Def E Manovra
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Manovra Bocciatura Ue

Le cose da sapere sull'esame della manovra in Ue

I commissari europei si riuniscono a Strasburgo. E per la prima volta si apprestano a bocciare una legge di bilancio. Quali sono le ragioni dell'Unione. Cosa succederà dopo. E perché l'Italia ha tanto da perdere.

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Nel gioco di rimpalli tra Roma e Bruxelles, lo sguardo è già rivolto oltre Strasburgo. Nel pomeriggio di martedì 23 ottobre, nel pieno di una giornata di tensione annunciata sui mercati finanziari, è atteso il giudizio della Commissione europea sul Documento programmatico di bilancio (Dpb) stilato dall'esecutivo italiano a guida Lega e Movimento 5 stelle. Una formalità, perché l'esito è scritto e preventivamente accettato.

«Opinione negativa», reciterà il responso del Collegio dei commissari, riunito a Strasburgo per valutare i parametri del Dpb su cui Roma intende costruire la sua legge di bilancio 2019. E allora diventa cruciale capire le opzioni in mano al governo. Che non fa mistero di guardare già oltre il verdetto odierno. «La bocciatura della manovra è pressoché certa», ha detto il 22 ottobre il vice premier leghista Matteo Salvini, al termine della cena volta a serrare i ranghi con l'omologo pentastellato Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte, «ma se uno è convinto di quello che fa, come noi, va avanti».

1. LE SPESE DELLA DISCORDIA: COSA CI CONTESTA L'EUROPA

Il giudizio del 23 ottobre rileverà la mancata osservanza degli «obblighi di politica finanziaria definiti nel Patto di Stabilità e Crescita». La Commissione europea contesta a Roma previsioni di spesa che non rispettano le regole che l'Unione si è data nel 2013 in risposta alla crisi del debito in Grecia, Portogallo e Irlanda. Il progetto di bilancio parla di «un tasso nominale di crescita della spesa pubblica primaria netta del 2,7%», che - ha scritto la Commissione il 18 ottobre - «supera l'incremento massimo raccomandato dello 0,1%». In particolare, i provvedimenti indigesti sono il reddito di cittadinanza e la riforma in materia di pensioni, ritenuti suscettibili di incrementare il deficit e in contrasto con l'impegno a ridurre il debito pubblico monstre dell'Italia, nel 2017 pari al 131,8% del Pil. Il tetto ammesso è del 60%. E se negli anni passati Roma si segnalava almeno per l'intenzione di ridurre il debito, quest'anno la direzione di marcia è opposta rispetto alle indicazioni dell'Europa. A cui non è bastata la promessa di tagli alla spesa in caso di deficit superiore al 2,4% del Pil fatta dal ministro dell'Economia italiano, Giovanni Tria.

2. L'UNICUM ITALIANO: LA PRIMA BOCCIATURA DI UNA MANOVRA

Per il "governo del cambiamento", la bocciatura da parte di Bruxelles diventa una stelletta da esibire sul petto. Perché vendibile all'elettorato come dimostrazione che gli azionisti di questo esecutivo, Lega e Movimento 5 stelle, si stanno spingendo dove nessuno aveva osato prima. Lo ha certificato il 18 ottobre la stessa Commissione, parlando di una «deviazione senza precedenti» dagli obiettivi di bilancio. Mai un governo si era discostato tanto rispetto alle raccomandazioni di Bruxelles ai singoli Paesi, da quando esiste il Patto di Stabilità e Crescita. E mai una legge di bilancio era stata rispedita al mittente. Il muro contro muro, così, da strumento si fa obiettivo. In attesa di capire dove porterà una strada finora inesplorata.

Il commissario Pierre Moscovici.

3. LA POSSIBILE MEDIAZIONE: UN TESTO DA RIMODULARE

Ricevuta l'«opinione negativa» della Ue, l'Italia avrà tre settimane per modificare i parametri della manovra, in modo che rispettino le regole comunitarie di bilancio. Il governo a parole tiene il punto, ma dietro le quinte esplora le opzioni sul tavolo. A partire dall'ipotesi di strutturare la manovra in modo da non impiegare tutti i margini del 2,4% di rapporto deficit-Pil. La Lega e Conte sono possibilisti, più restio il M5s, che teme il sacrificio - almeno nell'immediato - del reddito di cittadinanza. Se l'esecutivo giallo-verde non trova la quadra, lo spettro che si staglia all'orizzonte è quello della procedura per deviazioni eccessive (in materia di debito), prevista dall'articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Un percorso lungo e costellato di bivi.

L'Ue teme che uno scontro a oltranza possa ampliare la faglia tra Roma e Bruxelles e dare nuovo slancio alle forze populiste che si affacciano al voto europeo

4. LO SPETTRO DELLA PROCEDURA: IL RUOLO DELL'ECOFIN

Lo step iniziale è la stesura - su impulso della Ue - del rapporto sulla sostenibilità del debito, su cui si esprimono anche gli sherpa del Consiglio Economia e Finanza (Ecofin) e con cui si argomenta la necessità di avviare la procedura. Bruxelles pubblica una nuova opinione sul debito eccessivo e propone all'Ecofin di dichiarare l'esistenza di questa deviazione. Poi mette a punto una raccomandazione dove fissa una data limite perché il deficit strutturale venga corretto: sei mesi in caso di violazione contenuta, tre mesi in caso di violazione grave. Se il governo non rispetta la scadenza, la Commissione recapita un'altra raccomandazione all'Ecofin che fissa la multa da pagare finché non i conti non vengono sistemati. In questo quadro, se il governo italiano non arretra, facendosi scudo dietro le parole del riluttante Tria («La nostra è una scelta difficile, ma necessaria»), anche il fronte europeo si mostra unito, con il cancelliere austriaco e presidente di turno della Ue Sebastian Kurz in prima fila contro la gestione dei conti made in Italy.

Perché l'"alleato" Kurz è diventato il fustigatore dell'Italia

Mondo Nel giorno del processo europeo a una manovra "senza precedenti", inedito è stato anche il volto dell'accusatore politico più sferzante. Nel corso del Consiglio Ue di giovedì 18 ottobre, l'Italia abituata alle indigeste lezioni di Germania e Francia s'è vista richiamare all'ordine con maggior veemenza dal cancelliere austriaco - e sodale populista - Sebastian Kurz.

5. TIMORI BIPARTISAN: GLI EFFETTI DI UNO SCONTRO A OLTRANZA

I tempi per arrivare a una eventuale (e, per ora, improbabile) multa sono lunghi, non meno di cinque mesi. Ciò che significherebbe portare lo scontro alle porte delle elezioni europee con cui, nel maggio del 2019, si rinnoverà il parlamento Ue. Un'opzione da evitare, per entrambe le parti in causa. Da un lato, Roma non può permettersi di affrontare le conseguenze economiche della procedura (la multa può arrivare fino allo 0,2% del Pil), anche se i "falchi" che invitano il governo a tirare dritto sperano in un approccio più soft da parte della prossima Commissione. Dall'altro lato, è significativo come, nel dirsi costretta a bocciare la manovra, l'Unione europea non manchi di tendere una mano a Roma: «Il posto dell'Italia è nel cuore della zona euro, non all'esterno», ha detto il commissario Pierre Moscovici. Che tutto vuole fuorché uno scontro a oltranza. Nel timore che possa ampliare ulteriormente la faglia tra Roma e Bruxelles e, al contempo, dare nuovo slancio alle forze populiste che si affacciano al voto europeo.

23 Ottobre Ott 2018 0825 23 ottobre 2018
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