I giallo-verdi non vogliono venire meno alle tradizioni.

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