Figc Gravina Cosa Cambia
Politica
21 Ottobre Ott 2018 0900 21 ottobre 2018

Le elezioni della Figc e le prospettive di nuovi equilibri politici

L'accordo a sorpresa per Gravina candidato unico. La debolezza della Lega di Serie A. Un programma ambizioso di riforme. E il rischio di secessione dei grandi club. Come sta il calcio italiano.

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Un candidato unico. Intorno al nome di Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro, le componenti con diritto di voto hanno raggiunto un accordo per l'elezione del presidente della Federazione italiana giuoco calcio (Figc). Sarà lui a raccogliere il testimone dalla gestione commissariale di Roberto Fabbricini e a guidare il calcio nazionale durante un passaggio complicato come pochi altri nella storia del movimento. L'esito del processo di scelta che porterà Gravina a guidare il calcio italiano dopo il passaggio elettorale del 22 ottobre 2018 è sorprendente per almeno due motivi.

LA PACE È ARRIVATA: MA NOVE MESI SONO STATI BRUCIATI

In primo luogo, perché attorno al suo nome è stata trovata quella larga convergenza fra le componenti, cui non era stato possibile giungere soltanto a gennaio 2018. Ciò che aveva portato a un commissariamento tanto auspicato dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, e rivelatosi disastroso. I tre soggetti che soltanto nove mesi prima avevano deciso di non mollare dalle rispettive posizioni (Lega Pro, Lega Dilettanti e Calciatori), hanno scoperto che non è mai troppo tardi per far pace, sfiduciando di fatto il commissario del Foro Italico. Il risultato è che nel frattempo siano stati bruciati nove mesi, durante i quali è successo di tutto e di più, e nonostante si partisse da una situazione che (con la Nazionale non qualificata ai Mondiali per la prima volta dopo 60 anni) era già da minimi storici. Andare più in basso di così sarà impossibile, ma ricostruire è comunque missione complicata. Auguri.

CLUB CHE SI PROIETTANO VERSO LA SUPER LEGA EUROPEA

In secondo luogo, c'è la novità che la candidatura di Gravina si sia fatta avanti senza l'appoggio della Lega di Serie A. Sin dall'inizio della lunga crisi, iniziata la notte del 13 novembre 2017 con l'eliminazione della Nazionale nel playoff contro la Svezia, l'associazione che rappresenta il livello top del calcio italiano è stata la più inerte e indecisionista fra le componenti. Incapace di fare una sintesi al suo interno fra i club che si proiettano verso la Super lega europea e gli altri, orientati alla sopravvivenza quotidiana, la sedicente Confindustria del calcio italiano vivrà come uno smacco l'elezione di Gravina.

MICCICHÉ CON UNA NUTRITA PATTUGLIA DI DIRIGENTI

Già dall'indomani dovrà riflettere sul proprio ruolo nel sistema del calcio italiano prima ancora che trovare una coesistenza col nuovo governo federale. Lo farà da una situazione di grande debolezza, dopo aver tenuto una posizione assolutamente minimal durante le settimane che hanno portato alla candidatura di Gravina. I retroscena sull'ultima riunione fra componenti, avvenuta il 20 settembre all'Hotel Eden di Roma, narrano che il presidente della Lega di A, Gaetano Micciché, si sia presentato in compagnia di una nutrita pattuglia di dirigenti di club.

Il presidente della Lega di A Gaetano Micciché.
ANSA

MAROTTA CHIEDEVA LA CONFERMA DI UVA COME DIRETTORE GENERALE

Fra questi c'era l'amministratore delegato della Juventus Beppe Marotta (che di lì a pochi giorni avrebbe concluso bruscamente l'esperienza in bianconero), la cui sola richiesta è stata la conferma dell'evanescente Michele Uva nel ruolo di direttore generale della Figc. Ovviamente Uva non verrà confermato, né vi sarebbe motivo che lo fosse. Rimarrà imbullonato alla poltrona di vicepresidente Uefa, dove si gioca una difficile partita per diventare segretario generale dopo le elezioni in programma il 7 febbraio 2019 a Roma.

Perché Marotta ha lasciato la Juventus e dove può andare ora

Ma cosa ha portato a una rottura così sbrigativa? In questo caso la risposta all'interrogativo è più complessa, perché a spingere verso l'esito sono state ragioni diverse. A partire da quella caratteriale: Andrea Agnelli e Beppe Marotta non hanno mai avuto un rapporto particolarmente felice.

