Utero Affitto Manifesti Pro Vita
Politica
Aggiornato il 16 ottobre 2018 15 Ottobre Ott 2018 1910 15 ottobre 2018

Le polemiche sui manifesti choc contro l'utero in affitto

Le associazioni Pro Vita e Generazione Famiglia hanno ideato una campagna con l'immagine di due uomini e un bambino nel carrello della spesa. Facendo arrabbiare Appendino e Raggi.

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Due uomini dallo sguardo cupo, su sfondo grigio. E un bambino nel carrello della spesa che piange, con un codice a barre tatuato addosso. È la nuova campagna pubblicitaria nazionale delle associazioni promotrici del Family day, Pro Vita e Generazione Famiglia, che ovviamente ha subito suscitato polemiche e indignazione. I manifesti con l'immagine choc sono stati appesi a Roma, Milano e Torino, accompagnati dallo slogan "Due uomini non fanno una madre. #StopUteroinAffitto”.

A NOVEMBRE LA CASSAZIONE DEVE PRONUNCIARSI

Nel mirino sono finiti in particolare quattro sindaci - Virginia Raggi a Roma, Chiara Appendino a Torino, Beppe Sala a Milano e Luigi De Magistris a Napoli, "colpevoli" di aver eseguito la trascrizione o l'iscrizione di atti di nascita di bambini come figli di due madri o di due padri. Secondo le due associazioni «la campagna è una risposta decisa a tutti quelli che violano la legge e il supremo interesse del bambino. A novembre tocca alla Cassazione pronunciarsi proprio su una trascrizione avvenuta a Trento in favore di una coppia di uomini che aveva fatto ricorso all'utero in affitto in Canada».

APPENDINO: «DUE PERSONE CHE SI AMANO FANNO UNA FAMIGLIA»

La prima a rispondere alle provocazioni, sollecitata su Twitter, è stata la grillina Appendino: «Due persone che si amano fanno una #famiglia. Continuerò le trascrizioni e non smetterò di dare la possibilità a questo amore di realizzarsi. Un abbraccio». Mentre l'avvocato e attivista Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender) Cathy La Torre si è chiesta: «Gli indegni manifesti di pro-vita che insozzano le nostre città con chiari connotati omofobi. E mi chiedo: chi li finanzia? Hanno le autorizzazioni per le affissioni? E se sì, i Comuni sanno che ne risponderanno?».

RAGGI: «MANIFESTI OMOFOBI, OFFENDONO TUTTI»

Anche Virginia Raggi, 24 ore dopo la collega pentastellata, ha reagito. Chiedendo agli uffici competenti la rimozione dei «manifesti omofobi». Per il Campidoglio «il messaggio e l'immagine veicolati dal cartellone, mai autorizzato da Roma Capitale e dal Dipartimento di competenza, violano le prescrizioni previste al comma 2 dell'art. 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali». Secondo la sindaca «la strumentalizzazione di un bambino e di una coppia omosessuale nell'immagine del manifesto offende tutti i cittadini».

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