Def E Manovra
Def e manovra
Presidente Repubblica Grillo Mattarella
Politica
22 Ottobre Ott 2018 1613 22 ottobre 2018

Cosa c'è dietro l'attacco di Grillo a Mattarella

Una «minaccia sottesa». Per indebolire il controllo legislativo del capo dello Stato sul governo. Il politologo Pasquino sulle «stupidaggini costituzionali» dei 5 stelle contro il Quirinale.

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L'antico vizietto grillino di attaccare il presidente della Repubblica è riemerso a sorpresa nella domenica post accordo fiscale. Location: il palco di Italia a 5 stelle, la kermesse politica del Movimento al Circo Massimo di Roma. Protagonista: il garante del M5s Beppe Grillo. Obiettivo nel mirino: Sergio Mattarella ma anche Giorgio Napolitano. Insomma il ruolo del capo dello Stato. Che secondo Grillo andrebbe «riformato». Perché reati come il vilipendio (di cui è stato accusato proprio il comico per aver detto: «Napolitano non dovrebbe dimettersi ma costituirsi, è responsabile di aver firmato qualsiasi cosa») sono «cose dell'Ottocento» e anche le prerogative del Quirinale vengono considerate eccessive: «Un capo dello Stato presiede il Consiglio superiore della magistratura, è a capo delle forze armate, nomina cinque senatori a vita. Non è più in sintonia col nostro modo di pensare». Di sicuro non è in sintonia col modo di pensare di Grillo Gianfranco Pasquino, politologo e professore emerito di Scienza politica nell'Università di Bologna.

DOMANDA. Professore, qual è la natura dell’attacco?
RISPOSTA.
Metà sono parole in libertà quelle di Grillo. Dice cose a caso. Nel suo fare spettacolo ogni tanto gli scappano, in realtà non sa bene di cosa parla.

Per l’altra metà?
Sono frasi con un valore più consistente: indebolire il presidente della Repubblica significa indebolire il controllo che esercita sul governo, cioè autorizzare i disegni di legge governativi e poi promulgarli anche. È quindi una specie di minaccia sottesa.

Quale?
«Guarda che vogliamo toglierti dei poteri, cerca di comportarti bene». Soprattutto in questa faccenda della manovra che ha moltissimi punti che sono assolutamente sbagliati e sui quali il capo dello Stato immagino abbia in parte già obiettato.

Nel mirino di Grillo sono finite tre funzioni in particolare.
In realtà non sono poteri che il presidente esercita da solo. Lo può fare solo in parte. Quindi Grillo sbaglia bersaglio.

Partiamo dalla presidenza del Consiglio superiore della magistratura.
Il capo dello Stato non presiede mai veramente il Csm: ci va, è un elemento di contrappeso.

Capo dell’esercito.
Come si può immaginare che guidi davvero le forze armate? Ci sono i generali. Non solo: la guerra la dichiara il parlamento.

Nomina dei senatori a vita.
Un potere direi piuttosto limitato. Anche perché poi le persone che vengono nominate non è che esercitino a loro volta grande potere. Spesso non ci vanno in parlamento, pensi a quelli che ci sono attualmente.

Quindi perché questa invettiva?
Un modo come un altro per attirare l’attenzione sul fatto che si vorrebbero limitare i poteri, ma quelli veri. Quelli che riguardano soprattutto la lesgislazione.

L'impeachment a Mattarella? Una stupidaggine costituzionale assoluta. Di Maio ne sa ancora meno di Grillo. Era solo un urlo fuoriluogo

Il M5s ha preso le distanze dal suo garante politico. Ma Di Maio voleva chiedere l’impeachment per Mattarella durante le consultazioni di maggio.
Una stupidaggine costituzionale assoluta. Di Maio ne sa ancora meno di Grillo, ma non è preoccupante perché poi c’è un parlamento che deve decidere. Era solo un urlo fuoriluogo.

Mattarella e Napolitano hanno mai commesso errori o travalicato i propri limiti?
Un conto è sbagliare, un conto è travalicare. Qualcuno può dire che c’erano altre scelte possibili, ma non necessariamente hanno commesso errori.

Per esempio?
Si potrebbe sostenere che Napolitano avrebbe dovuto consentire a Pier Luigi Bersani di andarsi a cercare una maggioranza in Senato nel 2013. Ma questa è una scelta politica e non una scelta costituzionale. Napolitano pensava che fosse meglio non creare un precedente nella formazione di una maggioranza in parlamento laddove non era emersa dalle urne.

Abbiamo un problema di declino democratico?
Da un lato certamente ci sono difficoltà nel funzionamento delle democrazie contemporanee, quindi non della democrazia come concetto in sé. Dall’altro però sarebbe sbagliato incolpare di tutto questo le istituzioni, è colpa semmai delle persone.

Di chi in particolare?
Nel nostro caso dell’incapacità evidente di Di Maio di svolgere il ruolo di ministro. E dell’incapacità evidente, che dovrebbe essere dichiarata in maniera molto plateale, del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che non sa nulla di politica. Tutto sommato è colpa anche della prepotenza di Matteo Salvini, il quale però ne sa un po’ di più. Però se c’è declino non va dimenticato che dipende anche degli elettori.

Quando hanno commesso errori?
Quelli della Brexit hanno sbagliato a votare perché non sapevano di cosa parlavano. I bianchi del Michigan, della Pennsylvania e del Wisconsin hanno eletto Donald Trump solo per andare contro Hillary Clinton e non necessariamente per avere il tipo di presidente che si trovano adesso.

E gli italiani?
Hanno scarso interesse per la politica, scarsa informazione, spesso partecipano giusto col loro voto, e alla fine si ritrovano questo esito. Il declino democratico è quindi responsabilità anche degli elettori democratici. O meglio degli elettori nelle democrazie.

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