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Politica
13 Ottobre Ott 2018 2206 13 ottobre 2018

Scontro in Forza Italia tra i filo Lega di Toti e gli ortodossi

Il governatore della Liguria critica «una classe dirigente adagiata dietro Berlusconi senza prendersi responsabilità». Polverini: «Atto di sabotaggio».

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Tornano alla carica gli azzurri filo-Lega e volano parole grosse in Forza Italia. I fautori di un centrodestra a trazione leghista hanno il loro alfiere in Giovanni Toti che sabato 13 ottobre è tonato ad alzare i toni scontrandosi con gli 'ortodossi' che difendono la linea 'autonomista' di Silvio Berlusconi. Per il governatore della Liguria «il problema è una classe dirigente che si è sempre adagiata dietro il Cav e non ha mai saputo prendersi le responsabilità di mettersi in gioco e a confronto con il mondo che cambia, anche in modo competitivo».

«Non capisco quale sia la posizione politica di Toti», ha ribattuto Mariastella Gelmini, capogruppo Fi alla Camera. «Prima ha proposto il partito unico con Salvini, adesso sembra voler fare un'aggregazione con La Russa, con Meloni e forse con Fitto. Mi sembra che sia ovunque tranne che dov'è Forza Italia». Ci va giù pesante la deputata Renata Polverini: «Delegittimare la classe dirigente prima delle elezioni in Trentino è un atto di sabotaggio. Purtroppo Toti è com Al Capone sempre "altrove" quando si combattono le battaglie per affermare il ruolo di Forza Italia sul territorio».

LA SCOMUNICA DELLA CORRENTE FORZA SALVINI

Il dissidio interno a FI si è acceso giorni fa con la scomunica della corrente Forza Salvini, che ora torna a farsi sentire chiedendo al partito di votare la manovra economica del governo, magari con qualche correzione. L'avvocato Pietro Spizzirri, vice-coordinatore nazionale dei club di Forza Italia, promotore della ribellione e per questo espulso dal partito, afferma che «il «golpe vergonoso lo stanno cercando di organizzare i dirigenti forzisti. Ma non gli riuscirà. Perché questo ruolo ce l'hanno solo dentro i palazzi fumosi mentre all'esterno, fra la gente, anche fra la nostra gente, non contano oramai più nulla». Uno scontro che rischia di indebolire l'azione di opposizione al governo da parte di Fi, già limitata dal tentativo di contrastare soprattutto la componente M5s dell'esecutivo (come spiegava Gianfranco Rotondi nel suo ultimo editoriale su Lettera43.it).

Se i soli a concepire un'alternativa al governo sono M5s e Lega

A Napoli la chiamano la "miglioria della morte", espressione che designa l'illusoria ripresa di un lungo degente subito prima dell'evento letale. Chissà perché il motto partenopeo mi ronza in testa osservando i sondaggi di giornata che donano un punticino di ripresa alle opposizioni a diretto scapito dei colossi governativi.

​I toni però nei confronti di Matteo Salvini si fanno più ruvidi. «La Lega sembra impassibile nel consentire lo sfascio del Paese a M5s», attacca ancora Gelmini. « Se Salvini continua ad appaltare le politiche economiche al M5s e voterà il reddito di cittadinanza, il suo consenso si esaurirà molto presto». «No a un centrodestra a trazione leghista», taglia corto il vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, Stefano Mugnai. Si difendono anche sette deputati più giovani indicati come critici della dirigenza azzurra. «Non c'è nessuno processo, è falso che il partito sia diviso». Toti alla fine cerca di abbassare i toni e assicura: «Non voglio chiudere Forza Italia né passare alla Lega».

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