Utero Affitto Manifesti Pro Vita

Le polemiche sui manifesti choc contro l'utero in affitto

Le associazioni Pro Vita e Generazione Famiglia hanno ideato una campagna con l'immagine di due uomini e un bambino nel carrello della spesa. Facendo arrabbiare Appendino e Raggi.

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Due uomini dallo sguardo cupo, su sfondo grigio. E un bambino nel carrello della spesa che piange, con un codice a barre tatuato addosso. È la nuova campagna pubblicitaria nazionale delle associazioni promotrici del Family day, Pro Vita e Generazione Famiglia, che ovviamente ha subito suscitato polemiche e indignazione. I manifesti con l'immagine choc sono stati appesi a Roma, Milano e Torino, accompagnati dallo slogan "Due uomini non fanno una madre. #StopUteroinAffitto”.

A NOVEMBRE LA CASSAZIONE DEVE PRONUNCIARSI

Nel mirino sono finiti in particolare quattro sindaci - Virginia Raggi a Roma, Chiara Appendino a Torino, Beppe Sala a Milano e Luigi De Magistris a Napoli, "colpevoli" di aver eseguito la trascrizione o l'iscrizione di atti di nascita di bambini come figli di due madri o di due padri. Secondo le due associazioni «la campagna è una risposta decisa a tutti quelli che violano la legge e il supremo interesse del bambino. A novembre tocca alla Cassazione pronunciarsi proprio su una trascrizione avvenuta a Trento in favore di una coppia di uomini che aveva fatto ricorso all'utero in affitto in Canada».

APPENDINO: «DUE PERSONE CHE SI AMANO FANNO UNA FAMIGLIA»

La prima a rispondere alle provocazioni, sollecitata su Twitter, è stata la grillina Appendino: «Due persone che si amano fanno una #famiglia. Continuerò le trascrizioni e non smetterò di dare la possibilità a questo amore di realizzarsi. Un abbraccio». Mentre l'avvocato e attivista Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender) Cathy La Torre si è chiesta: «Gli indegni manifesti di pro-vita che insozzano le nostre città con chiari connotati omofobi. E mi chiedo: chi li finanzia? Hanno le autorizzazioni per le affissioni? E se sì, i Comuni sanno che ne risponderanno?».

RAGGI: «MANIFESTI OMOFOBI, OFFENDONO TUTTI»

Anche Virginia Raggi, 24 ore dopo la collega pentastellata, ha reagito. Chiedendo agli uffici competenti la rimozione dei «manifesti omofobi». Per il Campidoglio «il messaggio e l'immagine veicolati dal cartellone, mai autorizzato da Roma Capitale e dal Dipartimento di competenza, violano le prescrizioni previste al comma 2 dell'art. 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali». Secondo la sindaca «la strumentalizzazione di un bambino e di una coppia omosessuale nell'immagine del manifesto offende tutti i cittadini».

Aggiornato il 16 ottobre 2018 15 Ottobre Ott 2018 1910 15 ottobre 2018
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