marmolada-monte-bianco-confini
Politica
29 Settembre Set 2018 0900 29 settembre 2018

Dalla Marmolada al Monte Bianco: le guerre dei confini

Veneto e Trentino si contendono una parte del ghiacciaio. Così come accade tra Italia e Francia per il Gigante. Tra spicchi di mare e comuni in fuga, i fronti si moltiplicano. 

  • ...

Nel Paese degli 8000 campanili, le contese sui confini non potevano che essere la regola. Ma anche quelli che delimitano il territorio nazionale creano non pochi problemi, come raccontava già, tra il serio e il faceto, il film La legge è legge, del 1958 con Totò e Fernandel, ambientato nella cittadina inventata di Assola, spaccata a metà tra Italia e Francia. Talvolta si litiga per campanilismo, più spesso però a soffiare sulle istanze indipendentiste sono i motivi economici.

VENETO E TRENTINO SI CONTENDONO UNA PARTE DI MARMOLADA

Uno dei casi più eclatanti e recenti è senz'altro la contesa tra Veneto e Trentino sulla Marmolada. Contesa che dura da ben 45 anni. A seguito di un atto amministrativo dell'Agenzia per il territorio del 24 maggio scorso, il comune di Rocca Pietore è passata da Belluno a Trento. Ridisegnate le mappe e, soprattutto, un accordo del 2002 che pareva aver sopito gli animi. Che le Dolomiti siano un enorme pomo della discordia lo aveva scoperto a proprie spese persino Alberto Angela che, all'inizio del 2018, ha curato e condotto il programma Rai Meraviglie. Applausi a scena aperta, ascolti record... tranne per il fatto che il divulgatore aveva parlato delle montagne tutelate dall'Unesco facendo spola tra Trento e Bolzano, senza mai citare il Veneto che pure le ospita in gran parte sul proprio territorio, inciampando così in una lunga serie di polemiche social e non solo.

IL " DUELLO" PER IL MONTE BIANCO TRA ITALIA E FRANCIA

Le Dolomiti non sono le sole montagne a creare frizioni tra confinanti. C'è infatti un'altra guerra fatta di paletti spostati nottetempo, mappe ridisegnate e sconfinamenti più o meno involontari. È quella del Monte Bianco. Nel settembre del 2015 il sindaco di Chamonix bloccò l’accesso al ghiacciaio del Gigante dal rifugio Torino, rivendicando la territorialità francese e provocando le vivaci proteste della Valle d'Aosta. Italia e Francia battibeccano su quella zona dal 1796, cioè dall’armistizio di Cherasco, stipulato dopo la prima campagna napoleonica in Italia. Successivamente, la questione venne regolata da un altro trattato del 1862, col quale si sancì l’annessione della Savoia alla Francia. La misteriosa sparizione del documento originale dagli archivi francesi ha però dato la scusa a Parigi di spostare arbitrariamente i confini nazionali a proprio favore, rifacendosi all'atto più antico, di fine 700. Se oggi la rivendicazione del Monte Bianco può apparire anacronistica, bisogna comunque considerare che le zone contese (esattamente come quelle della Marmolada) hanno un forte interesse turistico e ospitano non solo la funivia del Monte Bianco ma anche diversi rifugi.

LA GUERRA DEI GAMBERI NEL MEDITERRANEO

Non sono solo i monti a fare litigare Roma e Parigi. I confini diventano ancora più labili in mare, dove da anni c'è una certa confusione su dove terminino esattamente le acque del Mar Ligure e dove inizi lo specchio di mare francese. Tutto ebbe inizio nel marzo del 2015, quando i ministri degli Esteri francese e italiano dell'epoca, Laurent Fabius e Paolo Gentiloni, siglarono il Trattato di Caen, un accordo in cui venivano definiti i nuovi confini marittimi degli spicchi che interessano la Francia, la Liguria, la Toscana e la Sardegna. Si tratta di una zona di Mediterraneo molto pescosa (da qui il nome mediatico di “guerra dei gamberi”), finita sotto la lente di Parigi soprattutto per gli indizi di importanti giacimenti di idrocarburi, tra cui metano e petrolio. L'Italia però non ha mai ratificato l'accordo creando non pochi problemi. Scoppiò persino un caso diplomatico quando le autorità nizzarde, il 13 gennaio 2016, sequestrarono il peschereccio sanremese Mina reo di non aver aggiornato le mappe. Roma fece però notare a Parigi che stava applicando unilateralmente l'accordo e la nave fu dissequestrata. A due anni da quegli eventi, nel marzo del 2018 è andato in scena un nuovo atto della querelle: il ministero dell'Ambiente d'Oltralpe ha inserito in un documento cartine con confini errati, sempre a favore della Francia che continua a sostenere unilateralmente l'entrata in vigore del Trattato di Caen. Ancora una volta l'Italia ha fatto presente di non avere ratificato alcunché, quindi i confini sono tornati quelli di sempre.

