Maurizio Landini Cgil
MAMBO
11 Ottobre Ott 2018 0909 11 ottobre 2018

Perché Landini deve stare lontano da Di Maio

Siamo in una fase storica difficile. Il sindacato deve essere un baluardo per il Paese. Per questo caro Maurizio, fai quello che sai fare. Non diventare il Michele Emiliano della Cgil.

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Maurizio Landini è probabilmente il sindacalista più vero emerso negli ultimi anni. Non voglio togliere niente né ai suoi concorrenti né a Susanna Camusso che lo ha indicato come suo successore al vertice della Cgil, ma Landini rappresenta un sindacato combattivo e di popolo. Certo Maurizio ha commesso errori ma ha una immagine che lo allontana dagli standard piccolo-borghesi dei leader della sinistra, anche radical, ed è stato capace, nel momento del suo massimo successo televisivo, di fare un passo indietro e di tornare a fare silenziosamente il suo mestiere.

MAURIZIO LANDINI NON FACCIA IL MICHELE EMILIANO DELLA CGIL

La Cgil ma anche le altre due organizzazioni sindacali, Cisl e Uil, malgrado gli acciacchi, hanno avuto una maggiore capacità di resistenza rispetto ai partiti del centrosinistra. Per un sindacato è più facile che per un partito, però il rischio che si perdesse anche il sindacato c’era. Landini eredita una organizzazione ancora grande, con molti bei quadri, in molte sue aree piuttosto anziana, con un forte problema di dialogo con le nuove generazioni di disoccupati, di non occupati, di occupati precari. Non gioverebbe a questo sindacato se Landini scegliesse di essere il primo sponsor di uno dei due partiti di governo. Non diventi il Michele Emiliano della Cgil. Non gioverebbe perché proprio la sua figura incarna quella del sindacalista che si tiene alla larga dai partiti. Non gioverebbe perché si metterebbe nelle mani di un gruppo di facinorosi incapaci che, nell’arco di una decina di mesi, saranno cacciati a furor di popolo, qualunque sarà il risultato sovranista nel voto europeo. Landini deve tornare a fare il sindacato di lotta, mi pare ovvio, ma anche il sindacato di progetto. Ha nel suo album di famiglia, fra tanti nomi molto belli, tre che spiccano: Giuseppe Di Vittorio, Luciano Lama e Bruno Trentin. Ciascuno di loro espresse un’idea di Paese, ma con un’idea di sviluppo pur ponendosi il grande problema di come assistere gli indigenti, soprattutto il primo.

IN QUESTA FASE STORICA DIFFICILE, LA CGIL SIA UN BALUARDO

Landini lo vorrei a capo di una Cgil che faccia battaglie civili ma che si caratterizzi soprattutto per le battaglie sociali, che si rilanci in aree delicate, per esempio nel sindacalismo degli apparati di forza, che sappia creare nel territorio quei luoghi di dialogo e di soluzione dei problemi che i partiti hanno disertato e sciolto. Per il resto non cambi nulla, né la maglietta della salute sotto la camicia, né quei suoi toni alti quando litiga in tivù. Lui alza la voce dicendo cose e difendendo persone, altri urlano per visibilità. Landini deve anche recuperare un rapporto con il mondo dei mestieri culturali, uso questa espressione ambigua ma credo si capisca il senso. Siamo in una fase storica difficile, che potrà diventare difficilissima e che porterà il Paese davanti al burrone come mai prima. La Cgil di Landini deve essere un baluardo. Per questo caro Maurizio, fai quello che sai fare e stai lontano da Pomigliano d’Arco e da quel mondo di cazzari. Appunto, non fare Michele Emiliano.

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