Manovra Ue Modifiche
Politica
30 Ottobre Ott 2018 0800 30 ottobre 2018

Perché i ritocchi alla manovra per l'Ue non sono abbastanza

Le modifiche al testo sono un segnale. Ma non sufficiente. Bruxelles si aspetta la fine degli attacchi ormai quotidiani da parte di Salvini e Di Maio. Come dimostrano le parole di Dombrovskis.

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Le proteste dei NoTap in Puglia non avranno fermato il gasdotto, ma hanno spinto la maggioranza giallo-verde a rimpinguare la manovra con una serie di micro misure. E la lista è lunghissima: si va dai terreni agricoli dati in concessione gratuita a chi fa il terzo figlio, quasi 1 miliardo di euro ulteriore per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego o la flat tax per gli insegnanti che fanno lezioni private. Perché, oltre che con gli ambientalisti, Luigi Di Maio e Matteo Salvini devono fare i conti anche con l'ira dei rispettivi gruppi parlamentari: ai quali non sono piaciuti i tagli (all'ambiente, alla scuola, persino alle risorse per le pensioni delle vittime di guerra) né le voci secondo cui l'esecutivo sarebbe pronto a ridurre il rapporto deficit-Pil programmato (dal 2,4 al 2,1%) pur di venire incontro ai desiderata dell'Europa.

I SEGNALI DEL GOVERNO ALLA COMMISSIONE UE

Bruxelles aspetterà fino al prossimo 13 novembre per avere le modifiche alla manovra chieste all'Italia. Al momento, l'apertura della procedura di infrazione contro Roma per eccessivo debito e per eccessivo deficit, negli ambienti della Ue, è data quasi per scontata. Ma da Palazzo Chigi - Di Maio e Salvini permettendo - sono convinti di trovare un accordo, o quanto meno di ottenere un rinvio. E in quest'ottica hanno lanciato due segnali inequivocabili alla Commissione. Intanto le due misure più costose, reddito di cittadinanza e introduzione di Quota 100 per l'uscita pensionistica, saranno regolate non nella prossima legge di bilancio, ma con due provvedimenti separati. E poi, nonostante la pioggia di micro misure, nell'ultima bozza è stato inserito un ulteriore taglio da 60 milioni alla Difesa, che potrebbe fare parte di una più sostanziosa spending review.

In manovra, infatti, il governo dovrebbe inserire soltanto le poste per il reddito e Quota 100: rispettivamente 10 miliardi, compresi i fondi per rilanciare i centri per l'impiego, e 7 miliardi di euro. Ma la decisione di dare forma ai due provvedimenti con leggi ad hoc serve al governo per prendere ulteriore tempo e, a distanza dai passaggi parlamentari della manovra, introdurre quei paletti necessari per limitare la spesa delle due misure. Sul reddito, per esempio, Pasquale Tridico ha chiarito al Corriere della Sera che «la misura piena, cioè 780 euro al mese, è per un individuo che paga un affitto e ha Isee zero». Stando al ragionamento del consigliere un tempo principe di Di Maio, il sussidio pieno potrebbe andare a poco più di 1 milione e mezzo di persone su una platea complessiva di 5 milioni di beneficiari. Con il risultato di spendere molto meno dei 10 milioni previsti. Ulteriori paletti si starebbero studiando anche per Quota 100: taglio delle finestre di uscita, penalizzazioni nel calcolo della parte contributiva e la possibilità di non rendere strutturale la misura, tornando alla Fornero già tra un anno.

IL MESSAGGIO A ROMA DEL FALCO DOMBROVSKIS

A tutto questo si aggiungerebbero anche la promessa di un check up dei conti ogni trimestre e la decisione di inserire all'ultimo momento un piano di spending review al quale starebbero lavorando al ministero dell'Economia. Il progetto è quello di rimodulare la spesa da qui al prossimo triennio per una cifra non inferiore ai 7 miliardi di euro: i tagli, poi, riguarderebbero le dotazioni del Mef, la Difesa come la Sanità o l'Ambiente. Basterà tutto questo all'Unione europea? Al momento no. L'ha chiarito in queste ore il vicepresidente della Commissione, il falco Valdis Dombrovkis: «Sentiamo argomenti da parte italiana, ultrasemplificati, in base ai quali se il deficit pubblico è inferiore al 3% del Pil allora non deve essere fatto nulla, non c'è problema. Ma una delle lezioni della crisi è che ciò che accade in uno Stato ha effetto sugli altri». Da queste parole si comprende che la questione non è soltanto economico e finanziaria, ma politica. Da Roma, Bruxelles si aspetta anche la fine degli attacchi al sistema Europa, ormai quotidiani da parte di Di Maio e Salvini.

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