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Politica
10 Ottobre Ott 2018 0800 10 ottobre 2018

Così Lega e M5s vogliono prendersi il feudo toscano del Pd

Il partito di Salvini spariglia con Ceccardi e rompe con il centrodestra ciellino. I grillini pronti ad allearsi con Cioni, l'arci-rivale di Renzi. Le manovre per le Comunali di Firenze e le Regionali.

  • Andrea Copernico
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C'era una volta il feudo rosso della Toscana, c'era una volta la Firenze del Giglio magico, fortino di Matteo Renzi. C'erano una volta ma rischiano di non esserci più. Perché la Regione si trova al centro di futuri scenari che potrebbero condizionare non solo la sopravvivenza del Partito democratico ma addirittura gli equilibri dell'attuale governo nazionale.

COMUNALI DI FIRENZE: GRANDI MANOVRE DI LEGA, PD E M5S

Archiviata la gestione del segretario regionale della Lega, Manuel Vescovi, il Carroccio si sta riorganizzando in loco con il timone affidato alla 31enne Susanna Ceccardi, sindaco di Cascina (Pisa) e fedelissima di Matteo Salvini. Il primo banco di prova saranno proprio le Amministrative di Firenze. Secondo la base leghista, che ha spinto per la nomina di Ceccardi al posto di Vescovi, quest’ultimo sarebbe stato disposto a preparare una candidatura a perdere seguendo i consigli di ex esponenti del partito di Angelino Alfano e di quella corrente di Comunione e Liberazione un tempo forte del ruolo di Roberto Formigoni ma ora marginale dopo che il Celeste è finito in disgrazia. Ora l'operazione Vescovi è naufragata e Ceccardi si prepara a demolire in tutta la Toscana lo schema seguito dal suo predecessore, partendo da una candidatura forte su Firenze cui la nuova segretaria sta lavorando, pare anche con l'aiuto del forzista Stefano Mugnai.

Alfonso Bonafede.
ANSA

I 5 STELLE ALLEATI A CIONI, L'ARCI-RIVALE DI RENZI

A sparigliare i piani sulla città del Machiavelli, sia per il centrodestra sia per il Pd, potrebbe però arrivare il ministro grillino della Giustizia, Alfonso Bonafede, che coadiuvato dal premier Giuseppe Conte sta cercando un candidato per il Movimento 5 stelle che possa trovare il sostegno anche di una parte di liste civiche di area centrosinistra, compresa quella animata dall'ex vicesindaco, Graziano Cioni. E cioè dall'arci-rivale di Renzi, colui che avrebbe dovuto sfidare l'ex segretario Pd alle primarie per il sindaco nel lontano 2008 e che avrebbe potuto ostacolarne la prima ascesa a livello locale, ma Cioni si ritirò dalla competizione a causa di una accusa di corruzione dal quale è stato assolto solo nel 2016. Nel frattempo, parlando di dem e renziani, il Pd in riva all'Arno sta pensando a un candidato alternativo all’attuale sindaco, Dario Nardella, ed è sceso in pressing sul presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, cercando sponde anche tra esponenti dei “poteri forti” locali come il presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Umberto Tombari.

REGIONALI IN TOSCANA: IL GIGLIO MAGICO ASSEDIATO

Una partita fiorentina molto delicata che potrebbe avere ripercussioni sui già precari equilibri nazionali. Uno scontro ai massimi livelli che va a condizionare anche le prossime Regionali toscane, con i renziani ortodossi che vogliono candidare l'assessore Stefania Saccardi mentre la base del partito preme per candidare Federico Gelli (ex deputato renziano e vicepresidente della Regione) considerato l'unico che potrebbe garantire la vittoria ai dem. Ma sul nome di Gelli hanno messo il veto sia Luca Lotti sia Matteo Renzi. Che nel frattempo hanno ricevuto la spallata della ex fedelissima, Rosa Maria Di Giorgi, ex vicepresidente del Senato che nella corsa alla segreteria regionale del Pd non sosterrà Simona Bonafè – voluta da Renzi e da Lotti – sostenendo il candidato alternativo, Valerio Fabiani.

In Fondazione Mps il Pd resiste e si prepara al contrattacco

C'erano una volta a Siena i fili della politica locale che tutto aggrovigliavano, a cominciare dal Monte dei Paschi e dalla sua Fondazione. C'erano una volta e ci sono ancora. Strenua resistenza di un passato che non tornerà e di bancomat ormai consumati. Eppure, tra le contrade (e non solo), qualcuno tenta di applicare antichi schemi.

Quel che resta del Giglio magico e anche quel che resta del potere di Denis Verdini - che per anni ha dominato il centrodestra in piena sintonia con l’ex sindaco diventato poi premier - devono fare i conti, infine, con la rivoluzione senese. Dove alle ultime Politiche il Pd ha subìto una sconfitta storica non ancora digerita con l'elezione dell’avvocato, Luigi De Mossi, espressione di una lista civica e appoggiato dal centrodestra, senza però esserne corpo organico. La "resistenza" piddina a Siena sta tentando di destabilizzare la maggioranza che sostiene De Mossi mandando avanti alcuni esponenti del vecchio sistema trasversale, come l'ex consigliere regionale di area verdiniana, Claudio Marignani, l'ex assessore della Giunta di Franco Ceccuzzi, Luciano Cortonesi, e l'ex consigliere comunale Marco Paglialunga, per tentare di costituire una federazione di liste civiche in modo da annullare il ruolo politico di quella del sindaco e condizionare la maggioranza dall'esterno del Consiglio comunale. Riallacciando i rapporti con quella parte del Pd che fa riferimento all'ex primo cittadino Ceccuzzi. Un'operazione, questa della federazione delle liste, che non serve - sostengono dalla maggioranza del sindaco - perché De Mossi può contare su una maggioranza di 21 consiglieri, e «non ha bisogno di vecchi grovigli ma solo di tranquillità per amministrare bene».

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