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Politica
8 Ottobre Ott 2018 1538 08 ottobre 2018

Non solo Di Maio: quando il governo attacca la stampa

Il ministro grillino contro le «fake news» de l'Espresso? Come gli editti e i bavagli berlusconiani. Le liste nere di Renzi alla Leopolda. Gli insulti di D'Alema. Coi giornali nessun "cambiamento" gialloverde.

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È la stampa, bellezza, e tu non ci puoi far niente se non attaccarla quando sei al governo. Nel controverso rapporto tra politica e informazione anche l'esecutivo giallo-verde del presunto "cambiamento" non sembra discostarsi dalla tradizione portata avanti da chi lo ha preceduto. Accuse di faziosità e di azionamento della macchina del fango, repliche in difesa della libertà di critica e del pluralismo: lo schema è sempre lo stesso e si è ripetuto dopo le parole del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio. «Ci siamo vaccinati dalle bufale e dalle fake news, tanto è vero che stanno morendo parecchi giornali tra cui quelli del gruppo l'Espresso perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà», ha detto il leader del Movimento 5 stelle su Facebook. Un vizio, quello di parlare della chiusura dei giornali con malcelata soddisfazione, che era già emerso nel caso tra Rocco Casalino e Il Foglio. Di Maio ha poi aggiunto che «nei media c'è un conflitto di interessi pazzesco. Da una parte Berlusconi, dall'altra De Benedetti». Parole che hanno fatto gridare il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Verna all'«emergenza libertà di stampa», mentre il sottosegretario (pentastellato) con delega all'Editoria Vito Crimi è tornato a proporre proprio l'abolizione dell'Ordine per «liberare la professione» ed eliminare i contratti Co.co.co. Ma nell'epoca pre-grillina com'era la sindrome di accerchiamento di chi guidava il Paese nei confronti dei giornali? (Spoiler: identica).

Cosa ha detto Di Maio a Potenza

"Ci sarà un terremoto politico a livello europeo e tutte le regole cambieranno. In tutti i Paesi dell' Ue - lo vediamo dai sondaggi - sta per accadere quello che è accaduto qui il 4 marzo. Si vedrà con le elezioni europee e questo ci aiuterà", ha detto il vicepremier Luigi Di Maio in un comizio a Potenza.

1. BERLUSCONI: EDITTI BULGARI, BAVAGLI E CONFLITTI D'INTERESSI

L'accusatore numero uno della stampa è stato per anni l'ex premier Silvio Berlusconi. Tacciato di conflitto di interessi per i suoi affari in Fininvest, Mondadori e il Giornale, non lesinava frecciate nei confronti del "resto" dell'informazione. Fino ad arrivare al famigerato editto bulgaro del 2002, quando in conferenza stampa da Sofia tuonò contro l'«uso criminoso» della tivù pubblica da parte dei giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro e del comico Daniele Luttazzi, invitando la nuova dirigenza Rai a intervenire. Quando nel 2010 il dibattito si spostò attorno al disegno di legge sulle intercettazioni voluto dal suo governo di centrodestra e ribattezzato dai giornali «legge bavaglio», il Cavaliere ammise candidamente che la libertà di stampa non era un «diritto assoluto». E si scagliò contro i quotidiani «schierati con la sinistra, pregiudizialmente ostili al governo, che disinformano, distorcono la realtà e calpestano in modo sistematico il diritto sacrosanto della privacy dei cittadini». Ma a chi gli rimproverava il suo rapporto controverso con l'informazione, Berlusconi rispondeva così, nel 2009: «Non c'è libertà di stampa? Una barzelletta di questa minoranza comunista e cattocomunista, che detiene la proprietà del 90% dei giornali».

2. RENZI: LA LISTA DELLE PEGGIORI PRIME PAGINE ALLA LEOPOLDA

Chi pensa che le invettive contro i giornalisti siano arrivate in passato soltanto da una parte politica però si sbaglia. E a ricordarlo è stato Matteo Renzi che schierandosi contro Di Maio ha esibito una sorta di auto-denuncia: «Quelli che davano a me del caudillo e mi accusavano di deriva autoritaria cosa dicono adesso di chi vuole comprimere la libertà di stampa?». A prescindere da ciò che intendesse l'ex rottamatore, una sua particolare iniziativa del 2015 suscitò la levata di scudi dei giornali: alla Leopolda di quell'anno fu mostrata la "lista nera" delle prime pagine dei giornali che non erano state di gradimento del primo ministro (un concetto molto simile alle "liste di proscrizione" dei singoli giornalisti elaborate da Beppe Grillo sul suo blog, ma quella è un'altra storia). Tra le testate indicate come peggiori figuravano Libero, il Giornale e il Fatto Quotidiano. Che rispose con una nota della direzione e della redazione in cui si sottolineava l'impegno a «fare onestamente e imparzialmente il mestiere di cani da guardia su tutti i poteri. I nostri lettori sono con noi perché sanno che andremo avanti su questa strada, rispondendo soltanto a loro e a nessun altro». Replica molto simile a quella usata dal direttore de la Repubblica Mario Calabresi dopo le insinuazioni di Di Maio: «Finora nulla di quello che abbiamo scritto è mai risultato falso. Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non viviamo di stipendi pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori».

Le "peggiori bufale in prima pagina" votate alla Leopolda del 2015.

3. D'ALEMA: NON LEGGERE I GIORNALI ERA «UN SEGNO DI CIVILTÀ»

Restando nell'ambito del centrosinistra, ma diametralmente opposti al renzismo, eccoci a Massimo D'Alema. Il lìder maximo non le ha mai mandate a dire agli avversari politici e nemmeno alla carta stampata. Per lui non leggere i giornali era semplicemente «un segno di civiltà», e la soluzione era «lasciarli in edicola». Alla firma de l'Espresso Marco Damilano durante un dibattito televisivo disse: «Lei è uno stupido!». E poi ancora: «È un pappagallo». Mentre a quelli de il Fatto fece sapere che li considerava «tecnicamente fascisti». A D'Alema non piaceva neanche Alessandro Sallusti de il Giornale, "invitato" ad andare «a farsi fottere» in quanto «bugiardo e mascalzone» e addirittura accusato di essere «pagato con qualche signorina» per dire certe cose. Allusioni che provocarono anche l'intervento della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi): «Pessima pagina nel rapporto tra politica e informazione». Pagina dopo pagina, ora al "libro nero" si è aggiunto il capitolo scritto dei giallo-verdi.

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