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MAMBO
12 Ottobre Ott 2018 0905 12 ottobre 2018

Effetto rottamazione: il comunista Zingaretti contro il comunista Minniti

Due candidati in tono minore concorrono per un partito, il Pd, che vorrebbe essere il più lontano possibile dal Pci. Ma la loro battaglia potrebbe chiudere l'era di Renzi.

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In campo per le primarie del Pd ci sarà anche Marco Minniti (se vincerà la sua ostinata ricerca di evitare battaglie che si concludono con un voto sulla sua persona). Lo candidato 13 sindaci e si dice che dietro questo schieramento di maggiorenti vi sia Matteo Renzi che così abbandona al suo destino il povero Matteo Richetti che si era candidato qualche giorno fa. Nel pieno delle polemiche sui suoi provvedimenti anti-immigrazione , Massimo D’Alema, che Minniti lo conosce bene e se lo è, in un certo senso, inventato, mi disse indulgente: «Lui non è un politico, è un tecnico». Resta il fatto che ora è in campo a contendere lo scettro a Nicola Zingaretti.

LO STRANO DESTINO DELLE INUTILI PRIMARIE DEL PD

Strano destino di queste primarie inutili che ci fanno vedere, dopo prediche rottamatrici, due comunisti doc concorrere per un partito che vorrebbe essere il più lontano possibile dal Pci. Dei due Minniti è il più comunista. È quello che ha scalato la nomenklatura arrivando più in alto, che fu a un passo dal diventare segretario dei Ds quando D’Alema andò al governo, che rappresentò negli anni del Pci l’area di governo del gruppo centrista di D’Alema. Poi anche lui ha messo la falce e martello in cantina, non ho letto alcun proclama del tipo «non sono mai stato comunista», ma gli piace assai questa fama di liberal che soprattutto gli viene dopo l’esperienza agli Interni. Fu molto criticato, anche da me, ma non condivido l’opinione che lui abbia aperto la strada a Matteo Salvini. La ferocia di Salvini è incomparabile con il securitarismo di Minniti.

Marco Minniti.
ANSA

Chi sia oggi questo Marco che abbiamo visto sempre al fianco di Massimo come tanti altri, poi scappati di casa? È probabilmente uno che vuole portare il Pd nell’area macroniana ma con le stimmate di sinistra. Sa stare in tivù, parla in modo preciso con parole nette, ma ha quei silenzi orribili fra una frase e un’altra che accettavamo solo in Bettino Craxi vero gigante della parola non detta che riempiva lo spazio televisivo. Di fronte a Zingaretti, Minniti si comporterà come un fratello maggiore che ne ha viste tante, dal povero Ocalan alla guerra alla Serbia fino ai migranti, e che considera Zingaretti – come sempre accade quando si parla di lui, cioè del presidente del Lazio – come uno bravo ma non ancora pronto.

Nicola Zingaretti.
ANSA

CANDIDATI FREDDI E PRIVI DI CARISMA

Renzi in questa manovra si presenta per quello che è: un giocoliere della politica. Lui ha sempre in testa che questa straordinaria attività umana sia uno spettacolo da imbastire senza soggetto, viene come viene. Oggi viene con Minniti. Domani chissà. Se lo scontro Minniti-Zingaretti servirà ad archiviare Renzi sarà una bella cosa. È difficile che saldi grandi masse di elettori. Sono due candidati freddi, con biografie coincidenti, scelte attuali diverse, privi di carisma. Era altra cosa lo scontro Veltroni-D’Alema e persino Bersani-Renzi. Tutto sarà in tono minore. L’Italia è tutta ormai in tono minore. «Nocera è inferiore perché ha dato in natali a gente come voi», esclama incazzatissimo il professor Palumbo, interpretato da Stefano Satta Flores in C’eravamo tanto amati del grande Ettore Scola. In questa esplosione di rabbia c’era la previsione dell’Italia di oggi.

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