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29 Ottobre Ott 2018 1225 29 ottobre 2018

De Kerckhove sulle potenzialità e i rischi della Rete

Per l'erede di McLuhan è in atto un «cambio di civiltà» come nel Rinascimento. E mette in guardia circa fake news e avanzamento dei populismi. 

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Al progredire dell'informatica e dell'intelligenza artificiale Derrick De Kerckhove, teorico negli Anni 90 dell'intelligenza connettiva, non ha dubbi: l'ambiente digitale è ideale per esaltare la natura dell'intelligenza. «Intel-ligere, dal latino che ci dà le fondamenta, vuol dire legare insieme», ha spiegato all'Internet festival di Pisa del 2018 il sociologo considerato l'erede di Marshall McLuhan. La Rete ci ha dato la globalizzazione, la rapidità di connettere le menti e la trasparenza dei dati, l'opportunità di accelerare e condividere le conoscenze e l'informazione. Ma siamo drammaticamente in medias res e c'è anche il rovescio della medaglia: «Tutto è a portata di mano, assistiamo a una perdita cognitiva della memoria e delle riflessioni individuali», spiega a Lettera43.it, «anche il terrorismo e il populismo sono una conseguenza di questa crisi di identità e di ridefinizione delle categorie spazio-temporali. Siamo inevitabilmente destabilizzati, vittime delle fake news e prigionieri di intelligenze fuori da noi che ormai ci accerchiano». La vittoria in Brasile di Jair Bolsonaro, dopo «una campagna elettorale di apologia della dittatura e di bufale» è il tipico caso di medium che diventa messaggio: «Per capire il motto del mio maestro, bisogna precisare che il contenuto cambia perché cambia l'utente» chiosa De Kerckhove. «La forma, ossia Internet, cambia l'utente. Ma come durante il Rinascimento» assicura, «non siamo perduti».

Derrick De Kerckhove.
WIKIPEDIA

DOMANDA. Ha esaltato l'amplificazione delle connessioni di Internet, anche se in una precedente intervista a L43 del 2013, metteva in guardia sul rischio che la Rete da «strumento di apertura» si trasformasse in una prigione». Ha cambiato idea?
RISPOSTA.
Do sociologo dico che non è questione di bene o di male. Siamo in un periodo di transizione, per l'uomo sta cambiando il senso del tempo e dello spazio e di conseguenza la percezione del sé. C'è da superare una crisi di identità ed è successo più volte che durante le trasformazioni epocali ci mettessimo del tempo a capire come rispondere.

Grazie alla tecnologia siamo nel pieno della globalizzazione. Le distanze si sono dissolte ed economicamente e umanamente ci sono grossi vantaggi, ma anche svantaggi.
Il terrorismo è una delle conseguenze dirette della Rete. Come in passato, è in atto un cambiamento di civilizzazione e questi processi non si compiono mai senza pena. Anzi di solito il prezzo da pagare è parecchio alto, come è accaduto in Europa durante il Rinascimento.

Eppure non è, a oggi, il massimo periodo di fioritura artistica, specialmente per l'Italia?
La cultura passò da tribale a individualistica, un salto che avrebbe portato al superamento del concetto di Stato confessionale, ma ci vollero 200 anni di guerre di religione. Storicamente il Rinascimento fu un periodo di sconvolgimenti. Il cambio di mentalità maturò in secoli di grande confusione tra libertà individuale e collettiva, la volontà personale non genera pace.

Nel Terzo Millennio non siamo arrivati soltanto all'intelligenza artificiale creativa che dice all'uomo cosa fare. C'è anche il digital twin: il robot ha un clone che lo protegge. Il gioco non ci è sfuggito di mano?
Bè, la trasparenza dei dati è anche un vantaggio, pensiamo ai Panama papers o a Wikipedia. Non possiamo più nasconderci, ciò che era opaco adesso lo è meno ma è un'arma a doppio taglio. Siamo nudi e ad aiutarci c'è pure Alexa, l'assistente digitale. L'intelligenza dell'ambiente ci pervade, però non è detto che siamo persi, l'idea che ci sembrava buona può continuare ad esserlo. C'è da risolvere un problema: trovare un equilibrio per mantenere un margine di libertà individuale.

L'affermarsi dei governi populisti è lo specchio della scomparsa della riflessione tra gli utenti dell'era digitale

Ma è possibile a questa velocità del vissuto e del cambiamento?
Questo è un altro dilemma. Siamo in uno stato di accelerazione costante, tanto che anche la legge è incapace di seguire i cambiamenti. Ci sentiamo straniati nell'inseguire i vecchi concetti che non corrispondono più alle nostre nuove abitudini.

Anche l'informazione, condizionata dall'era digitale, si sta trasformando ed è sempre più rapida: ci sarà una perdita inevitabile di approfondimento e di accuratezza nelle news?
Indubbiamente in questa transizione viviamo una perdita di memoria interna. Ricordiamo e pensiamo anche di meno perché i dati li ritroviamo con Google, sul telefono che è sempre a portata di mano. Il contenuto sta sparendo, come anche l'attitudine al giudizio.

E infatti l'accertamento di un fatto non sembra più interessare agli utenti. Lo dimostrano certe dichiarazioni dei politici rimnaste virali anche se false.
L'affermarsi dei governi populisti è lo specchio di questa scomparsa delle conoscenze, le nostre funzioni cognitive sono influenzate dalla rapidità della fruizione delle notizie. L'opinione prende il posto della riflessione e i populisti ne approfittano, agevolati anche dagli errori dei predecessori. Voglio dire, Donald Trump è peggio di Hillary Clinton ma gli estremisti li ha armati anche lei.

Chi trova notizie sui social spesso le condivide limitandosi a leggere i titoli. Si può dire che mai come ora il medium è il messaggio?
Per capire il motto del mio maestro McLuhan e chiudere il cerchio bisogna precisare che il contenuto cambia perché cambia l'utente. La forma, ossia Internet, cambia l'utente. Che alle Presidenziali in Brasile abbia vinto un fascista come Jair Bolsonaro, dopo una campagna elettorale di apologia della dittatura, è un caso tipico di medium che è il messaggio.

Il trionfo della manipolazione e delle fake news.
È una delle conseguenze abbastanza gravi di Internet, ma guardiamo anche il rovescio della medaglia. L'eco globale del commando spedito all'estero dal principe saudita Mohammad bin Salman per uccidere lo sgradito Jamal Khashoggi sta distruggendo l'erede al trono con una rapidità impressionante. In questo caso la trasparenza della Rete rende giustizia.

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