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Politica
10 Ottobre Ott 2018 1741 10 ottobre 2018

Viminale e Mibact: le contraddizioni sul gioco d'azzardo

Il ministero dell'Interno e il Mef impegnati per salvare il casinò di Campione. Mentre il ministro Bonisoli non vorrebbe i soldi del Lotto per i restauri. Due pesi e due misure?

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Da una pare un Casinò da salvare, dall'altra lo sdegno nell'utilizzare fondi che derivano dal Lotto. Il ministero dell'Interno e quello dei Beni culturali hanno evidentemente sensibilità diverse sul settore. Il 9 ottobre il Viminale in una nota congiunta con il Mef assicurava: «L’obiettivo del governo è trovare una soluzione per garantire la sopravvivenza del Casinò di Campione». In gioco, è il caso di dirlo, il futuro di 500 lavoratori che dopo l'istanza di fallimento dello scorso luglio potrebbero rimanere a casa. Il titolare del Mibact Alberto Bonisoli
però in una intervista a Exibart ha ammesso: «Sono assolutamente contrario» alle sponsorizzazioni culturali da parte delle società di gioco. «Non vorrei un singolo euro dal gioco del lotto, lo dico apertamente. Esattamente per le stesse ragioni per cui non lo vorrei dalle sigarette». Due azzardi, due misure?

IL GIOCO D'AZZARDO NEL CONTRATTO DI GOVERNO

La lotta al gioco d'azzardo ha sempre caratterizzato il M5s, ma è stata in qualche misura sposata anche dall'alleato leghista. Non a caso, alla pagina 44 del Contratto di governo si legge: «Con riguardo alla problematica del gioco d'azzardo sono necessarie una serie di misure per contrastare il fenomeno della dipendenza che crea forti danni sia socio sanitari che all’economia sana, reale e produttiva, tra le quali: divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni; trasparenza finanziaria per le società dell'azzardo; strategia d’uscita dal machines gambling (Slot machines, videolottery) e forti limitazioni alle forme di azzardo con puntate ripetute; obbligo all'utilizzo di una tessera personale per prevenire l'azzardo minorile; imposizione di limiti di spesa; tracciabilità dei flussi di denaro per contrastare l’evasione fiscale e le in infiltrazioni mafiose». E, ancora: «È necessaria una migliore regolamentazione del fenomeno, prevedendo il rilascio dell'autorizzazione all’installazione delle slot machine - VLT solo in luoghi ben definiti (no bar, distributori ecc), la limitazione negli orari di gioco e l'aumento della distanza minima dai luoghi sensibili (come scuole e centri di aggregazione giovanile)».

IN 10 ANNI I GIOCATORI PATOLOGICI SONO QUADRUPLICATI

Che la ludopatia nel nostro Paese sia un problema da non sottovalutare è dimostrato dai dati: secondo l'ultimo rapporto del Cnr i giocatori patologici sono passati dai 100 mila stimati nel 2007 (0,6%) ai 400 mila del 2017 (2,4%). A incidere, secondo lo studio, la facilità di accesso ai luoghi di gioco: il 58% degli intervistati riferisce infatti di poter raggiungere un luogo dove poter giocare in meno di cinque minuti a piedi. Il gioco più diffuso in assoluto è il Gratta & Vinci, seguito da Lotto e Super Enalotto. E dilaga una convinzione pericolosa: il 39% dei giocatori ritiene sia possibile diventare ricchi con l'azzardo se si hanno buone abilità. Nella realtà, invece, quasi 100 mila persone hanno chiesto denaro in prestito illegale e quasi 30 mila hanno subito danni economici in prima persona.

DAL '96 VERSATI 1 MLD E 800 MILIONI PER IL RECUPERO DEL PATRIMONIO

Detto questo va ricordato che in base a una legge del 1996, il Lotto versa una parte della quota erariale al ministero dei Beni Culturali. Dal quell'anno a oggi, ricorda Agipro (Agenzia di stampa giochi e scommesse), oltre 1 miliardo e 800 milioni di euro sono stati destinati al recupero del patrimonio artistico consentendo di intervenire su più di 600 monumenti in tutt’Italia. L'agenzia sottolinea la contraddizione di fondo: «Se gli impiegati del Casinò di Campione sono da tutelare, non meno importante è la qualificata forza lavoro che viene attivata con i fondi del Lotto devoluti al patrimonio artistico: restauratori, architetti, artigiani, consulenti, e così via. Oltre alle risorse destinate a contratti di stabilizzazione per ex lavoratori socialmente utili».

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