GLI INIZI DI GRAVINA NELLO SPORT: IL CASTEL DI SANGRO

Classe 1953, pugliese di nascita e abruzzese d'adozione, Gabriele Gravina è un imprenditore a capo di un gruppo dalle diversificate attività: edilizia, infrastrutture, energie rinnovabili, telecomunicazioni. Il suo rapporto col mondo dello sport conosce la prima, significativa tappa con la presidenza del Castel di Sangro, il piccolo club abruzzese che accumula cinque salti di categoria fino a raggiungere la Serie B. I 12 anni alla presidenza del Castel di Sangro sono anche la rampa di lancio verso le cariche nei vari organismi federali e di Lega: consigliere di Lega di Serie C e consigliere Figc, membro della Commissione Uefa per l'assistenza tecnica e amministrativa, capo delegazione della Nazionale Under 21, e dal 2015 presidente della Lega Pro.

L'EMERGENZA DEL CALCIO NAZIONALE: LA GIUSTIZIA SPORTIVA

Da detentore di questa carica si è presentato come candidato unico alla presidenza della Federcalcio, e lo ha fatto sulla base di un programma pieno di punti ambiziosi. Come è giusto che sia quando si è in un passaggio di rifondazione. Vi si trova il potenziamento delle attività di formazione, da effettuarsi grazie a un ruolo attivo della Figc, e la riforma dei campionati che passerà attraverso la reintroduzione del semiprofessionismo; il ridisegno della giustizia sportiva (vera emergenza del calcio nazionale, come i fatti dell'estate 2018 hanno dimostrato), e il dialogo coi tifosi, fino all'impegno per la candidatura a ospitare i Campionati Europei 2028. E ad aleggiare c'è un termine ripetuto in diversi passaggi delle pagine introduttive: stakeholder. Il confronto coi soggetti portatori d'interesse, da costruire con l'ambizione di allargare il più possibile la base sociale delle decisioni, pare il marchio di fabbrica per un nuovo inizio del calcio italiano. Ovviamente, le alte ambizioni sono anche le sole spendibili in una fase di crisi così profonda. Il tempo dirà.

Cosa c'è nel programma del candidato presidente Figc Gravina

Uno dei punti più importanti del programma è quello sulla riforma dei campionati con tre sfere suddivise in: " Professionismo" con Serie A e B a 20 squadre; " Semiprofessionismo" con Serie C da 60 club suddivisi in tre gironi; " Dilettantismo" con 9 gironi e 162 squadre di Lega nazionale dilettanti.

E INTANTO LE GRANDI (NON) STANNO A GUARDARE

Si diceva della Lega di Serie A e dello smacco subìto nella partita che ha portato all'espressione di un candidato unico alla presidenza Figc. Quale conseguenza avrà questo rovescio? E soprattutto, come reagiranno i club del livello più alto, quelli che guardano sempre più ingolositi alla prospettiva della Super lega? Sembrerà un paradosso, ma per questi ultimi il passaggio elettorale non cambierà più di tanto le prospettive. Essi agiscono ormai come delle creature anfibie, predisposte ad adattarsi sia entro la prospettiva nazionale sia entro quella sovranazionale. Continuano a rimanere in questa struttura istituzionale del calcio perché al momento l'alternativa non è pronta, e perché essi stessi ritengono non maturi i tempi.

RIPARTIRE GUARDANDO ALL'ASSOCIAZIONISMO DIFFUSO

Ma tale estraneità al gioco che porterà Gravina ai vertici del calcio italiano è anche un segno di distinzione. La manifestazione di un atteggiamento di moderata indifferenza verso una partita da considerarsi tattica e non strategica. E dunque, essere in disparte è per questi soggetti un ulteriore messaggio rispetto ai piani di medio termine: si sta ancora tutti insieme, ma il futuro è uno scenario pieno di possibilità. Secessione compresa. Chi si appresta a governare la Federcalcio è consapevole di ciò, anche se mai lo ammetterà pubblicamente. E sa anche che dovrà reimpostare il governo del movimento guardando soprattutto alla base e alla sua dimensione di associazionismo diffuso. Cioè a realtà che coi club della futura Super lega sono già in posizione di reciproca alienità. Il giorno in cui il divorzio avverrà, sarà indolore. E forse a quel punto sarà anche la sola cosa logica da fare.

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