Decreto Sicurezza Salvini Quirinale
Politica
1 Ottobre Ott 2018 1855 01 ottobre 2018

Il decreto sicurezza di Salvini è stato ammorbidito

Nel testo inviato al Quirinale salta la sospensione immediata con rimpatrio per i richiedenti asilo indagati di reati come terrorismo, rapina, omicidio e altri che in caso di condanna escludono la protezione.

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Il decreto sicurezza approvato il 24 settembre e fortemente voluto dal ministro degli Interni Matteo Salvini si avvia verso il Quirinale in una versione modificata rispetto a quelle circolate immediatamente dopo il Consiglio dei ministri. Modifiche che rispondono all'esigenza di ridurre i rischi di una bocciatura per manifesta inconstituzionalità da parte del Capo dello Stato Sergio Mattarella. In particolare, la «sospensione del procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale» al migrante che delinque si trasforma in un «procedimento immediato innanzi alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale».

NIENTE STOP AUTOMATICO SE IL RICHIEDENTE È INDAGATO

La misura è contenuta nell'articolo 10 del testo, uno dei più controversi e per il quale lo stesso Salvini ha spiegato che ci sono state "mediazioni" tra i vari uffici legislativi coinvolti (Viminale, Giustizia, Palazzo Chigi, lo stesso Quirinale). Nella relazione illustrativa al testo uscito dal Cdm, si affermava che per i «richiedenti che hanno in corso un procedimento penale per uno dei reati che in caso di condanna definitiva comporterebbero diniego della protezione internazionale» (terrorismo, devastazione, saccheggio, rapina, omicidio, tratta, atti sessuali con minore), scatta «la sospensione dell'esame della domanda di protezione e l'obbligo di lasciare il territorio nazionale». Nella versione definitiva inviata al Capo dello Stato da una parte si coinvolgono anche i condannati con sentenza non definitiva, come chiesto dal ministro dell'Interno; dall'altro, però, non c'è più l'automatismo condanna-sospensione del procedimento-obbligo di lasciare il territorio nazionale. Ma, se il soggetto è stato condannato per uno di questi reati, «il questore ne dà tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente, che provvede nell'immediatezza all'audizione dell'interessato e adotta contestuale decisione». In caso di rigetto della domanda, il richiedente «ha in ogni caso l'obbligo» di lasciare l'Italia, «anche in pendenza di ricorso avverso la decisione della Commissione».

NESSUN NUOVO COSTO PER LO STATO

Inoltre, per far fronte alle richieste del ministero dell'Economia, in diverse parti del decreto viene specificato che «dall'attuazione delle disposizioni...non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».

LA SMENTITA DEL VIMINALE

In serata il governo ha smentito modifiche. «Il decreto che abbiamo trasmesso è il testo approvato dal Consiglio dei ministri. Arriverà al Colle in serata e non ha subìto alcuna modifica» sostengono al ministero.

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