Mondiali Ciclismo Vicenza 2020 Zaia Salvini
Politica
20 Settembre Set 2018 1110 20 settembre 2018

Vicenza, la faida leghista dietro i Mondiali di ciclismo

Corsa contro il tempo per scovare i 2 milioni chiesti a garanzia dall'Uci. Per il governo tocca alla Regione. Ma da Zaia tutto tace. Così gli attriti tra Salvini e il governatore rischiano di far saltare l'edizione del 2020.

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Sette anni dopo l'edizione fiorentina che vide trionfare a sorpresa il portoghese Rui Costa, nome che in riva all'Arno evoca sempre dolci ricordi, l'Italia avrebbe dovuto riabbracciare nel 2020 i Campionati del mondo di ciclismo. Il condizionale, tuttavia, è d'obbligo, malgrado l'assegnazione a Vicenza sia cosa fatta dal settembre 2017, durante i Mondiali di Bergen, in Norvegia.

DUE MILIONI SENZA I QUALI PUÒ ANDARE TUTTO A MONTE

Un progetto di ampio respiro, quello elaborato a partire dal 2013 dal comitato promotore sulla scia del ritorno nel capoluogo berico del Giro d'Italia 17 anni dopo l'ultima apparizione. Un dossier promosso a pieni voti dall'Unione ciclistica internazionale (Uci), complice il coinvolgimento delle altre province del Veneto (da Venezia, che dovrebbe tenere a battesimo la prova in linea maschile, a Verona, passando per Padova, Treviso e Belluno) e la sostenibilità della manifestazione. Che, come detto, potrebbe però non avere luogo nel caso in cui, entro il 25 settembre, non spuntassero, dalle casse di governo o Regione, 2 milioni di euro.

DAI TENTENNAMENTI DI RENZI AL SILENZIO DI ZAIA

Di che si tratta? L'Uci esige per l'assegnazione dei Mondiali di ciclismo una garanzia da 5,5 milioni di euro da presentare sotto forma di fideiussione: una somma che al momento non è stato ancora possibile coprire interamente, malgrado le numerose proroghe ottenute in tal senso. E se in un primo momento pareva che di mezzo ci fosse la volontà del governo Renzi di non assecondare un evento sul quale averbbe messo il cappello il leghista Luca Zaia, governatore del Veneto, ora sembre essere proprio quest'ultimo l'ago della bilancia del via libera o meno alla kermesse.

La lettera di Giancarlo Giorgetti che stanzia i 3,5 milioni per Vicenza 2020.

Già, perché se il nuovo esecutivo sembrava avere accolto con discreto entusiasmo il ritorno dei Mondiali in Italia, col sostegno pubblico di Matteo Salvini (espresso in occasione del comizio elettorale a favore dell'attuale sindaco di Vicenza Francesco Rucco, lo scorso 2 giugno) e, ciò che più importa, con lo stanziamento di 3,5 milioni di euro da parte del sottosegretario con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti, chi si è fatto di nebbia sembra proprio essere il governatore, trinceratosi dietro un preoccupante silenzio. Che ha portato il numero due dell'Uci e presidente della Federciclismo Renato Di Rocco a dare per nulle, in data 20 settembre, le chance di Vicenza di ottenere i Mondiali. Mentre per l'assessore allo Sport della Regione Veneto, Cristiano Corazzari, il tempo è già scaduto: «Non più tardi di una decina di giorni fa è stata comunicata l'intenzione di garantire altri 2,5 milioni di euro per l'organizzazione dei Mondiali 2020 a Vicenza. A questa precisa volontà espressa dal governo, che si aggiungeva ai primi fondi stanziati, dalla Fci è stato risposto che le garanzie erano arrivate oltre il termine ultimo». compilarmi

SULLO STALLO L'OMBRA DI UNO SCONTRO INTERNO AL CARROCCIO

Gli oltre due milioni mancanti all'appello sarebbero dovuti essere in carico agli enti locali secondo quanto suggerito dallo stesso Giorgetti, ma Zaia pare non volerci sentire in tal senso. E molti sono disposti a giurare che dietro quest'impasse si celi una fronda tutta leghista tra il vicepremier e il governatore, che rumor danno in procinto di essere accantonato in favore dell'attuale sottosegretario all'Economia Massimo Bitonci in vista della tornata elettorale del 2020. Del resto, il feeling tra Salvini e Zaia sembre resistere soltanto nei comizi elettorali, come dimostrano la recente levata di scudi del governatore sul decreto Dignità in difesa degli industriali e la solidarietà all’atleta di colore Daisy Osakue, colpita da un uovo a un occhio.

L'UCI AVREBBE GIÀ IN SERBO LA SOLUZIONE DI RISERVA

Di certo, in questo caso c'è la fatica a coprire un investimento tutto sommato esiguo per una Regione, il Veneto, che nelle stesse ore è impegnata a rilanciare la sua candidatura ai Giochi olimpici invernali del 2026. A maggior ragione se si pensa che, nel 2013, la Toscana mise a disposizione dei Mondiali di ciclismo 20 milioni di euro. Insomma, se una "filiera" Roma-Veneto a forti tinte verdi poteva far presagire una strada tutta in discesa verso un'organizzazione che complessivamente dovrebbe costare tra i 16 e i 17 milioni (l'altra dozzina dovrebbe essere coperta da sponsor e televisioni), le tensioni interne al Carroccio rischiano di mandare tutto gambe all'aria. Con l'Uci che, da parte sua, avrebbe già pronta la carta di riserva nella svizzera Aigle, semisconosciutà località del Cantone Vallese che, secondo voci non confermate, avrebbe già versato una fideiussione più cospicua di quella italiana.

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