Def Manovra Claudio Borghi Alberto Bagnai
Politica
13 Ottobre Ott 2018 1517 13 ottobre 2018

Claudio Borghi e Alberto Bagnai blindano la manovra

Per i due economisti della Lega il Def è intoccabile. E attaccano Bruxelles. Per il presidente della commissione Bilancio al Senato: «Meglio pagare le sanzioni Ue che perdere il 4% del Pil».

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Il Def non si tocca. Parola dei due esperti economici leghisti Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Il presidente della commissione Bilancio alla Camera e quello del Senato, da Firenze per una iniziativa del Carroccio in Consiglio regionale della Toscana, rispediscono ai mittenti le critiche alla manovra del popolo. «Vogliono rimetterci in ginocchio, è evidente, avete visto ieri il Fondo Monetario Internazionale, l'Unione europea, Juncker, e la Banca centrale europea», ha tuonato Borghi: «Facciamo comodo in ginocchio, ma noi saremo in piedi». La "gente", secondo l'economista, «deve avere fiducia» nelle riforme del governo, «e soprattutto deve capire perché facciamo quello che facciamo». In altre parole «va spiegato che non si faceva il deficit a 2,4% tutti dovevano pagare più Iva dal 2 di gennaio. Se erano contenti si poteva anche fare». Per Borghi dunque non c'è da preoccuparsi, anche perché «l'Europa ha spesso interessi che sono contrapposti ai nostri». Certo, ha affondato, «Finché c'era Monti che prendeva 60 miliardi con l'Imu, con la Fornero, e poi li andava a dare ai fondi Salvastati e poi li girava a banche tedesche e banche francesi, l'Europa era contentissima. Gli italiani un po' meno».

Nessuna apertura a limature o revisioni anche da parte di Bagnai. «È del tutto fuori discussione cambiare qualcosa in questa cornice, nel Def», ha assicurato, perché «ogni singolo giorno si aggiungono elementi che ci danno ragione nell'approccio, è una manovra espansiva, quindi anticiclica in un momento in cui il ciclo economico sta rallentando». Anche Bagnai punta il dito contro Bruxelles: «Se l'Europa ci vuole dire di rallentare l'economia italiana mentre rallenta l'economia mondiale, l'Europa perde credibilità». Dunque, ha affermato il leghista, «sarebbe meglio che l'Europa abbandonasse l'ottica di rivendicazione politica che la porta a censurare un governo fatto di persone che la pensano in modo diverso rispetto a chi è attualmente, ancora per poco, al potere a Bruxelles, ed entrasse veramente in un'ottica razionale. Altrimenti perde lei, non noi». L'economista ha ricordato che «anche la manovra di Padoan nel 2016 non venne validata dall'ufficio parlamentare di bilancio, e non è neanche sorprendente che la manovra del primo governo che rappresenta una discontinuità politica rispetto all'asse Ppe-Pse riceva delle censure».

Chi sono i garanti del sistema contro la manovra

Il sottosegretario della Lega pare si senta spesso con Guzzetti, i due si conoscono da anni e i rapporti sono ottimi. Proprio venerdì Giorgetti ha sottolineato che "rispetto al rinnovo dei vertici della Fondazione Cariplo, a differenza di quanto sostenuto da alcuni giornali, non c'è alcun tipo di appetito da parte della Lega.

BAGNAI: «MEGLIO PAGARE LE SANZIONI CHE PERDERE il 4% DI PIL»

In caso di boccciatura da parte dell'Ue, Bagnai non pare fasciarsi la testa (leggi anche: Cosa rischia l'Italia sde Bruxelles boccia la manovra). «Se infrazione sarà, sarà infrazione», ha ribadito, «e se le regole continueranno a essere quelle pagheremo la multa: ma è meglio pagare uno 0,2% o 0,5% di Pil di multa, o perdere il 4% in un anno solo perché fai una cosa assurda?». Per Bagnai dunque «è meglio pagare un ottavo di quello che comunque paghi se dai retta a quelli che pensano di sapere come stanno le cose, e in realtà sanno solo come farsi i fatti loro alla faccia nostra». Il senatore leghista ha anche ricordato che «alla luce delle attuali regole europee questa manovra non rispetta alcuni requisiti, e quindi è perfettamente probabile che si apra una procedura di infrazione. Non sarebbe la prima volta: ci sono Paesi che hanno più procedure di infrazione aperte di noi, ci sono Paesi che violano altri parametri. Faremo un timido e rispettoso richiamo al fatto che forse vorremmo avere parità di trattamento. Dopodiché, se infrazione sarà, sarà infrazione».

«ANGELA MARKEL? POLITICAMENTE È FINITA»

Una stoccata poi ad Angela Merkel, alla vigilia del delicato voto in Baviera. «Ormai è politicamente finita», ha detto Bagnai: «avrebbe fatto meglio, ed è una lezione che speriamo di imparare ove mai dovesse servire a noi, ad andarsene al momento giusto, che era dopo aver preso atto del risultato delle precedenti elezioni politiche». Insomma secondo l'economista l'aria sta cambiando, in tutta Europa. «Il panorama politico cambierà moltissimo», ha ribadito parlando delle prossime consultazioni europee di maggio 2019. Un grande successo delle forze sovraniste, ha però ammesso, «è anche difficile da gestire perché bisogna creare una classe dirigente, perché bisogna stringere nuove alleanze, ma siamo ben lontani dalla situazione delle precedenti Europee, dove per trovare i sette partiti nazionali che occorrono per fare gruppo ci volle del bello e del buono. Qui siamo in abbondanza di offerta, quindi per esempio questo è un problema che non ci sarà».

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