Def E Manovra
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Politica
12 Ottobre Ott 2018 1843 12 ottobre 2018

Chi sono i garanti del sistema contro la manovra

Da Guzzetti a Giorgetti e Messina. Senza dimenticare l'appoggio di Draghi e un eventuale fuori copione di Tria. Ecco il fight club che, con la regia di Mattarella, cerca di riportare sulla terra i giallo-verdi. 

  • Andrea Copernico
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L’opposizione alla manovra che sta per essere varata dal governo giallo-verde si può fare in tanti modi. Si possono deridere sguaiatamente Matteo Salvini e Luigi Di Maio sui social network, si può scaldare la poltrona nei talk show in tivù o alzare la voce in radio, si possono occupare le pagine patinate dei tabloid di costume o fare concorrenza a Giacobbo e Angela con i documentari sui Gigli ormai sfioriti. Oppure si può "aggiustare" la direzione presa dalla politica che sta al governo ricordando anche a quest’ultima chi tiene in mano i cordoni della borsa. Intesa non come mercato dove si fanno i conti tutti i giorni con l’altalena dello spread, ma come portafoglio dell’economia reale. La prima regola di questo "fight club" è capire in una trattativa quello che vogliono gli altri alzando però lo scudo contro le aggressioni ostili. Riportare sulla terra dal "pianeta propaganda" cinque stelle e leghisti facendo loro capire chi sono i veri poteri forti ma senza dirette invasioni di campo. Anzi, mediando e mettendosi a disposizione per risolvere i problemi riattivando i circuiti quando la politica li manda il tilt.

Chi fa parte del club dei garanti del "sistema"? Scorrendo gli ultimi fotogrammi del film che viene girato in questi giorni sul Def, il primo nome è quello di Giuseppe Guzzetti, patron delle Fondazioni e della ricca Cariplo. L'11 ottobre, incalzato sulla manovra a margine di un evento a Milano, ha detto di non voler entrare in questa partita, «solo bisogna poi che i numeri tornino. Quanto agli effetti negativi della turbolenza dei mercati sui bilanci della banche italiane, aspettiamo a vedere, si continua a parlare ma la manovra non è ancora nota». Cosa vuol dire Guzzetti? Che al netto delle dichiarazioni partigiane e acchiappa voti in vista delle elezioni europee, il testo definitivo è ancora tutto da scrivere. E poi sarà da emendare. Dunque, da aggiustare. In questa missione Guzzetti può contare su sponde di altissimo livello. In primis sul presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che anche giovedì ha alzato le barricate sul ruolo di garanti delle istituzioni come Bankitalia ricordando che certi steccati, quelli fissati dalla Costituzione, non possono essere superati perché fanno da contrappeso a chi si fa «inebriare» dal potere.

GIANCARLO GIORGETTI, IL "MR WOLF" DELLA LEGA

Dentro alla stessa alleanza di governo, l’interlocutore che fa da pontiere e a volte da pompiere per l’opposizione di sistema è invece Giancarlo Giorgetti, il «Mr Wolf» perfetto per risolvere le emergenze.

Giancarlo Giorgetti.
ANSA

Il sottosegretario della Lega pare si senta spesso con Guzzetti, i due si conoscono da anni e i rapporti sono ottimi. Proprio venerdì Giorgetti ha sottolineato che «rispetto al rinnovo dei vertici della Fondazione Cariplo, a differenza di quanto sostenuto da alcuni giornali, non c’è alcun tipo di appetito da parte della Lega. Più della metà dei componenti della Fondazione Cariplo non è di nomina elettiva. Non credo che nessun partito, né la Lega né altri, possa avere alcun tipo di appetito. È un organismo autonomo».

LA SPONDA IN SANPAOLO

Ma lontano dal Quirinale e dal Carroccio, nella City milanese Guzzetti ha anche la sponda assai rodata di Intesa Sanpaolo (di cui Cariplo è storica azionista). Non è un caso se al congresso annuale del Fmi, a Bali, gli investitori stranieri sembravano molto interessati a conoscere il parere sulla manovra degli esponenti del gruppo guidato da Carlo Messina. Che, per altro, nei giorni scorsi ha lanciato un inatteso endorsement al reddito di cittadinanza di stampo grillino assicurando che Intesa non cambierà «sicuramente» atteggiamento verso i titoli di Stato.

L'ASSIST ESTERNO DELLA MORAL SUASION UE

Il fight club si muove con l’assist esterno della moral suasion europea e in particolare di Mario Draghi. Dato che la legge di bilancio si voterà a fine dicembre, c’è tempo per riparare. Recependo le stesse correzioni che la Commissione Ue potrebbe decidere di richiedere entro fine ottobre.

Mario Draghi e Giovanni Tria.

Certo, il governo può decidere di accogliere in parte i rilievi Ue oppure rifugiarsi nel processo parlamentare per trovare soluzioni definitive nei prossimi due mesi. Se la partita resta aperta, la richiesta di correzione può però non essere considerata la fine del mondo. Neppure per i mercati. Non va, infine, sottovalutato un eventuale fuori copione del principale attore del film sulla manovra finanziaria. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che durante l’audizione del 10 ottobre di fronte alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, è inciampato su un lapsus freudiano sul Def: «La nostra è una scommessa. Ce la faremo? Io spero di no». Meglio cambiarla, la manovra. E i dettagli, o meglio le opportune modifiche, faranno la differenza.

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