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Politica
27 Settembre Set 2018 0939 27 settembre 2018

La presentazione del Def 2019 in diretta

La Lega: «Se Tria non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell'Economia». Di Maio esclude rinvii sulla nota di aggiornamento. E sfida la Commissione europea: «Sarà una manovra del popolo».

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«Se Giovanni Tria non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell'Economia»: Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, dà fuoco alle polveri nel giorno in cui Palazzo Chigi dovrebbe varare la nota di aggiornamento al Def 2019, con i primi numeri certi sulla manovra (l'accordo è stato raggiunto per un deficit al 2,4%. Leggi qui gli aggiornamenti). Alle 16 è iniziato un vertice tra il premier Giuseppe Conte, i due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini e lo stesso Tria. Confermata poi alle 20 la riunione del Consiglio dei ministri. Secondo Di Maio «non è in programma nessuna richiesta di dimissioni, ci sono delle differenze di vedute che dobbiamo superare». Ma le pressioni politiche sul titolare del Mef sono chiare ed evidenti. Il professore stesso, del resto, ha evocato un suo possibile passo indietro, parlando il 26 settembre al convegno della Confcommercio. I giochi sono aperti e tutto può succedere. Il contrasto ruota intorno al rapporto deficit/Pil, che i legastellati vogliono portare al 2,4% e che Tria vuole invece mantenere entro il 2%, cifra considerata una soglia psicologica invalicabile per i mercati. Lo stesso Molinari, ha in seguito ribadito: «Il nostro obiettivo è realizzare le proposte contenute nel Contratto di governo: se questo vuol dire arrivare al 2,4, al 2,6% di deficit non credo sia una tragedia. Certamente l'1,6% non può essere considerato un dogma».

DI MAIO ESCLUDE RINVII SULLA NOTA DI AGGIORNAMENTO

In attesa che il nodo in un modo o nell'altro si sciolga, da Bruxelles il leader del M5s ha escluso «rinvii» sulla presentazione della nota di aggiornamento. E ha spiegato che la legge di bilancio che il governo italiano si appresta a varare sarà «una manovra del popolo, dove non ci si impicca a un numero». A differenza di «quanto accaduto nel passato», ha detto ancora Di Maio, «non vogliamo scrivere nel Def cose non vere», indicando un obiettivo per il rapporto deficit/Pil e alzando l'asticella in un secondo momento. Con la Commissione europea «avremo modo di interloquire», e se la Francia sfora «lo faremo anche noi». Di sicuro l'esecutivo non punta a «tirare a campare», perché «o si fanno le cose o non ne vale proprio la pena». Il vicepremier sta tornando a Roma, dopo aver firmato l'iniziativa europea sulla blockchain con la commissaria al digitale Mariya Gabriel: «Sono ore concitate, rientrerò subito in Italia perché è una giornata importantissima per il Def» (leggi anche Le quotazioni di spread e Borsa italiana del 27 settembre 2018).

Cosa cambia se si sposta l'asticella del rapporto deficit/Pil

Partendo dal tendenziale indicato nel Documento di economia e finanza ( Def) dal governo Gentiloni allo 0,8%, spostare l'obiettivo a questo livello libererebbe più di 13 miliardi. Una cifra che permetterebbe di coprire in pieno le clausole di salvaguardia sull'Iva (12,5 miliardi) lasciando uno spazio minimo (circa un miliardo) per altre iniziative "marginali".

SALVINI FAVOREVOLE ALLO SFORAMENTO DEL 2%

Da Tunisi, dove si trova per una visita, si è fatto sentire anche l'altro vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini. Il quale ha risposto «assolutamente sì» ai giornalisti che gli chiedevano se valesse la pena superare il 2% nel rapporto deficit/Pil. Per poi aggiungere: «Il diritto al lavoro, alla felicità di milioni di italiani, val bene qualche numerino» (leggi anche Perché la Francia può "sforare" sul deficit e l'Italia no).

LA BATTAGLIA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA

Nel pomeriggio del 27 settembre, Di Maio è tornato a battere sul reddito di cittadinanza: «Siamo a un bivio storico e non possiamo arretrare di un centimetro, né farci ingannare dai numeri. Dobbiamo abolire la povertà con il reddito di cittadinanza e dare al Paese le riforme strutturali e gli investimenti necessari per rilanciare la crescita. Abbiamo promesso ai cittadini una manovra del popolo che sia coraggiosa e dobbiamo realizzarla fino in fondo. Lo spread si alza non per i decimali, ma per l'instabilità politica. Il governo del cambiamento è e deve essere compatto. L'Italia è un Paese solido e i fatti ce lo dimostrano: questa mattina il Tesoro ha collocato tutti i 5,2 miliardi di titoli in asta, con tassi di interesse in calo di 40 punti rispetto ad agosto. Non abbiamo scuse, la manovra del popolo si deve fare sul serio e cambierà la storia di questo Paese».

LE SCOMMESSE DEI FONDI D'INVESTIMENTO

Intanto fondi d'investimento, assicurazioni, hedge fund e gestori lanciano i loro primi segnali. Pimco e Aberdeen hanno già smobilitato posizioni rialziste dalle elezioni di maggio a questa parte. Altri, come Blackrock, hanno scommesso su una legge di bilancio prudente. Con il rischio che una manovra in aperta sfida a Bruxelles, con un deficit oltre il 2% del Pil, possa indurli a vendere quote consistenti di titoli di Stato italiani. A completare il quadro ci sono le imminenti pagelle di Moody's e Standard & Poor's e la prossima fine del Quantitative easing da parte della Bce.

PER IL FINANCIAL TIMES IL GOVERNO STA GIOCANDO A POKER

Non a caso il Financial Times, in un commento pubblicato nelle pagine interne del giornale e firmato da Megan Greene, scrive che «il governo di coalizione italiano sta giocando a poker con il pubblico, l'Unione europea e i mercati». La previsione è che entro la fine del 2018 l'Italia mancherà i target sul deficit e quindi «sarà a rischio di una procedura» d'infrazione. Procedura che «non sarà un disastro», visto che le sanzioni previste in questi casi «non sono mai state applicate», ma che lascerà la Commissione europea «senza voglia di dare spazio di manovra all'Italia» per la legge di bilancio.

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