LA PROVINCIA CHE VUOLE LASCIARE IL PIEMONTE PER LA LOMBARDIA

Se si passa dai confini esterni a quelli interni, la musica non cambia. A tenere banco in questo periodo è il referendum per il cambio di Regione della provincia del Verbano Cusio Ossola con passaggio dal Piemonte alla Lombardia. L'ultimo nodo da sciogliere sarebbe economico: la consultazione dovrebbe comportare un esborso di circa 330 mila euro, che la Provincia, in regime straordinario perché sull'orlo del dissesto, non può permettersi. Quindi chi paga? Certamente non le Regioni interessate, né quella che rischia l'addio, né quella di possibile approdo e l'onere dovrà essere anticipato dai singoli Comuni. Salvo che il fardello non crei nuovo astio e altre divisioni. Per una consultazione che si sta per tenere ce ne è un'altra che non ha mai avuto effetto. Quella di Montecopiolo e Sassofeltrio, due piccoli comuni marchigiani che 11 anni fa, nel giugno del 2007, decisero con referendum di passare sotto l’Emilia-Romagna. Nel 2018, però, sono rimaste esattamente dov'erano a causa del “silenzio” protratto delle Marche, che non ha mai dato il proprio nulla osta. Un silenzio presumibilmente finalizzato a ostacolare una vera e propria emorragia di comuni, dato che nello stesso periodo la provincia di Pesaro-Urbino aveva già perso Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello a favore di quella confinante di Rimini.

TANTA VOGLIA DI STATUTO SPECIALE

Anche il Veneto, culla delle istanze autonomiste ruggite contro Roma, sta suo malgrado subendo una diaspora simile. Dal 2005, quando San Michele al Tagliamento con le proprie istanze diede il via alle danze, a oggi sono stati circa 30 i comuni di confine che sono andati a referendum per l’annessione al Friuli e al Trentino-Alto Adige. Del resto, la vicinanza con le Regioni a statuto speciale ingolosirebbe chiunque per via dei regimi fiscali agevolati. Diverse amministrazioni hanno ottenuto il “sì” della popolazione ma sono ancora in attesa di vedere attuato il trasferimento, come Lamon (località famosa per i fagioli), Cortina, Colle Santa Lucia, Livinallongo e Cinto Caomaggiore mentre altre, come Arsiè, Canale d’Agordo, Cesio Maggiore, Falcade, Feltre, Gosaldo, Rocca Pietore, Gruaro, Pramaggiore e Teglio Veneto hanno sbattuto contro il parere contrario o il disinteresse della cittadinanza.

I BELLUNESI? AIUTIAMOLI A CASA LORO

A 10 anni esatti dal referendum ce l'ha invece fatta Sappada (detta anche Plodn nel dialetto tedesco sappadino, Sapade o Ploden in friulano, Sapada in ladino e Bladen in tedesco) che è così approdata in provincia di Udine. Ma se il Friuli-Venezia Giulia accoglie, le Province di Trento e Bolzano e la Regione Trentino-Alto Adige non sono affatto ansiose di condividere la propria fortuna con le amministrazioni confinanti e tirano su muri immaginari, rifiutandosi di dare il nulla osta all'iter di distacco e aggregazione previsto all'art.132 secondo comma della Costituzione. Pur di respingere l’assalto del Bellunese, Trento e Bolzano hanno accettato di co-finanziare il Fondo Brancher, poi trasformatosi in Fondo dei Comuni (ex Fondo Letta sui Comuni di confine). Una versione tutta italiana, rivolta agli indipendentisti veneti, del motto «aiutiamoli a casa loro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso